“In ricordo della prima strage e di tutte le altre”, il racconto di Dilva Attolini

Riceviamo e pubblichiamo

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In ricordo della prima strage e di tutte le altre 

Lo racconto in un libro precedente, “Il profumo della neve”. Lo
ripropongo riscritto in un modo diverso per ricordare quella
strage che diede inizio a un periodo terribile.

Il protagonista del libro sul suo taxi correva per le vie di Milano, -
a quel tempo faceva il tassista-, in una grigia giornata di dicembre
di tanti anni prima. Alle ore 16.37, un orario sacro nei ricordi, un
boato squarciò all’improvviso l’aria, così potente che gli sembrò
una bomba piovuta dal cielo, appena oltre la strada dove
transitava. Il cuore gli sobbalzò contro il tettuccio e il respiro gli si
bloccò in gola, mentre l’auto sussultava e veniva spostata e
trattenuta con il volante che gli ubbidiva a fatica, poi il cielo
scomparve tra le case, perché non poteva più guardarlo, c’era solo
la voglia di scappare via, mentre l’angoscia turbinava intorno agli
occhi. Il traffico si paralizzò in pochi minuti in un silenzio
attonito, tuttavia il tassista riuscì a portare alla stazione il suo
passeggero. Poco dopo seppe del terribile attentato.

Era il 12 dicembre del 1969. La bomba lasciò uno squarcio sul pavimento
della Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana, non lontano dal
Duomo, e intorno una distesa di morti e feriti, in un cerchio
scomposto di morte che ritornerà. L’attentato entrò come una
scheggia impazzita tra la gente comune che non sapeva cosa
pensare. Proprio ora che si stava dimenticando delle sofferenze
della guerra, che invece ritornava in forma diversa. Perché? Nei
giorni a seguire fu turbato da altri avvenimenti, una finestra e la
morte di Pinelli, l’arresto di Valpreda. Non ultimi la confusione, la
rabbia, lo sgomento di una intera città che non poteva capire.
Perché? Perché? Alla gente comune certi fatti risultano
inconcepibili.

In cerchi scomposti, la morte ritornerà negli anni a seguire, a
Piazza della Loggia, sul treno Italicus, alla Stazione di Bologna,
sul rapido 904. Tre stragi avvennero su treni, ma gli attentati sui
treni furono tantissimi, furono ben trentasei, 36!, fortunatamente
non funzionarono come era nelle intenzioni degli attentatori.
Sulle stragi sono rimasti un’infinità di misteri. Non si saprà mai,
con sicurezza, chi sono stati i veri colpevoli, perché qualcosa di
innominabile, di manzoniana memoria, c’è stato eccome, legato a
poteri forti, servizi segreti, massoneria, con bugie, depistaggi,
coinvolgimenti sovra-nazionali. Non si saprà mai chi sono stati i
veri colpevoli di queste nefandezze stragiste. Si è capito solo che
a fare paura era la guerra fredda, il comunismo sovietico, causa di
tanti mali.

Quello che importa, ora, è continuare a tenere lontani
certi governanti. Certe situazioni non dovrebbero accadere più,
ma per esserne sicuri, di quei governanti del passato, grazie, basta,
perché ancora qualcosa del passato recente sta venendo alla luce.
Una classe politica del passato recente, sembra abbia trattato con
la mafia! Dateci la speranza di una primavera politica che ci faccia
dimenticare il passato. Dateci la speranza di governanti che
esercitano il loro ruolo con trasparenza e serietà. Dateci la
speranza che chi ci governa sia responsabile fino al martirio… si
fa per dire. Dateci la speranza di un’ Italia finalmente normale.

Dilva Attolini

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3 Commenti

  1. Giuseppe Pinelli fu la diciottesima vittima della strage, solo per mano di un altro genere di assassini…

    Andrea

    Rispondi
  2. Ricordi dolorosi che vorrei non ci fossero più nel futuro che noi lasceremo ai nostri nipoti. Brava!

    EldaZannini

    Rispondi
  3. Il problema principale in Italia è che chi dovrebbe informare, spesso disinforma o tace su fatti ritenuti “non graditi”. Il torto di tanti italiani è quello di fidarsi di questi soggetti e , pur avendo gli strumenti, di non andare a verificare. L’altro altrettanto grosso guaio dell’Italia, forse proprio quello che ha innescato gli altri, è quello di trovarsi al centro del Mediterraneo in un’area ritenuta strategica dalle grandi potenze. Se fossimo stati in America Latina e non in Europa, forse avremmo fatto la fine del Cile di Allende, anche se è vero che ci hanno provato. La ringrazio di questa testimonianza, mai abbassare la guardia. Buone Feste, per quel che si può in questo 2020 disgraziato.

    giuliano

    Rispondi

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