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Francesca Bianchi, teatrante tra i monti

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Francesca parla con gli occhi e con tutto il corpo, ancora prima che con la voce. Parla della sua scelta di aprire una scuola di teatro in Appennino e del suo desiderio di recitare sin da piccola. La ricerca e la cura dell'umanità e dell'empatia sono alla base del suo mestiere di teatrante a tutto tondo. Dallo studio del violino ha forse appreso l'importanza dell'ascolto, se rimarca spesso, nel corso della nostra videointervista, il valore imprescindibile dell'incontro.

Non a caso, nel solco di Dario Fo, arriva ad inventarsi una lingua per comunicare con un bimbo dallo sguardo schivo e dal dialetto decisamente ostico.

Per spiegare il senso profondo del suo teatro, si rifà all'esperienza dell'antica Grecia, dove quest'arte nutriva individui e comunità. Ecco allora che il suo teatro in Appennino vuole essere un luogo di confronto e di condivisione capace di mettere in connessione città e montagna, capace di far dialogare persone. Solo in questo modo, pare dirci Francesca, si costruisce davvero l'umanità. Insieme.
tronco è l'Appennino, i rami sono le esperienze.

Vi lasciamo volentieri alla sua intervista, non senza citare il motivo fondamentale per cui ha scelto l'Appennino: "Rimanere qui per stare bene".

Ecco il link:

 

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