In memoria del “veterinario di Villa” dottor Riccardo Ferrari

Riceviamo e pubblichiamo
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Ricorre nel mese di maggio 2020 il 30° anniversario della scomparsa del dottor  Riccardo Ferrari, originario di Cola di Vetto, conosciuto come “il Veterinario del Comune di Villa Minozzo” che aveva lasciato nel 1978 dopo  quasi 30 anni di ininterrotto servizio, iniziato il 1° maggio del 1948 con l’assunzione dell’interinato.

Molti giovani veterinari, poi divenuti validi professionisti, si formarono presso di lui (i dottori Gianni Giacopini, Domenico Ielli, Ermanno Marchesi, Pietro Predieri ) accompagnandolo quali “tirocinanti” durante il lungo lavoro nella condotta più vasta della provincia - prima per estensione in Emilia Romagna e terza in Italia - e che allora era anche la più popolata in provincia nel settore dell’ovicultura - zootecnia ovina.

In quegli anni esisteva la transumanza dei pastori che restavano in montagna nei mesi estivi e poi si spostavano verso la pianura, anche perché arrivavano i militari a fare i tiri di artiglieria sul Monte Prampa ed essi  dovevano  sfollare, denunciando anche all’ufficio veterinario comunale i loro capi per ottenere l’indennizzo ( e naturalmente a volte  baravano sul numero …. dichiarando ad es.200 capi  invece di 100…). Diverse sue iniziative depongono a favore di una professione svolta con dedizione e competenza. Le strade nel Comune allora non abbondavano e solo alcune erano asfaltate. A volte gli spostamenti verso le 18 frazioni, dopo la Topolino, la Mini Minor e la Austin  e la Millecento (le auto con quella vita duravano così poco …) bisognava farli anche a piedi o attraversando corsi d’acqua. A volte i contadini si prestavano a dargli un aiuto pur di farlo raggiungere le loro stalle isolate … caricando il veterinario in spalla …. per attraversare il fiume … magari di notte. Succedeva infatti che venisse svegliato proprio nel pieno del sonno perché la mucca stava partorendo … Ed egli  partiva a qualsiasi ora ritornando la mattina con i camici insanguinati, che mia madre metteva regolarmente a bagno nella vasca.

Fu il primo veterinario della provincia che, a suo tempo, diagnosticò il vaiolo ovino, che allora aveva già fatto strage di ben 2500 capi. Da venti anni non si era manifestato nel continente e le sue indagini lo portarono a scoprire che proveniva da ovini importati dalla Sardegna. Particolarmente intensa fu la sua azione nel debellare la piroplasmosi bovina trasmessa dalle mucche infestate  dal piroplasma, nel combattere nei primi anni del dopoguerra  il carbonchio sintomatico e l’agalassìa contagiosa degli ovini. Queste malattie, che allora erano importanti, ora sono scomparse o rappresentano casi eccezionali. Chi le combatteva era un pioniere con i pochi mezzi a disposizione, senza ricette, niente burocrazia e con poche medicine.

Allora la nostra montagna era ricca di una popolazione ovina e bovina e le stalle e i contadini non si contavano. Il veterinario aveva molto lavoro e Riccardo sorrideva quando gli chiedevano una cura o consigli  per cani o gatti perché, al confronto del duro impegno che gli richiedevano gli altri animali, questi  gli parevano più un vezzo “trascurabile” da compagnia. E’ merito suo se il comune di Villaminozzo è stato il primo ad avere il risanamento totale del patrimonio zootecnico per T.B.C. e brucellosi. Nel 1972 si fece nel comune la prima prova di massa della tubercolina individuando 120 capi positivi: allora si tagliava al bovino l’orecchio a forma di T e il povero animale veniva inviato al macello per consolidare un’ operazione di risanamento. Lavorò (con metodo all’italiana che poi si trasformò con qualche differenza in quello all’americana) per la fecondazione artificiale  dei bovini con seme fresco che arrivava nel comune con la corriera da Reggio dal Centro tori di Villa Cella e … ogni giorno si restituiva quanto rimasto, sempre servendosi della corriera. Solo nel 1973 arrivarono i semi congelati e allora non ci fu più problema di consegne e restituzioni.

Riccardo, con l’immancabile divisa, un vero appassionato della caccia, ha ricoperto autorevolmente la carica di Presidente della Sezione Comunale della Federcaccia per 15 anni e fu il primo membro della montagna ad entrare nel Comitato Provinciale, ove rimase per sette anni, facendosi strenuo difensore dei problemi del momento in ambito venatorio. Allora la caccia era molto diffusa ed era occasione per creare saldi legami tra le persone che praticavano l’attività insieme e a volte, oltre ai racconti, seguivano pranzi a base di lepre e selvaggina. Per la salvaguardia di questa, che allora abbondava, si impegnò per la sua regolamentazione e nella cattura delle volpi  che, nel periodo invernale, facevano razzia della selvaggina stanziale. Le volpi erano veri  e propri trofei che venivano portati in piazza alla visione e curiosità di molti e facevano gola alle signore.

L’ attività di Riccardo Ferrari meritò sempre il plauso delle autorità superiori. Con il pensionamento si trasferì con la famiglia a Castelnovo ne' Monti dove il fratello Isonzo Ferrari era stimato medico condotto e nelle vicinanze abitavano le sorelle Wanda e Gemma. Il fratello Ninetto, studente al V anno di medicina, era morto all’età di 24 anni dopo essersi ferito durante un’esercitazione pratica  all’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Parma, per infezione cadaverica. Di Ninetto è  tutt’oggi ancora presente, all’ospedale di Castelnovo ne' Monti, non lontano dal busto dell’onorevole Marconi, il suo busto in bronzo, opera dello scultore  Armando Giuffredi di Reggio, voluto dagli amici, insieme all’allestimento di un laboratorio, a testimonianza del suo amore per lo studio e per la  dedizione a quell’ospedale, cui dedicava il suo tempo libero.

Con la pensione Riccardo non abbandonò del tutto le sue attività. E si inventò  la cura di un orto nelle vicinanze della casa di origine, a Ca’ del Grosso. Soffrì anche la perdita del padre Ostilio Ferrari, per mano partigiana, ucciso nella stessa notte del dott. Pietro Azzolini nel giugno 1944. Assistette al suo prelevamento da casa e partecipò al recupero del corpo, ritrovato dopo tre mesi. Di quella vicenda non potè mai parlare apertamente, essendo deceduto il 2 maggio 1990, poco prima del “Chi sa parli” (29 agosto 1990), lanciato da Otello Montanari.

Si dilettava in attività politica, interessandosi alle varie correnti democristiane. Aveva conoscenze in tutte le fasce sociali ed altre importanti in ambito politico e cattolico dalle quali era stimato. Non trascurava la sua famiglia, moglie e tre figlie femmine, anche se avrebbe desiderato un maschio, come si usava allora per garantire il cognome ai futuri eredi. Possedeva una sua particolare ironia ed alcune sue frasi sono rimaste nella memoria, come quando ai novelli sposi diceva “per incoraggiarli” : “ a botta fresca il male non si sente!”  o a chi voleva sposarsi :“chi non è capace di lavorare anche con la mano sinistra non riesce a mantenere la famiglia” (… lavorare con una mano sola non era secondo lui sufficiente …).

Raccontava le sue esperienze più originali come quando si trovò in un parto a far nascere un vitellino con due teste … casi rarissimi. Riccardo è stato Presidente dell’Associazione Nazionale del Fante, Sezione di Castelnovo ne' Monti: partecipò alla sua costituzione il 23 maggio 1982 (con la carica elettiva di vicepresidente – Presidente Mortari ) insieme a Manini  Enzo, Giuseppe Baroncini, Bizzarri Gianlorenzo, Muzio Marazzi, Iattici Bixio. A lui e al Cav. Anacleto Mortari è intitolata detta sezione per la quale si prodigava con numerose iniziative, come le gite sociali e la festa annuale (che sosteneva l’incontro tra le sezioni dell’Emilia Romagna  con altre sezioni italiane: Massa Carrara, Torino, Treviso, Imola, Bologna ecc.. ), iniziativa confluita poi nel gemellaggio con Cavalese con il successivo Presidente Adelfo Prampolini .

Il suo ricordo è ancora vivo nella sezione dei Fanti di Castelnovo ne' Monti, a 38 anni dalla fondazione, e nelle persone della montagna che lo hanno conosciuto come professionista serio, cacciatore esperto, persona impegnata attivamente nel sociale, amico cordiale e sincero.

Maria Alberta Ferrari

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5 Commenti

  1. Ho conosciuto il Dott. Ferrari, sempre gentile e sorridente. Veniva nel nostro bar con il fratello Isonzo ed era una bella figura. Purtroppo sono stati anche anni duri. Mi fa piacere che ne venga ricordata la memoria e sono certo che fa piacere anche a lui.

    luigimagnani

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  2. Grazie, Maria Alberta, per questo bel ricordo del tuo papà e di un’epoca di grandi passioni: per la famiglia -anche quando le figlie erano femmine!, il lavoro, l’ambiente, per uno svago in cui cimentarsi, per “il progresso” e tutto quello che oggi diremmo i beni comuni.
    Sono, il tuo come il mio, i “padri che hanno fatto l’Italia” come mi piace sempre ripetere, credo che dobbiamo loro molto. Richiamare come hanno reagito alla guerra, al di più di dolore che molte famiglie hanno subito e portato con sé sempre, credo sia d’aiuto oggi quando vorremmo che “ripartire” fosse anche correggere i molti limiti emersi e migliorare il mondo. Di tutti.
    Un abbraccio
    Giovanna

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  3. Ho un bellissimo ricordo di mio zio Riccardo e lo ricordo come un uomo corretto onesto e generoso.
    Ha affrontato la malattia che lo ha portato alla morte con razionalità e coraggio.
    Lo ricordo in terapia intensiva di Reggio, quando lo andai a trovare, sempre lucido e pur sapendo che non ce l’avrebbe fatta ebbe la forza di sorridere

    Ferrari Ostilio

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  4. Bel ricordo Maria Alberta. Dilva Attolini

    Dilva Attolini

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  5. Erano gli anni 70 o giù di lì….Tra i cacciatori più esperti, si pensò che non potesse esserci una sola Associazione Venatoria che raggruppasse tutti i cacciatori della montagna (Federcaccia)…. Così che, Ermes Goldoni, Ernesto Spaggiari, Gianni Silvetti, il dott. Ferrari ed altri, si ritenne di dar vita all’Enal Caccia….. Anche perché un monopolio, non é mai auspicabile, poiché un pó come un solo partito….. Ero il più giovane dei cacciatori partecipanti alla cordata…… E rimasi colpito e lusingato, quando i più anziani decisero che dovessi essere io il presidente. Anche perché un cacciatore di vent’anni, avrebbe a loro avviso, meglio incarnato il simbolo del cambiamento…. Accettai titubante, timoroso di non farcela….. Ma avevo il sostegno di tutti….
    Un bel giorno, a Reggio, venne convocata una riunione tra tutti i presidenti provinciali delle associazioni venatorie. Il giorno precedente, era venuto a casa mia il dott. Ferrari dicendomi cosa fosse opportuno sostenere sui diversi temi posti in discussione….. Lo stoppai quasi subito dicendo : se avete eletto un presidente giovane che fosse solo un latore di voci altrui, avete proprio sbagliato cliente. Lei sa che ascolto molto le vostre argomentazioni, per poi ricavarne una sintesi. Andrò a Reggio e porterò con me il mio e i vostri pensieri, gli dissi accompagnandolo al cancello….. Ma da quella volta, mi accorsi che la sua stima, nei confronti di quel suo presidente sbarbatello….. era cresciuta….. 😊

    Umberto

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