Valestra: pensieri di periferia attorno all’opportunità di un campo estivo

Riceviamo e pubblichiamo

 

Fresche ed emozionate dall’ultimo saluto ai bambini del campo estivo di Valestra, volevamo condividere alcune considerazioni come organizzatori.

Questo virus ci ha tolto tanto e ha tolto tanto ai bambini. Non c’è bisogno di essere esperti del settore per capire che  (in termini di nutrimento relazionale, presenza e cura emotiva ) molti tasselli che costituivano il welfare educativo sono venuti loro a mancare sotto i piedi.

Come stanno i bambini, dopo i mesi di lockdown vissuti, è la vera domanda a cui il mondo adulto ora sta tentando di dare risposta, finalmente.

Parlare dei bambini però presuppone il vederli.

Quando abbiamo pensato di portare un campo estivo a Valestra la sfida è stata altissima su più fronti: rafforzare la vicinanza relazionale, pur rispettando la distanza fisica, confrontarsi sulla proposta, sentire i genitori, agire nella comunità.

Poi si è fatta forza l’idea che questo virus forse potesse anche insegnarci qualcosa, questo qualcosa è l’opportunità. L’opportunità alle famiglie che si sentivano pronte di portare i figli a fare un’esperienza di gruppo dopo mesi; l’opportunità di svincolarci dall’ossessione dei grossi numeri; l’opportunità di privilegiare la lentezza e l’ascolto alla prestazione, all’intrattenimento puro; l’opportunità di avere fiducia nelle frazioni, nella periferia, nutrire il baricentro.

Così sono emerse alcune certezze.

La prima: rispettare la normativa significa compensare la sofferenza della distanza con l’empatia. Per questo abbiamo iniziato a formulare contenuti che potessero dare tempo e cura all’espressione diversa in ogni bambino. Accogliere e stare in ascolto ci è parso più urgente che far fare.

Abbiamo giocato anche sulle distanze, sui dispositivi, con quella dose di ironia che i bambini sanno cogliere e dare, sdrammatizzando e giocando. Perché le preoccupazioni devono appartenere solo al mondo adulto.

La seconda: se è vero che non sappiamo cosa portano i bimbi dentro, allora bisogna essere pronti ad affrontarlo e prendersene cura quando quel qualcosa emerge. Per questo abbiamo formato uno staff qualificato e laureato in campo educativo e artistico. Perché un campo estivo non è un babyparking: è un servizio che merita professionalità e richiede competenza, soprattutto nell’anno delle incertezze. Forse per la prima volta è il servizio “pioniere” , l’osservatorio sperimentale prima dell’avvio della scuola.

La squadra era multidisciplinare: Daria Natoli per la parte di cura del contesto educativo, Ingrid Russo per l’attenzione alle dinamiche e ai contenuti di espressione artistica e di atelier e Sara Bottazzi per il supporto informativo, naturalistico all’ambiente che li circonda. Ascolto, rielaborazione, identità e radici si sono integrate in questo team.

La terza certezza: senza periferia non esiste centro.

Mantenere e attivare i servizi di periferia nelle aree interne significa alimentare vita di comunità e rendere sostenibili le politiche abitative, sia del centro che della periferie.

Molti campi estivi, che negli anni precedenti hanno offerto servizi anche alle frazioni, sono venuti a mancare con il definirsi di una normativa che richiedeva formazione, rapporti numerici e dispositivi di sicurezza molto precisi e a costi elevati.

Essere nella periferia è stata una scelta precisa: l’esserci appunto. Volevamo esserci a Valestra e ci siamo stati. A far sentire al paese le voci ancora allegre dei bambini, a lasciare tracce in giro del loro passaggio, i loro atelier con materiali di recupero, fiori ecc.

 A ridipingere il paese che abitano sempre, anche quando ci isoliamo, per costrizione o per scelta.

In questo senso non possiamo che esprimere profonda gratitudine alle famiglie che hanno avuto fiducia in noi (sostenendo anche grossi costi economici, ce ne rendiamo conto), al Forno Dallari che ha offerto la merenda ai bambini, a Don William che incoraggia sempre ogni iniziativa e contagia di entusiasmo, all’Associazione Monte Valestra che ci ha aiutato nell’allestimento degli spazi, alla Biblioteca di Carpineti, a Ideanatura che ha insegnato ai bambini a leggere le mappe e fare orienteering, alla Scuola di Musica di Carpineti “L.Valcavi” che ha offerto ai più piccoli una mattina musicale, a chi è passato da lontano e ci ha salutato con affetto, a Jessica di Piccoli Gesti, ai colleghi di Re.Search che hanno sostenuto il lavoro amministrativo e formativo, oltre all’immensa organizzazione dietro le quinte.

E naturalmente grazie ai bambini che hanno partecipato: al loro arrivo, tutte le tensioni accumulate nell’organizzare si sono improvvisamente sciolte, rendendo luminosa ogni giornata.

Viva la montagna, sempre!

Valentina Barozzi,

Responsabile Campo estivo di Valestra per la Cooperativa sociale Re.Search

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Un Commento

  1. Ho deciso di mandare Agnese al campo estivo di Valestra perché ho capito subito la sua altissima valenza formativa e la grande professionalità degli operatori. La mia è stata una scelta meditata e motivata non da una mia necessità di genitore, ma dagli occhi illuminati di mia figlia quando gliel’ho proposto. I mesi passati in casa, in appartamento, avevano spento quella luce. Le giornate sono passate serenamente, con la voglia di raccontare quanto è stato fatto e il desiderio di ritornare il giorno dopo.
    È vero Valentina, il costo era abbastanza alto, ma la professionalità e la competenza hanno un costo, soprattutto con le rigide norme attuali, sempre da voi rispettate! Io ho semplicemente voluto fare un bel regalo a mia figlia, che per il compleanno avrà un giocattolo molto meno costoso, ma un bagaglio nuovo di emozioni e amicizie che non si romperà e non passerà mai di moda.
    Spero proprio che questo campo estivo si ripeta negli anni!
    Mi accodo a tutti i tuoi ringraziamenti e ne aggiungo solo uno: grazie a Valentina Barozzi!

    Linda

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