Bar e ristoranti, in montagna nessuno aderisce alla protesta #Ioapro

Circola sul web la protesta dei ristoratori con l'hashtag #IOAPRO. Da giovedì 14 gennaio, infatti, alcuni ristoranti di tutta Italia hanno deciso di riaprire sia a pranzo che a cena, anche a rischio di multe e ordinanze di chiusura. Hanno aderito all'iniziativa anche alcuni ristoranti di Reggio Emilia, anche se rimane la provincia con il minor numero di adesioni. Confcommercio prende le distanze, "queste manifestazioni lasciano il tempo che trovano e, in più, vanno contro normative a cui nessun legale può opporsi".

"Nessuno può vietare il nostro diritto a lavorare. Il 14 apriremo per sopravvivere e non chiudere per sempre", afferma il gestore della Pizzeria Margherita di Rubiera, uno dei pochi che ha deciso di riaprire. Sicuramente la protesta è condivisa da tutta la categoria, anche se i ristoratori della montagna sono più scettici.

Tralasciando sanzioni e multe, che sicuramente arriveranno e che molti hanno già deciso di non pagare, la riapertura potrebbe significare ulteriori perdite rispetto a rimanere chiusi se i clienti - per paura o per il divieto di spostamento - non verranno a mangiare nei ristoranti della montagna. La zona arancione vieta infatti di uscire dal proprio comune di residenza o domicilio e, nonostante nei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti ci si possa spostare entro i 30 km, i clienti previsti sono troppo pochi per giustificare i costi di una riapertura.

Paolo Croci, presidente dell'Associazione ristoratori reggiani si dice solidale con chi ha deciso di riaprire: "Ai nostri associati abbiamo lasciato libertà di scelta. Non è una modalità di protesta che condividiamo, ma non li biasimiamo". Denuncia quindi grave lacune nei ristori, che non arrivano o non bastano, "tra coloro che apriranno c’è chi lo farà per disperazione".

Sul tema interviene anche Confcommercio con una lunga nota nella quale si ricordano i risultati ottenuti fino ad ora e si sottolinea che "i bar e ristoranti sono chiusi in tutta Europa: le norme sono ovunque più o meno le stesse che da noi". Sempre Confcommercio non nega però che i pubblici esercizi siano "allo stremo" e ritiene che "la tassa rifiuti, dovrebbe essere sospesa o quantomeno ridotta", anche se al momento sono riusciti ad ottenere solo un rimpallo di responsabilità tra Comune e Iren.

 

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