In vista della Pasqua. Messa in diretta? Non solo da guardare

Dalla Libertà, settimanale diocesano

Fin dall’inizio dell’emergenza da Covid-19, che non è certo ancora finita, è emerso l’uso “buono” delle nuove tecnologie e dei social network per tenere in collegamento le persone, aiutando tanti a sentirsi distanti ma uniti.

Il Centro diocesano per le Comunicazioni sociali si è trovato a dover gestire un sovraccarico di lavoro, in particolare per trasmettere la Messa quotidiana dal vescovado di Reggio (servizio apprezzato da un numero veramente cospicuo di fedeli), senza dimenticare chi non sa o non può usare YouTube e Facebook, quindi prendendo accordi con le emittenti televisive locali, che hanno dimostrato grande sensibilità collaborando in modo generoso, e privilegiando le dirette alle registrazioni delle liturgie.

Mi sono ritornate alla mente le parole che, nel Decreto sui mezzi di comunicazione sociale Inter mirifica (al numero 2), esprimeva in merito il Concilio Vaticano II: “La madre Chiesa riconosce che questi strumenti […] offrono al genere umano validi sostegni perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire gli animi, nonché ad estendere e consolidare il regno di Dio”.

Se è importante che le trasmissioni audiovisive di funzioni sacre, specie se si tratta della celebrazione eucaristica, siano fatte “con discrezione e decoro”, come richiede la Costituzione sulla Liturgia (al numero 20), è anche importante che a dare un’anima agli strumenti siano i credenti che si collegano, custodendo alcuni atteggiamenti fondamentali che dispongono ad accogliere il mistero celebrato.

Osservando il panorama di Messe celebrate senza popolo da tanti sacerdoti e vescovi di tutto il Paese, la Conferenza Episcopale Italiana nei giorni scorsi ha diffuso un utile decalogo (“Celebrare in diretta tv o in streaming”) che mette in chiaro i punti fermi da rispettare. “Ci è dato da vivere un tempo di prova, un tempo in cui ci troviamo ad essere fisicamente divisi dai fedeli per evitare il diffondersi di un virus che non fa distinguo, neanche di fronte al sacro”, premette Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Cei, al testo disponibile online ( https://chiciseparera.chiesacattolica.it).

Se mediante la tecnologia “ci è possibile raggiungere molti, se non tutti”, è anche vero che “non bisogna mai dimenticare che l’Eucaristia è un grande dono, il più prezioso, e di esso e della sua celebrazione è doveroso prenderci cura”, senza approssimazioni e trascuratezze.

Ecco, in estrema sintesi, le raccomandazioni dei pastori: che la celebrazione eucaristica si svolga in un luogo sacro, “ponendo la doverosa attenzione alla cura e al corretto svolgimento delle diverse sequenze rituali” e che vengano adeguatamente preparate l’omelia e la preghiera universale; inoltre “è opportuno proclamare la Parola di Dio in modo non rapido ma lento e meditato” e si sottolinea che “tutte le forme rituali, verbali e non verbali, chiedono preparazione e dignità nello svolgimento: dalla proclamazione dei testi e delle preghiere al silenzio, dalla dignità

degli spazi liturgici alle vesti, dalla pertinenza dei canti all’uso dei diversi ed appropriati luoghi liturgici”.

Ove occorra, aggiunge la nota, è necessario un “numero davvero ridotto di ministri concelebranti (massimo cinque)” mantenendo “sempre la disposta distanza di sicurezza” e osservando la “comunione al calice per intinzione”. Dal punto di vista tecnico, per le immagini viene consigliato l’uso di campi totali che inquadrino non solo il celebrante ma anche altare e ambone, mentre per la celebrazioni è chiesto di utilizzare “i libri liturgici (messale e lezionario) e non altri sussidi”.

Ma ci sono attenzioni, come accennavamo, che interpellano anche i fedeli partecipanti. Per monsignor Ovidio Vezzoli, vescovo di Fidenza e delegato per la liturgia della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna, è anzitutto “prioritario il silenzio interiore ed esterno. Quello interiore dispone all’ascolto e all’accoglienza della Parola proclamata nel contesto liturgico. Quello esteriore è la condizione che crea lo spazio adatto affinché il fedele sia presente all’evento rituale. Se sono necessari decoro e dignità per la celebrazione, non è meno importante per il fedele assumere atteggiamenti che esprimono questa stessa dignità”.

Ecco alcuni suggerimenti. “Collocare un Crocifisso o una icona vicino allo schermo, accendere un cero accanto alla Bibbia aperta, può essere un modo per favorire il silenzio e la dignità della celebrazione alla quale si assiste tramite i social. In secondo luogo – spiega sempre il vescovo Vezzoli - è decisiva l’intenzione ecclesiale che il fedele esprime durante la trasmissione. Non siamo semplicemente da soli davanti ad uno schermo; la Chiesa, comunità dei credenti alla quale apparteniamo in forza del Battesimo, prega, intercede e rende grazie con noi.

Infine, l’atteggiamento orante: esso anima l’ascolto della Parola, ci rende partecipi delle preghiere e dei formulari che vengono proposti, ci permette di cogliere i segni e i gesti nella fede e ci aiuta ad unirci, mediante l’opera dello Spirito, all’intercessione della Chiesa. In sostanza, l’esperienza liturgica trasmessa dai social non si improvvisa né per chi presiede né per chi l’accoglie”.

Edoardo Tincani

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