Report sull’andamento e grafici dell’epidemia Coronavirus in Emilia Romagna: cala la contagiosità

L'Emilia Romagna si prepara ad avviare la fase 2, ovvero la riapertura di alcune attività commerciali e produttive dopo lo shutdown collettivo avvenuto ai primi di marzo. Sono ancora in molti a chiedersi se la regione è pronta ed equipaggiata con i mezzi necessari a garantire la sicurezza di tutti i lavoratori, secondo i dati del governatore Bonaccini "una priorità".

Dai dati rilevati dal Servizio Sanitario regionale dell'Emilia Romagna l'andamento giornaliero dei casi di positività nel territorio è in calo. Dopo il picco rilevato verso la fine di marzo, le misure di contenimento messe in atto dal governo sembrano funzionare poiché i casi di contagio in corso stanno diminuendo progressivamente, mentre aumentano le guarigioni.

Nel valutare questi dati è da tenere conto il numero di test effettuati, che la scorso settimana risultano oltre 28.000 in tutta la regione. La percentuale di positività riscontrata dai test è notevolmente diminuita dal 25% nei primi di marzo al 9% negli ultimi giorni.

 

Per quanto riguarda la provincia di Reggio Emilia, i dati dimostrano come siamo secondi dopo Piacenza a riscontrare un'incidenza di contagi tra le sette e le dieci persone ogni 1.000 abitanti.

Dal grafico emerge infatti come in poco meno di un mese i contagi nella provincia di Reggio Emilia siano aumentati da 1.300 a 3.300, fino a sfiorare , ad oggi, i 4.500 casi positivi.

Siamo quindi una delle regioni più colpite dal virus.

Il virus sembra non fare differenze di genere quando si parla di contagi: su 23.092 casi positivi il 48% sono uomini e il 51% donne.

Di questi, la fascia di età più a rischio risulta il decennio 50-60, anche se bisogna tenere conto anche di altri fattori come: l'età media italiana che risulta essere intorno ai 47 anni (secondo Adminstat Italia) e il fatto che questi dati non comprendono le persone asintomatiche, che quindi non si sono sottoposte a un tampone e che per la maggior parte riguardano i giovani.

 

 

Per quanto riguarda i decessi, la percentuale maschile è più alta: 61% rispetto al 38% delle donne. Anche l'età media aumenta, la maggior parte dei decessi infatti risulta nella fascia di età che va dagli 80 ai 90 anni, molto probabilmente in concomitanza con altre patologie.

 

 

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Un Commento

  1. Fra tutti i dati, che cerco di seguire giornalmente, non trovo, a meno di non fare calcoli progressivi, il dato dei morti suddivisivi per provincia. Sarebbe, a mio avviso, interessante averlo, chiedo quindi all’autore dell’articolo se ha questa informazione.
    Questo per rapportarlo alla popolazione e vedere se esistono sostanziali differenze a livello territoriale.
    Grazie.

    AG

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