25 aprile 2020: c’è guerra e guerra, proviamo a pensarci

Nei primi mesi del 1945, esattamente 75 anni fa, era guerra aperta sull’Appennino tra le truppe tedesche e le formazioni partigiane garibaldine e cattoliche: rastrellamenti, paesi dati alle fiamme, innocenti fucilati nelle aie e raffiche di mitraglia che echeggiavano dalla valle dell’Enza alla valle del Secchia e facevano tremare tutti dalla paura. A volte i tedeschi con le ss partivano dai presidi di Castelnovo Monti o i Cervarezza e salivano nottetempo i sentieri della montagna, magari guidati da esperti, per sorprendere in piena notte qualche distaccamento partigiano alloggiato in casolari sperduti dell’Appennino. Purtroppo a volte sono riusciti nel loro diabolico intento, lo confermano i nomi delle vittime incisi sulle lapidi a Legoreccio (Ciano) e Rabona di Castagneto (Ramiseto).

La canzone “La riva bianca e la riva nera” interpretata da Iva Zanicchi con tanta veemenza, fa riaffiorare il ricordo dell’alta Val Secchia negli ultimi anni della guerra: sulla sinistra la riva nera lungo la statale 63 presidiata dai tedeschi che continuano mitragliare la sponda destra di Cinquecerri, Vaglie e Ligonchio, la riva bianca, dove si nascondono le formazioni partigiane.

Quando circolava la notizia di tedeschi in movimento in una direzione o nell’altra, scattava in tutti il senso di solidarietà e di fratellanza e a qualunque ora del giorno o della notte c’era sempre qualcuno che passava di corsa, bussava alla porta dicendo sottovoce, “sveglia, ci sono i tedeschi”. Gli uomini saltavano dal letto, infilavano pantaloni e scarpe e via di corsa mezzi nudi al buio lungo qualche canale per non farsi notare. In casa restavano, svegli e in preda al terrore, solo donne che, nascondendo la paura, cercavano di far apparire tutto normale ai bambini inconsapevoli.
Le donne, le mamme hanno sempre dovuto affrontare da sole le situazioni più tragiche, lo ha detto anche qualche sacerdote in occasione della recente Pasqua ricordando che sotto la croce di Gesù c’erano solo donne e gli apostoli, che lo avevano seguito durante la vita, erano tutti scomparsi.

Oggi, con il coronavirus, proviamo la stessa paura e le insicurezze dell’ultima guerra, ma con una differenza sostanziale: allora il nemico, anche se agiva di nascosto, era noto e quindi o lo evitavi o lo affrontavi con tutte le conseguenze. Il nemico di oggi è invisibile, ti svolazza attorno e si impossessa di te distruggendoti nel fisico e nella mente. Magari te lo passa incolpevolmente un tuo familiare o l’amico più caro con il quale progetti il futuro, un futuro che non ci sarà o sarà diverso.

E’ difficile combattere anche lo stato di ansia che alberga in ognuno di noi e ci porta all’isolamento, guardiamo il nostro prossimo con distacco. Vediamo gli amici come ipotetici monatti da tenere a debita distanza, senza arrivare alla furia di Don Rodrigo che, allo scampanellio dei monatti, viene abbandonato anche dal suo fedele ‘bravo’ Griso, costretto a morire da solo nelle mani dei monatti. Quello che accade con il covid-19 non è certo paragonabile alla peste descritta dal Manzoni: oggi non esistono monatti, ma solo bravi medici e infermieri che ti sostengono e ti accompagna fino all’orlo del precipizio e a volte, forse perché osano troppo, anche loro precipitano nel baratro. Esistono però qua e là i ‘lazzaretti’, soprattutto il Lombardina, ma anche in Emilia e nella nostra montagna: sono le residenze per anziani dove il covid-19 sta facendo strage dei nonni, cancellando un pezzo di storia importante di questa umanità. Solo loro sono testimoni e protagonisti di un secolo di cambiamenti che hanno reso la vita più facile, ma con situazioni difficili da interpretare e da contrastare come quella della pandemia che sta sconquassando l’universo. Un nemico occulto che la scienza sta inseguendo nel buio. E intanto semina morte e paura affidando tutto alla Divina provvidenza. Come nel 1945, è tornato il momento del conforto reciproco, della speranza e della preghiera, tutto quello che è stato conquistato oggi non serve, il domani è tutto da inventare.

La paura e le morti erano frequenti anche nell’aprile del 1945, però da come stava procedendo la guerra della Resistenza, con il fronte alleato che avanzava in Toscana e la guerriglia partigiana in montagna, c’era un’aria di primavera diversa che sembrava annunciasse l’imminente fine della guerra. Però continuavano gli scontri fra partigiani e tedeschi, i lanci degli alleati sull’Appennino, i rastrellamenti e le rappresaglie dei tedeschi. Ai primi di aprile le truppe tedesche hanno fatto un’incursione sull’Appennino: raggiunta la riva sinistra del Secchia, nella notte attraversarono una zona partigiana e, nonostante il contrasto di alcune squadre garibaldine, al mattino raggiungono Monte Castagna presso Ca’ Marastoni. Negli scontri con le truppe tedesche morirono 7 partigiani cattolici della formazione Fiamme Verdi e la staffetta garibaldina, Valentina Guidetti. Tragedie, momenti drammatici in cui tutti erano terrorizzati dalle rappresaglie dei tedeschi contro innocenti. Gli uomini erano alla macchia, donne e bambini dovevano subire l’urto delle minacce di morte e di distruzione. Solo quando i tedeschi lasciavano il territorio saccheggiato, rientravano gli uomini e il primo lavoro era quello di dare degna sepoltura alle vittime. Almeno quello allora si poteva fare.
Proseguirono scontri sia nell’alta Val d’Enza che nella Valle del Secchia e da metà aprile in poi i tedeschi, incalzati dai partigiani, cominciarono a lasciare i presidi di Collagna, Acquabona, Nismozza, Busana e Cervarezza. Nelle resistenze dei tedeschi in ritirata, gli ultimi scontri violenti con vittime si verificarono alla Sparavalle e, a scendere verso la città, a Castelnovo, a Felina e a Casina, poi la strada per Reggio, forse perché altri l’avevano aperta, sembrò più facile.

Il 25 aprile del ’45 fu la grande festa di liberazione dalla guerra, anche se molti piangevano per i loro morti, per i dispersi in Russia e gli internati nei campi di concentramento tedeschi di cui non avevano notizie. Fra tanta allegria e dolore però affiorava una certezza: la guerra era finita e allora anche oggi vale la pena, pur confusi dalla guerra contro il coronavirus, di ricordare quella data, altrimenti per che cosa sono morti i 7 fratelli Cervi e Don Pasquino Borghi?

Settimo Baisi

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15 Commenti

  1. Grazie grazie Settimo Baisi, nel giorno della liberazione aver ricordato con tanto fervore la realtà tragica e storica passata nella nostra montagna A.T.

    AfroT.

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  2. Caro cugino Settimo grazie per la lucida e precisa analisi degli eventi della Liberazione e il confronto con la guerra che stiamo combattendo oggi a 75 anni di distanza. Per dovere di informazione andrebbero ricordati anche i Sette fratelli Govoni di Pieve di Cento sei uomini e una sorella-Ada 20 anni prelevata mentre stava allattando il figlio dai partigiani della brigata garibaldina “Paolo” l’11 maggio 1945. Si salvo’ una sorella che non venne rintracciata perché sposata ad Argelato. Li portati dopo sommario processo vennero condannati a morte per impiccagione. Anche loro erano figli e genitori. Con Stima Alfredo Baisi

    Alfredo Baisi

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  3. Certo, non facciamo di ogni erba un fascio, come giustamente mi ha ricordato una mia lettrice, ma ricordiamo anche mia sorella, la cui innocenza è stata dimostrata dopo 70 anni di ricerche, di ma, di non so e di perché, che a diciassette anni venne condannata e uccisa da partigiani frettolosi di farsi un nome.
    Questo giorno in casa mia è sempre stato ricordato con grande dolore.
    Ricordatevi che ci siamo anche noi (ormai per poco tempo).

    EldaZannini

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  4. Signora Elda la vicenda triste di Sua sorella l’ho letta qualche tempo fa su Tuttomontagna. Di fronte a queste atrocità ci sarebbe da riflettere molto. Anche i nostri genitori hanno vissuto gli anni terribili della guerra e dai loro racconti abbiamo imparato che i partigiani non erano tutti della stessa “pasta”. Ringraziamo anche gli americani perché senza il loro arrivo la data del 25 aprile non sarebbe la festa della Liberazione.

    Paola Bizzarri

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  5. Per molto e forse troppo tempo l’antifascismo militante è stato presentato in maniera “monocromatica”, nel senso di venir sostanzialmente ascritto ad una sola parte politica, il che può aver indotto più d’uno a staccarsi via via dalle celebrazioni di questa giornata, fino a disertarle, vuoi causa il sentirsi sempre più estranei ad iniziative monopolizzate di fatto da altri, vuoi perché non di rado la ricorrenza e divenuta l’occasione per non risparmiare critiche all’avversario politico del momento, ben lungi, dunque, dall’essere interpretata e spesa come una circostanza unitaria (poi ci sono anche le parole di Alfredo ed Elda a ricordarci accadimenti che non possono essere messi nel dimenticatoio, destinandoli all’oblio).

    P.B. 25.04.2020

    P.B.

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  6. Grazie a Baisi per averci ricordato con questa narrazione i sacrifici e i valori della Resistenza che hanno poi permesso la stesura della nostra Costituzione; spiace pero’ che alcuni valori siano a volte dimenticati in nome di certe strumentalizzazioni politiche .

    IC

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  7. Gentilissimo Signor Ferrari in altro articolo ho esternato a mio Cugino Settimo le Barbarie partigiane perpetrate a GUERRA FINITA alla Famiglia Govoni di Pieve di Cento. Solo 2 dei fratelli avevano aderito al partito fascista. E vennero interrogati dal CLN il 7 maggio. Rilasciati dopo interrogatorio. PRastrellati e portati ad Argelato vennero massacrati e strangolati. Sepolti in una fossa comune assieme ad altre decine di Innocenti. Solo. 6 anni dopo vennero ritrovati. Ognuno aveva fratture in tutto il corpo. Qualcuno per senso di colpa parlo’. Degli autori solo 1 venne condannato per l’omicidio di un Ufficiale.Quattro sparirono dall’italia e ripararono in Cecoslovacchia. La Povera Madre dei Govoni che IMPLORAVA di conoscere il luogo di sepoltura. Cercali con un cane da tartufo la risposta. Quanti conoscono tutto questo. E i Poveri Ragazzi Trucidati a Ramiseto per non aderire ai repubblichini. Spogliati delle scarpe. Utili per il papà del Killer. Scusi Ferrari ma la parola fascista mi offende. Così come la parola comunista. Saluti Alfredo Baisi

    Alfredo Baisi

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  8. Scusate il commento era inviato alla Cortese attenzione del Presidente ANPI Ferrari Nunzio. Alfredo Baisi

    Alfredo Baisi

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  9. Un like (mi piace) per, in ordine di apparizione: Alfredo Baisi, Elda Zannini, Paola Bizzari e P.B.

    Ivano Pioppi

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  10. Legoreccio ( Vetto).
    È lì la lapide

    Andrea

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  11. Dei ricordi preziosi che i nostri figli dovrebbero raccogliere per far sì che, con noi, la memoria non abbia a sparire. Grazie per avermi fatto commuovere.

    Spero che la fotografia si riferisca alla rievocazione dello scorso anno altrimenti come giustificare la presenza dei bimbi seduti così vicini l’uno all’altro?

    Garantista

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  12. Ho letto in attenzione e condivido l’articolo, dove il confronto tra il 25 aprile e il Covid con la stessa paura e insicurezza.
    Nella guerra di liberazione dei partigiani, il nemico era in carne e ossa, tedeschi e fascisti, il Covid è invisibile, come oggi il rigurgito del fascismo non per ultimo ieri quello che è successo a Cavriago.
    In alcuno commenti vengono giustamente ricordati i drammatici fatti successi subito dopo la liberazione.
    Ma non ho visto un commento dei drammatici accademicamente successi durante la guerra, dai fascisti italiani contro altri italiani.
    Il 25 aprile è la festa del ritorno alla democrazia, perché nei partigiani c’erano comunisti, cattolici, laici e monarchici, pertanto non è la festa dei comunisti come mi sembra di interpretare in qualche commento, forse sarebbe bene ricordarlo e non usare il 25 aprile per metterei discussione quello che è stata la liberazione.
    È il 25 aprile, viva la democrazia, viva l’Italia
    M.R.

    M.R.

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  13. Bravo Settimo.!!!!!!!

    oreste torrri

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  14. Complimenti Settimo. E’ stato colto il senso della lotta di Liberazione

    Marcello Confetti

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