Con il nuovo libro “Il gesuita comunista” Matteo Manfredini fa luce su un mistero del secolo scorso

E’ Matteo Manfredini , di origini carpinetane e ora in giro per il mondo, classe 1982, che si assume il compito di andare a scavare su eventi degli anni cinquanta del secolo scorso rimasti ancora oscuri. Nel suo ultimo lavoro “Il gesuita comunista” (Ed. Rubbettino) l’autore indaga gli ambigui rapporti e le interconnessioni più nascoste tra il Vaticano e il Pci di quegli anni. Matteo Manfredini toglie il velo alla storia di Alighiero Tondi  riportando in luce fatti che pare tutti volevano – e forse vogliono tuttora- lasciare in ombra. Lo scrittore si fa dunque “agente segreto”: spulcia con cura gli archivi, non tralascia nessun particolare, parla direttamente con le persone che all’epoca avevano ruoli di rilevo. Trova così materiale sufficiente –addirittura troppo- per scrivere di un mistero. Un professore gesuita, docente dell’Università Pontificia Gregoriana,  nel 1952 entra nel Partito comunista italiano uscendo da quella Chiesa che di colpo abiura destando enorme scalpore nella società del tempo. L’autore vuole andare a fondo, non si accontenta dei fatti riportati nelle cronache dell’epoca, vuole capire. Chi era veramente questo Alighiero Tondi? Quali le motivazioni che l’hanno realmente spinto a lasciare la Chiesa, abbandonando l’abito talare, per aderire al marxismo più estremista? Cosa ha indotto un uomo di Chiesa, nella quale aveva un ruolo di indubbia rilevanza, a diventare anticattolico predicando addirittura l’infondatezza della religione?

Il Tondi, durante il suo tortuoso percorso di vita, rilascia dichiarazioni di uno scalpore tale da occupare per più volte le pagine delle più importanti testate giornalistiche. Da un lato, la stampa,  con articoli con titoli a svariate colonne,  si occupa di lui che svela notizie su una rete sotterranea tra  il neofascismo  e la destra cattolica. Dall’altro diventa uno dei più acclamati militanti comunisti anche grazie alla pubblicazione di diversi libri nei quali denuncia scandali di cui fu testimone durante il periodo in cui faceva parte della Compagnia di Gesù.

La trama del testo, di certo non semplice, fonda in un unicum le vicende socio-politiche del tempo con gli eventi personali del protagonista. Viene messa in luce la rilevanza del matrimonio di Tondi con Carmen Zanti, importante dirigente dell’Unione Donne  Italiane così come l’esperienza fatta a Berlino Est dove l’ormai ex gesuita conosce il socialismo reale rimanendone segnato in modo profondo.

Nel corso della narrazione si susseguono i colpi di scena che ovviamente non vengono svelati in questa sede per non togliere la sorpresa al pubblico. Si anticipa tuttavia che spesso la storia fa giri strani per poi assestarsi e fondarsi su alcuni punti piuttosto che altri.  Certo è che gli eventi narrati sono alquanto inconsueti e ciò ancor di più se si tiene conto della reticenza che Matteo Manfredini ha incontrato durante le indagini compiute negli archivi polverosi dove il nome di Alighiero Tondi compare un numero quasi infinito di volte. Il dubbio che ci sia stata una convenienza di qualcuno di non portare alla luce del mondo il ruolo e le macchinazioni di Tondi prende sempre più piede nel corso del lavoro preparatorio alla stesura del testo.

E’ in queste lotte di potere, proprie delle strategie politiche di un tempo che si snoda la vicenda umana del protagonista. Egli vive un’esistenza che pare davvero un romanzo, combattuto tra la ricerca di un approdo sicuro e l’incertezza dello spendersi tra due mondi opposti che si trovano in netta contrapposizione tra loro.

Le verifiche e le ricerche compiute con meticolosità e rigore scientifico da Matteo Manfredini fanno del libro un testo che va oltre il romanzo per assumere per certi versi anche la fattispecie di saggio soprattutto quando si affondano le esplorazioni nel campo dello spionaggio tipico della guerra fredda del ‘900 che permane ancora oggi terreno minato.

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3 Commenti

  1. Nello scorrere questo interessante articolo, il “tortuoso percorso di vita” del protagonista del libro, mi ha fatto pensare che le biografie riguardano più di frequente le personalità “inquiete” e “tormentate”, perché probabilmente attraggono maggiormente il lettore, che in quel racconto o ritratto potrà semmai trovarvi avvincenti “sorprese”, rispetto al profilo di chi ha invece trascorso la propria esistenza all’insegna di una sostanziale linearità, ossia in modo piuttosto coerente e costante, senza grandi “sbandamenti” (talché la sua storia uniforme e “piatta” non riserva particolari ed attraenti notizie).

    Premesso che spetta agli Autori di decidere quali biografie scegliere, secondo il proprio metro di giudizio o le preferenze dei lettori, verrebbe da dire che si tende a celebrare la “straordinarietà”, mentre la “normalità” non fa notizia, o ci lascia abbastanza indifferenti, salvo poi avvertirne l’importanza e sentirne il bisogno quando vengono a mancare punti di riferimento stabili, cui “ancorarci”, ma se noi sminuiamo o “snobbiamo” troppo la normalità – così come le nostre tradizioni cui la normalità si ispira – rischiamo poi di non ritrovarla più quando ci serve (perché si è “rotto lo stampo”, secondo un modo di dire).

    Questa recensione del libro “Il gesuita comunista”, ancorché stringata, lascia nondimeno intendere che si tratta di una narrazione verosimilmente suggestiva, e coinvolgente, perché ci riporta a “misteri” del secolo scorso, per usare il vocabolario del titolo, e il fatto che l’Autore abbia incontrato reticenze nella suo lavoro di ricerca starebbe a comprovare che i “reticenti” vogliono incanalare la lettura degli eventi secondo la propria convenienza, o visione delle cose – ideologica, politica, ecc… – del che dovremmo ricordarci quando qualcuno vuole interpretare “a senso unico” lo svolgersi dei fatti ed accadimenti.

    P.B. 24.10.2020

    P.B.

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  2. Egregio P.B.
    attenzione perchè la normalità è solo una convenzione. Coloro che si arrogano il diritto di decidere cosa sia normale e cosa no, e qui mi permetto di citare un grande saggio, sono proprio quelli che vogliono incanalare la lettura degli eventi secondo la propria convenienza, o visione delle cose, e che vogliono interpretare “a senso unico” lo svolgersi di fatti e accadimenti, nonchè i comportamenti delle persone.
    Come disse Franco Basaglia, “Visto da vicino nessuno è normale“…
    Un caro saluto

    Andrea

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  3. Egregio Andrea,

    se la “normalità è solo una convenzione” si tratta comunque di una convenzione affatto banale e secondaria, visto che si è andata formando all’interno della nostra società nel corso degli anni, talora parecchi anni – mettendo insieme valori, tradizioni, consuetudini, usanze, ecc….- e anche per questo suo lungo e complesso percorso mi sembrerebbe sbagliato e inopportuno, oltreché ingeneroso, sminuirne il significato e la portata.

    Portando un esempio molto semplice, io non mi sarei mai permesso – perché così ero stato cresciuto ed abituato, come tanti miei coetanei, e alla stregua di chi ci aveva preceduto – di rivolgermi “col tu” ai miei insegnanti, di qualunque grado scolastico, poi mi risulta non esser stato più così, salvo poi rivalutare e rimpiangere il “costume” di allora (ma non è mai facile far rinascere quanto si è perduto, talché dovremmo pensarci prima).

    Per me, ed altri, quella era la normalità, che non ci pesava, né l’avvertivamo come costrizione visto che si trattava di un comportamento comune, e anche osservandola con l’ottica e la mentalità odierna non riuscirei a vederla come una imposizione “ideologica”, a chissà quali fini educativi, ma semplicemente come normale forma di rispetto al ruolo di chi stava contribuendo alla nostra formazione (anche la forma ha la sua importanza).

    Ricambio il caro saluto

    P.B. 26.10.2020

    P.B.

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