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Marco Picciati, castanicoltore e faunista

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Marco Picciati, carpinetano, dell'Appennino, sua casa e luogo di lavoro (letteralmente) ama i colori, i paesaggi, il mondo che gli si squaderna davanti ogni volta che esce di casa o butta l'occhio alla finestra. Vive di flora e di fauna - studiandole, osservandole, interagendo con loro. In un momento storico in cui l'opinione pubblica si interroga spesso sui temi del cambiamento climatico e delle nuove forme di convivenza tra esseri umani e animali selvatici, è interessante incontrare un uomo che ha scelto di occuparsi di ecologia - nel senso etimologico del termine - per vivere. Ha mosso i primi passi nel castagneto di sua mamma, a dimostrazione che la trasmissione dei saperi passa in primis dalla famiglia e dalla comunità. Da quasi tre decenni, ha infine reso la sua passione per le castagne - che non sono tutte uguali - anche un'attività imprenditoriale, a Marola, innervandola con la concretezza del lavoro. Infatti, tutte le operazioni alle quali sono sottoposti i castagni ed i loro frutti sono svolte manualmente, coniugando in tal modo sostenibilità e creazione di posti di lavoro. Ascoltate dalla sua voce il rapporto viscerale che si instaura, nel tempo, con le piante delle quali si occupa.


D'altro canto, come faunista, monitora le specie selvatiche presenti in Appennino, ne studia l'andamento, elabora strategie per la loro gestione da sottoporre poi agli enti pubblici. L'impressione che emerge, seguendo le evoluzioni di cervi catturati dal suo binocolo a raggi infrarossi, è che alla base di questa professione vi sia prima di tutto attenzione al territorio, alle sue criticità, alle sue risorse. Attenzione alla biosfera nel suo complesso e agli equilibri che la costituiscono, insomma, della quale l'essere umano è parte, ma dalla quale, al contempo, si discosta drammaticamente. Perché, come afferma sir David Attenborough, uno dei più grandi naturalisti viventi, la specie umana è l'unica che crea mondi con la stessa leggerezza con cui li distrugge. E, più umilmente, aggiungiamo noi, perché oltre che rapportarsi con l'insieme degli organismi viventi e con l'ambiente, gli esseri umani, e i cittadini di Appennino nel caso specifico, dovranno forse imparare sempre più a gettare le basi per nuove forme di convivenza, tra individui e comunità.

Prima di lasciarvi alle parole di Marco, vi rammentiamo della possibilità di iscriversi gratuitamente al canale rESISTERE in Appennino, del club per l'Unesco di Carpineti. Grazie e ... buona intervista:

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