Diga di Vetto, la risoluzione di Rete Civica: “si riprenda al più presto la realizzazione di invasi nelle zone montane”

Il capogruppo di Rete Civica - Progetto Emilia-Romagna, Marco Mastacchi quale primo firmatario, e il Consigliere della Lega Nord e Vicepresidente dell’Assemblea Legislativa, Fabio Rainieri, hanno presentato una risoluzione alla presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e alla Giunta regionale che li interroga riguardo al sistema regionale delle dighe.

In Emilia-Romagna ci sono solo 9 invasi di grandi dimensioni, a fronte dei 31 della Lombardia, i 32 del Trentino Alto Adige, i 24 del Piemonte, i 20 della Toscana e i 15 del Veneto.
Una differenza che non è certo dovuta a una geografia che non consenta una maggiore presenza di grandi dighe nella nostra Regione. E nemmeno si può asserire che in passato non ci siano state proposte o progetti per la realizzazione di invasi.

Nelle province di Parma e Reggio Emilia sono due le ipotesi progettuali di invasi montani di dimensioni medio grandi (Armorano e Vetto), già oggetto di studi e valutazioni di fattibilità, ma si potrebbero aggiungere l’invaso della Castrola nella Valle del Reno e la diga di Valnure nel piacentino. Senza parlare di alcune dighe più piccole ma inattive perché in dismissione e quindi abbandonate e bisognose di ristrutturazione, quali le dighe di Lago Verde e di Lago Ballano, ancora nell’Appenino parmense.

A oggi diverse di queste infrastrutture sono rimaste incompiute, con blocchi di cemento armato con i fili di ferro in bella vista, a testimoniare l’avvio della loro costruzione fermato dalla burocrazia oltre che da ripensamenti politici. Ma l’allarme sull’inquinamento e sul cambiamento climatico ha prodotto una più marcata sensibilità per le problematiche ambientali. Le conseguenze dei fenomeni estremi dovuti al cambiamento climatico riguardano non solo l’assetto idrogeologico del territorio, ma anche i loro effetti sul tessuto economico e sociale, soprattutto quello legato al settore primario dell’agricoltura, uno dei punti di forza della Regione.

Gli effetti di tali emergenze renderanno necessaria nel prossimo futuro una gestione più oculata della risorsa idrica e le dighe ne consentirebbero un migliore sfruttamento a vantaggio sia dei cittadini che dell’impresa, agricola e non. La realizzazione delle dighe metterebbe in sicurezza la pianura, evitando prelievi di acqua dal Po e riducendo quelli da falda in pianura, con tutti i benefici geologici e ambientali connessi.

La risoluzione intende impegnare il Presidente e la Giunta a proseguire senza indugi verso una decisa conversione ecologica della nostra Regione. Lo scopo è un rilancio economico e sociale, all’insegna della sostenibilità ambientale e all’impiego delle fonti di energia rinnovabili, quali appunto anche l’energia idroelettrica attraverso la realizzazione di invasi medio grandi nelle zone montane del territorio regionale che ancora non ne sono dotate, per preservare la risorsa idrica e far fronte adeguatamente ad eventuali, oltre che probabili, future emergenze idriche.

Chiede inoltre che si riprenda al più presto l’idea della realizzazione della Diga di Vetto e se ne avvii finalmente l’iter esecutivo, così come la sospensione dei termini riguardanti la dismissione delle dighe di Lago Verde e di Lago Ballano.

Si evidenzia infine che è in corso la discussione su due progetti di legge recentemente presentati all’attenzione dell’Assemblea Legislativa, il cui oggetto sono le concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico e la loro disciplina. La competenza è passata dallo Stato alle Regioni con sentenza n.155 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 21 luglio 2020.

Sia la Giunta che il Consigliere Mastacchi hanno presentato un progetto di legge per disciplinare la materia. Su entrambi, abbinati per norma, l’Assemblea Legislativa dovrà discutere e deliberare in vista del voto che si presume possa essere prima di Natale.

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4 Commenti

  1. Un grande ringraziamento al Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica e a Fabio Rainieri della Lega; mi fanno capire che ci sono ancora persone che pensano al futuro dell’Agricoltura, dei paesi montani, delle acque che escono dai rubinetti e alla produzione di energia pulita, tanto osannata dai proclami della Regione. Nell’art. di Redacon si parla che in Emilia Romagna ci sono 9 grandi invasi, personalmente ne conosco solo 6, ma questo non cambia la disparità del numero degli invasi presenti nelle altre Regioni, a fronte del comparto agroalimentare più importante d’Europa riconosciuto a Reggio e Parma. Ma non voglio esprimere i miei pareri che tutti conoscete per evitare certi commenti, voglio solo illustrarvi alcune notizie dei mass media di questo mese di novembre, notizie che dovrebbero far meditare tutti, ma in particolare chi ha il potere decisionale della Regione.
    RAI3-TG3 Emilia il 10 novembre comunica i dati delle microplastiche presenti nelle acque del Po, tutti noi sappiamo che le acque del Po sono usate in modo massiccio per irrigare i prodotti dell’agricoltura di Reggio, Parma; e che le microplastiche presenti possono finire nella catena alimentare e nell’uomo.
    Il Fatto Alimentare il 5 novembre, quotidiano on-line che pubblica articoli su tematiche alimentari riguardanti la sicurezza dell’alimentazione, acqua inclusa, denuncia la presenza di microplastiche nelle falde acquifere, un luogo dove nessuno aveva mai pensato di cercarle, un luogo dove la presenza di microplastiche può rappresentare uno dei pericoli più seri in quanto queste acque sono molto usate, anche a Reggio Emilia, come sorgente di acque potabili e possono arrivare ai rubinetti delle case, anche se trattate.
    L’Autorità di Bacino il 13 novembre fa presente che la portata del Po è dimezzata; i mutamenti climatici stravolgono la stagionalità; novembre era considerato il mese delle alluvioni e ora siamo qui a parlare di scarsità idrica e di siccità, questo dovrebbe far comprendere che l’acqua va fermata nei periodi di abbondanza, se vogliamo disporne quando serve.
    Radio 24 il 1 novembre trattava l’oro blu, l’acqua; l’acqua è la più circolare delle risorse ed è la più utilizzata sul pianeta terra, ma ora stiamo pompando dalle falde una quantità d’acqua molto superiore a quella che il suolo può rigenerare.
    Ma ben più incisivi sono i commenti di Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI e Paolo De Caro, componente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo; il futuro dell’agricoltura Italiana dipende dalla disponibilità di acqua, disponibilità che oggi non è più garantita.
    Queste notizie, estremamente preoccupanti, hanno indotto il Comitato pro diga di Vetto e alcuni Consorzi irrigui privati, che desiderano il futuro all’agricoltura e la salute dei cittadini, che da maggio 2021 provvederanno ad effettuare i dovuti controlli sulle acque, almeno quelle del Po cedute al campo, al fine di verificare la rispondenze o meno di queste acque al D.Lgs 31/01 e l’entità delle microplastiche presenti. Un tempo in Italia c’erano partiti che pensavano al futuro dell’Italia e dell’agricoltura, la vecchia DC. il vecchio PC e il vecchio PSI, entrambi sostennero la necessità e l’urgenza di realizzare la Diga di Vetto, la fecero progettare, appaltare e iniziare, e diedero a quest’opera “Valenza Nazionale” per i grandi benefici che dava non solo a Reggio e Parma ma all’Italia intera, ma erano altri tempi, erano tempi in cui l’Italia contava qualcosa perchè il bene del territorio veniva prima delle ideologie partitiche o di altra natura.

    Franzini Lino

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  2. bene cosi, speriamo che tutto si realizzi.

    anonimo

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  3. Condivido in toto senza se e senza ma

    Cervi Nicola

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  4. E’ inconcepibile come si possa dire di no ad un’opera che da garanzie agli agricoltori Reggiani e Parmensi di raccogliere ciò che viene seminato, di non vivere con l’incubo di non avere l’acqua quando serve e che da un futuro alle nuove generazioni di portare avanti l’attività dei loro padri; ma purtroppo le ideologie portano a questi risultati. Ma se diciamo di no anche alle opere che servono e che si possono fare per aiutare la nostra agricoltura, che speranze avremo di avere dei prodotti made in Italy e non quelli cinesi?. Che la diga di Vetto è indispensabile per i rubinetti, per l’agricoltura, per l’energia pulita, per evitare le esondazioni e tanto altro, chiunque lo capisce, la cosa che non si capisce è perchè non ripartono i lavori.

    Davide

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