Punti nascita: “Stefano Bonaccini si è rimangiato la parola data”

“Era l’occasione per la maggioranza di centrosinistra di tradurre in pratica una promessa del presidente Bonaccini, invece il nostro emendamento, a firma di Maura Catellani e Matteo Rancan, che fissava la riapertura dei punti nascita nelle zone montane entro il 2021, è stato bocciato. Il Pd si è così rimangiata la promessa elettorale fatta da Bonaccini solo un anno fa”. La denuncia è dei consiglieri regionali della Lega Michele Facci, Gabriele Delmonte e Simone Pelloni che a nome del gruppo Lega hanno stigmatizzato l’esito della votazione in sede di commissione al Defr, il Documento di programmazione economico e finanziaria regionale.

“Era l’occasione per mettere dei punti fermi dopo tante promesse verbali. Per venire incontro alla Giunta Bonaccini abbiamo proposto come Lega di fissare la data di fine 2021 per riaprire i punti nascita di Porretta Terme (Bologna), Pavullo nel Frignano (Modena) , Castelnovo Monti (Reggio Emilia) e Borgo Val di Taro (Parma). Invece niente, la maggioranza di centrosinistra si è rimangiata la promessa fatta ai suoi elettori solo un anno fa, ma noi non mancheremo di tornare sul punto vigilando perché venga ripristinato quanto prima questo fondamentale servizio per le comunità montane”

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Qui la replica dei consiglieri regionali Pd.

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9 Commenti

  1. Ha fatto non bene, BENISSIMO. Così i creduloni imparano a perserverare

    FN

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  2. C’erano dubbi?

    Paola Bizzarri

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  3. Come volevasi dimostrare

    maru

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  4. Non avevo dubbi, solamente propaganda elettorale

    Giuseppe

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  5. Saranno contenti gli elettori PD.
    Grandi….aprite gli occhi…è ora
    questi ci prendono in giro

    fabio

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  6. Qui non è politica. Quindi, ai faciloni che accusano ogni cosa sia di sinistra rispondo che era una decisione inevitabile e scontata, oltre che giusta. C’è gente che si lamenta di un fenomeno ormai iniziato. È inutile rimanere attaccati all’idea che le montagne non si spopoleranno, perchè è un fenomeno che molti montanari reggiani dovrebbero andare ad osservare da quelli meridionali. I giovani si spostano e di bambini ne nascono meno. Detto ciò, non si può avere un reparto e un piano interno per qualche centinaio di bambini nati all’anno. Sono spese inutili e soldi pubblici buttati. Senza contare che il servizio dell’ospedale di Reggio Emilia è di eccellente qualità e superiore a quello della montagna.
    E qualsiasi altro politico non avrebbe cambiato le sorti della proposta.

    D. Giovanni Rinaldi

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  7. Sig. Rinaldi, posso essere d’accordo con lei, quando dice che il servizio dell’ospedale di Reggio Emilia e’ di eccellente qualita’. E’ anche vero, purtroppo, che il fenomeno dello spopolamento delle montagne non e’ iniziato adesso, ha radici lontane, e non esistono ricette “facili” per cercare ,se non di bloccarlo, almeno di arginarlo. Non sono invece d’accordo quando afferma che la politica non c’entra. Vede , Sig. Rinaldi, e’ proprio la politica che puo’ e deve intervenire per cercare di sostenere i territori piu’ deboli. Se guardiamo solo ai numeri …in montagna dovremmo chiudere tutto : scuole, uffici postali e bancari ( e in questo settore, purtroppo, di chiusure ce ne sono state parecchie) ,caserme, uffici pubblici ,strade ecc. ecc. Qualcuno,provocatoriamente , affermava che basterebbe “trasferire” i poco piu’ dei 30.000 abitanti dell’Appennino Reggiano a Reggio Emilia, costruendo un nuovo quartiere, e avremmo risolto il problema della montagna….Ma lo avremmo risolto davvero, Sig. Rinaldi ? Una pianura che e’ gia ‘ oggi trafficata, inquinata, spesso cementificata, trarrebbe davvero vantaggio da una montagna deserta ? O forse e’ meglio pensare a una montagna che vive, che produce ( in termini di agricoltura, di turismo, di opportunita’ di insediamento anche per chi vive in pianura ),che protegge il proprio territorio dal dissesto idrogeologico e funge, quindi, da protezione anche per i territori che sono a valle…Ecco, Sig. Rinaldi, io preferisco questa seconda ipotesi, che mi pare quantomeno piu’ equilibrata, oltre che piu’ giusta. E la politica c’entra, eccome se c’entra, perche’ puo’ decidere , per i territori montani, investimenti e tutele che vanno oltre i meri aspetti numerici ( numero di abitanti ). Sono d’accordo con lei che si tratta di una impresa ardua, molto difficile, ma il compito della politica e’ anche questo : scommettere e investire sul futuro di un territorio. Venendo al discorso punto nascite di C. Monti : e’ vero, i numeri sono bassi, la sicurezza deve essere assolutamente prioritaria….io ho avuto pero’ l’impressione ,negli anni che precedettero la chiusura del reparto di C. Monti ,che la politica si sia arresa…arresa alle linee guida nazionali ( neanche fossero un dogma….qualsiasi legge, con i dovuti tempi e modi , puo’ essere modificata),arresa al parere e alle pressioni dei tecnici ( Ricordo diversi interventi del Dr. Nicolini che facevano sorgere un dubbio : ma l’Assessore alla Sanita ‘ era lui…o era Venturi ???). Vede, Sig. Rinaldi, il parere dei tecnici e’ ,in ogni settore, molto importante, ma poi sta alla politica “decidere ” : trovando la risorse, mettendo i tecnici in condizioni di operare in piena sicurezza, facendo i necessari investimenti ecc. ecc . Temo che questo, purtroppo, per tutto cio’ che ha riguardato i punti nascite delle zone montane della nostra Regione, non sia avvenuto .Cordialmente Lombardi Michele

    Michele Lombardi

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  8. Dottor Rinaldi,
    quando lei dice che un punto nascita per qualche centinaio di bambini nati all’anno sono una spesa inutile e soldi pubblici buttati dovrebbe ricordarsi che non si sta parlando di prestazioni differibili e in unica somministrazione, si parla di un percorso lungo 9 mesi che richiede numerosi controlli che oggi vengono in gran parte dirottati al Santa Maria (si pensi alla macchina del tracciato che è stata spenta) e si parla di un evento, la nascita, non prenotabile, che può accadere dopo lunghe ore di attesa o in pochi minuti, con la possibilità che intervengano complicazioni improvvise.
    Stiamo parlando quindi di sicurezza per la mamma ed il bambino, dove i tempi e le distanze per l’assistenza possono far la differenza fra la vita e la morte.
    Mentre in pianura esistono punti nascita raggiungibili nel tempo massimo di venti minuti, per chi abita sul crinale arrivare a Reggio significa due ore di viaggio con doglie su strade disagevoli piene di buche e curve.
    La salute e la sicurezza sono diritti che la Costituzione sancisce essere di tutti i cittadini italiani e le donne montanare sono cittadine e pagano le tasse come i cittadini di pianura, quindi i soldi pubblici sono anche i loro.
    Inoltre, la legge ha stabilito che sotto i 500 parti vanno chiusi i punti nascita ma ha stabilito anche la deroga per gli stessi che sono in zona orogeografica disagevole.
    Ma la logica del più forte che lei apprezza molto fa sì che abbiano chiuso il punto nascita di Castelnovo Monti e lasciato aperto Scandiano che oltre ad essere in pianura con 300 parti, è a 15 minuti da Reggio e altrettanti da Scandiano. Forse tutti i suoi giudizi sommari calzano per questo punto nascita, ma il caso vuole che sia su un bacino elettorale importante per la elezione degli attuali amministratori regionali e locali.

    Gianni Marconi

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  9. “È inutile rimanere attaccati all’idea che le montagne non si spopoleranno”. Se mai il trend fosse questo, diventerebbe fastidiosissima la propaganda della sinistra che è stata fatta e che si continua a fare sugli investimenti del progetto “Aree interne” che, coerentemente al Suo pensiero e per usare le Sue stesse parole, signor Rinaldi, risulterebbero essere “soldi pubblici buttati”.

    Giovanni Annigoni

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