Strade provinciali colabrodo. Da Carpineti l’appello al presidente della Provincia

"Le strade provinciali - nel Carpinetano e non solo - versano in condizioni veramente disastrose. E' una situazione perenne che perdura dall'amministrazione Ruini e alla quale, i successori, non sono riusciti a porre rimedio. Mi è chiaro che ci sono stati tagli pesantissimi a questi enti territoriali, ma una situazione così non è più accettabile". Scrive così, a Redacon, un lettore che lamenta le condizioni della rete stradale di proprietà della Provincia di Reggio Emilia.

Una rete in oggettivo affanno della quale, di recente, abbiamo dato notizia come dell'ennesima frana sulla Sp 91 o del pullman domenica bloccato su un pericoloso - e mai risolto - tornante della Sp 102.

"Ritengo che continuare a rattoppare le strade con ghiaia e bitume semplicemente significhi avere rinunciato del tutto a una seria pianificazione degli interventi di manutenzione".

Già in passato avevamo ricevuto segnalazioni di un manto stradale usurato e che presenta i segni del tempo, protezioni laterali inefficaci e ormai nascoste dalla vegetazione. Il tutto a pericolo di automobilisti, motociclisti, semplici camminatori.

"Sabato 6 febbraio mi sono trovato a transitare lungo la provinciale n. 7 che collega Felina a Baiso - continua il lettore - qui la linea bianca è completamente assente. Essendoci una fitta nebbia ho innestato la prima per evitare di non finire fuori strada, essendo i confini della stessa completamente non percepibili con l'oscurità. Di più: buche alla 20esima stagione di rattoppo equivalgono a un passaggio nel greto di un fiume. Per porre una soluzione a questo problema mi appello, tramite le vostre pagine, al presidente della Provincia, Giorgio Zanni: può darci risposte sulla situazione delle strade provinciali nel Carpinetano (tratti che non sono asfaltati da oltre 20 anni!) e, più in generale, dell'Appennino?". "Se le risorse mancano - prosegue il lettore - è compito della politica trovare risposte".

"Per altro - prosegue - c'è un tema di valore economico che si perde. Come nel caso della strada che conduce al Castello matildico di Carpineti che, per noi cittadini, è un elemento di indubbio richiamo turistico ma che versa, anch'essa in condizioni precarie".

Problematiche sono segnalate sulla Sp 98 “Cà del merlo – Viano”, sulla Sp 7 “Felina - Baiso” "con una frana a Montefaraone con la quale interviene con solerzia un bravo e volenteroso cantoniere, armato di solo badile!" , la Sp 76 "Capoluogo Castello di Carpineti - Colombaia di Secchia", e, non ultimo, il pericoloso incrocio nel centro di Carpineti dove avvenne il noto scontro tra "Cipollino" e un ciclista nervoso, ripresi in un video virale.

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14 Commenti

  1. Sono in pieno accordo col signore che ha scritto la lettera. Se si prova ad andare a Baiso a Carpineti, oltre che lasciare i copertoni sull’asfalto, pieno di enormi buche, si rischia di volare nel burrone per assenza delle strisce bianche. Io che faccio anche volontario in croce rossa, e da Carpineti dobbiamo coprire anche il comune di Baiso, ogni volta che vado con l’ambulanza non posso essere sul posto in tempo per salvare vite umane per colpa della strada malridotta. AGGIUSTATE LE STRADE PROVINCIALI!
    Grazie

    Max Carpineti

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  2. Purtroppo tutto l’appennino è messo così, e quest’inverno neve e sale non hanno aiutato. sulla SP 59 gli asfalti che erano stati appena eseguiti l’estate scorsa si sono in buona parte sgretolati in particolare tra le località di Cerrè e Primaore. Mi chiedo quindi se è colpa della società che ha eseguito i lavori o della provincia che ha imposto la stesura del tappetino d’usura estremamente sottile per risparmiare – con il risultato che non è durato nemmeno un’anno.
    Questa situazione non è di certo figlia dell’amministrazione Zanni o Manghi ma di decine di anni addietro quando le provincie avevano ancora risorse, che quella di Reggio Emilia ha sempre utilizzato in pianura, realizzando in pratica una tagnenziale per ogni paese della bassa, mentre in montagna a malapena veniva fatta la manutenzione ordinaria, e oggi ne paghiamo le conseguenze.

    ZH

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  3. Posso serenamente affermare che quello delle strade colabrodo è un problema nazionale e non solo della nostra montagna. Il perché sta nel metodo di costruzione, appalti subappalti e subappalti ancora perché tutti ci vogliono mangiare e quindi la qualità alla fine ne risente. Chi va all’estero come me può verificare di persona che già senza andare troppo lontano (Francia Svizzera Austria )questi problemi non ne hanno perché li la corruzione è minima e chi deve vigilare sulla qualità dei lavori lo fa veramente. Solo un esempio, avete mai sentito di un ponte crollato in questi paesi? Da noi succede spesso perché chi deve controllare non lo fa, tanto poi anche se muore qualcuno va tutto in prescrizione. Tornando in Italia appena passato il confine sembra di correre la Parigi-dakar e io provo una grande vergogna.

    Giovanni

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  4. Anch’io mi trovo pienamente d’accordo con la lettera scritta dal signore e pubblicata.
    Non è possibile che una strada frequentata da auto, biciclette e autobus di linea sia ancora in condizioni così pietose ma soprattutto pericolose dopo tanti anni di incuria.
    Tutti i politici quando si avvicina la data delle elezioni ci promettono di intervenire per migliorare viabilità e infrastrutture ma poi tutto svanisce in una bolla di sapone.
    Nel frattempo le persone cadono in bicicletta rompendosi qualche articolazione, gli automobilisti rischiano di rompere l’auto tra buche e massi in strada.
    A questo punto mi chiedo se questi politici aspettano che ci scappi il morto prima di intervenire come si deve?!
    Cristina

    Cristina

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  5. Pienamente d’accordo inoltre aggiungo che anche la sp9 e la strada che porta da civago al modenese sono in condizioni pietose senza segnaletica sulla strada cunette piene e buchi grossi come una macchina (vedi il ponte che porta nel modenese) che bisogna procedere a passo d’imo per non distruggere la macchina tralasciando per ora la salatura invernale quasi inesistente

    L.G.

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  6. Cane che si mangia coda…non esiste piu’,regola d’arte,buon padre/madre di famiglia.Ne dico solo una,per far capire l’inadeguatezza degli attuali addetti ai lavoro.Ho fatto caso che negli ultimi anni,tutti e in tutte le strade della provincia,cominciano ad asfaltare,stendere catrame da settembre inooltrato in avanti,verso brutta stagione.Mentre appurato,dalla notte dei secoli,che quella prartica ha bisogno del gran caldo e della necessaria quantita’ se vuoi un lavoro duraturo e a buon fine.Mentre oggi,dando la colpa ai pochi fondi,danno una sbarleccatina inutile ovunque pensando di far contenti utenti,dimenticando,vedi risultati che sperperano inutilmente anche quelle poche risorse rimaste.

    luca

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  7. Condivido questo articolo, la strada Baiso-Carpineti è veramente disastrata e pericolosa… piena di buche, priva di linea bianca e asfalto sempre più degradato.Quanto dobbiamo ancora aspettare?

    Simona

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  8. condivido pienamente la situazione della pessima condizione stradale carpineti baiso sembra un campo arato, patetico vedere il camioncino con il logo provincia di reggio emilia che ogni tanto passa e buttano una badilata di bitume quà..una là ..con una pressatina con il badile, il giorno dopo non cè più nulla, uomini, mezzi , soldi, tempo sprecato una barzelletta tanto paga pantalone.

    gufo triste

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  9. Giusta la segnazione che va estesa anche, nonostante qualche intervento significativo, alle numerose strade COMUNALI di Carpineti. In tempo di pandemia anche questi problemi possono risultare secondari ma, invece, bisogna proprio ripartire da questi servizi a cominciare a fare diversamente. Intervenire sulle strade vuole dire togliere una iniqua, quanto occulta, TASSA (= maggiore manutenzione auto, consumo gomme e costosi interventi in EMERGENZA) e cominciare a fare, appunto, diversamene. Come ad esempio: – grattare il vecchio asfalto e riposarlo ( in moltissimi punti il livello strada è più alto dei guard rail) – pianificare anche a livello intercomunale e evitare sicuri problemi come ne caso del percorso ex 63 fra Carpineti e Casina , come ho già avuto modo di segnale, questo tratto è abbandonato e ridotto in uno stato pietoso Ma, a breve, vi sarà dirottato il traffico per lunga chiusura della galleria di Marola e di nuovo quella di Casina. SE NON SI PIANIFICA ADESSO……

    Massimo Carpineti

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  10. Per Ignoto ( “molto informato”) : Vorrei esprimere alcune considerazioni rispetto ad un problema che stiamo vivendo nel nostro territorio sulla questione viabilita’. Non so’ se dobbiamo ricorrere al periodo del Presidente Ruini ( che ricordo e stimo molto per quello che ha fattao) tante altre cose sono state fatte anche dopo il suo mandato, Variante del ponte Rosso.ecc. . Penso che il problema viabilta’ provinciale venga dalla scelta sbagliata ( anche perche’ lasciata a meta’) di chiudere le Provincie. Dopo questa scellerata scelta abbiamo come Amministratori locali cercato di cercare soluzioni per poter gestire la situazione, vendita di immobili e cespiti, accordo con la Regione per trasferire nel modo piu’ indolore possibile ,personale, attivita’ e competenze.
    Sia il Presidente Manghi e il presidente Zanni hanno messo in campo un grosso lavoro di concertazione con le Unioni e i Sindaci per decidere gli interventi sulla viabilita’, scuole e trasporti scolastici.L’ultimo incontro con la nostra Unione si e’ tenuto Giovedi scorso, li abbiamo visto le esigenze di ogni comune e le priorita’ ( ormai da anni diamo la priorita’ alle emergenze) . Quindi tenendo conto le premesse abbiamo deciso gli interventi pervisti per ognuno dei nostri Comuni. Erano presenti tutti i Sindaci dell’Unione e li’ pur esprimendo le difficolta’ rispetto alla situazione abbiamo accettato la proposta. Ogni comune ha strade come quella che collega Baiso a Carpineti ognuno di noi ha strade dissestate e frane lungo le Provinciali e non. Potremmo ognuno di noi lanciare appelli al Presidente Zanni ma anche lui con tanto impegno sta’ cercando di gestire questa situazione. Abbiamo chiesto al Presidente di riprendere il lavoro con la Regione per trovare risorse, abbiamo mandato attraverso Uncem un progetto di circa 8.000.000,00€ per il disseto e la situazione delle strade, da inserire nel lavoro del Recoveri Plan. Quindi caro ” Ignoto Informato ” continua o cerca di giocare questa partita all’interno del grande lavoro Amministrativo che abbiamo davanti per rendere piu considerato il nostro territorio, non giocare partite solitarie per portare a casa un km di asfalto in piu’.
    Grazie .

    Enrico Bini ( Sindaco di Castelnovo ne’ Monti )

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  11. Ammiro molto l’impegno del sindaco Bini, presidente dell’ Unione Montana e sono cosciente delle difficoltà derivanti dalle scarse risorse. Ma proprio per questo ci vuole uno sforzo straordinario per la viabilità in montagna perché le strade deperiscono a vista d’occhio. È un passo indietro nell’ orologio della storia quello a cui stiamo assistendo. Va quindi ricreato un obiettivo prioritario, come fu quello di costruirle, ora quello di mantenerle. Dovremo sempre spostarci, anche nell’era digitale, anche con le auto elettriche, per la salute, per la scuola in presenza, per gli scambi turistici, per la produzione ed il trasporto dei beni. Conquistare risorse per la manutenzione della viabilità, realizzare un piano efficace, è un obiettivo moderno in direzione del benessere sociale
    Sergio Fiorini

    Sergio Fiorini

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  12. Caro “sindaco malizioso“, ignoto sarà lei così come mi è ignoto il motivo del suo intervento così surreale. Io ho un nome e un cognome e come tale mi sono firmato e sono noto alla redazione.
    Curioso il mondo dell’informazione. Uno si rivolge al Presidente della Provincia e, invece, l’unico amministratore che ti risponde è quello di un Comune vicino. Che, per altro, cita un’altra presidente della Provincia che, se non ricordo male, ebbe il record di inaugurare due anni prima dell’opera la variante citata dal “sindaco malizioso”. Detta presidente fece tempo a decadere prima che l’opera partisse… Come dire, “excusatio non petita, accusatio manifesta”.
    Ma non è questo il tema. Il “sindaco malizioso” argomenta la replica alla mia lettera con parole quali “concertazione”, “priorità”, “difficoltà”, “impegno”, “grande lavoro amministrativo”. Il risultato – e devo dire che sono stato confermato dagli altri commenti – è il medesimo. Le strade provinciali sono allo sfacelo, sia nel mio comune che in altri, compreso quello di Enrico Bini se non erro. Lei quindi è soddisfatto di questa situazione? O interviene per ingraziarsi qualche amministratore più in alto? E dire che mi aspettavo partisse proprio dai sindaci questa levata di scudi e invece…
    (Commento firmato)

    PS: Se le serve una guida per i nomi delle strade provinciali, che ho avuto il piacere di consultare, le suggerisco Wikipedia, così sarà informato anche lei.

    (Commento firmato)

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  13. Caro Enrico, sindaco di Castelnovo né Monti, davvero i Comuni della nostra montagna si sono ridotti a una “guerra” all’ultimo chilometro d’asfalto? Mah…
    Vendere immobili e cespiti pubblici per “tappare” buche nelle strade prodotte da una scarsa manutenzione (e, a mio modestissimo parere, anche da salature invernali spesso abbondanti praticate per evitare querele in caso di incidenti, prevenibili come un tempo con maggiore una prudenza della gente e buoni antineve alle automobili) non parrebbe essere un grande affare per le nostre comunità, proprietarie dei beni che i loro eletti sono chiamati democraticamente ad amministrare.
    Qui non è in discussione l’impegno del presidente della Provincia pro tempore e nemmeno dei suoi predecessori. Semmai, come evidenzi Tu stesso, il problema sul quale potremmo essere tutti d’accordo riguarda la natura istituzionale assunta post referendum dalle Province: né carne né pesce. Il legislatore ne prenda atto e vi poga rimedio; per lei sono già passati quattro difficili anni. Magari si proceda senza nostalgiche “riesumazioni”, piuttosto si offra una doverosa, moderna e non più rinviabile riforma dell’articolazione istituzionale rispondente ai bisogni di oggi. Forse, sull’equazione “meno Comuni, meno diseconomie amministrative = più convenienze e più sinergie” bisognerà pure ragionarci per capire se la strada delle intese (e delle fusioni?) tra Comuni affini non già per strade bucate ma per culture, storia e, soprattutto, prospettive ed opportunità economiche di sviluppo potrebbe essere percorribile. Io penso di sì.
    Insomma, questo Paese dovrà pur cominciare a prendere atto che può esserci qualcosa di meglio rispetto a una pubblica amministrazione che conta circa 8mila Comuni (anche in Emilia Romagna in non pochi casi vi sono entità che non raggiungono i 5mila abitanti), oltre un centinaio di Province abbandonate a sé stesse (e senza soldi per la manutenzione delle sue strade!), ben venti Regioni (il Molise conta 305mila abitanti, poco più della metà della nostra provincia), ex Comunità montane “degradate” a Unioni di Comuni. Per altro, queste ultime, nelle intenzioni di qualcuno dovevano costituire il viatico concreto per una futura fusione di Comuni associati alle medesime (sic!).
    Recovery plan. Penso si tratti di uno strumento strategico, che non dovrà essere sfruttato solamente per risanare frane, dissesti e varie buche stradali. Proviamo tutti a compiere qualche sforzo in più e cercare di immaginare la nostra montagna come sarebbe se investissimo quei danari in altre direzioni. Ad esempio in infrastrutture, veloci e sicure, in scolarizzazione innovativa e formazione continua utili alle imprese che anche per tali ragioni siano invogliate a scegliere di trasferire dalle nostre parti alcuni dei propri stabilimenti manifatturieri, magari quelli a maggior contenuto tecnologico.
    Come scritto nelle scorse settimane, la parte della montagna prossima al Distretto ceramico (uno dei più attrezzati e industrializzati d’Europa) offre a tutto il nostro Appenino chance inedite. Faremmo bene a profittarne, assecondando le richieste delle imprese, partendo anche da viabilità interconnesse. La “bretella” autostradale Campogalliano-Sassuolo potrebbe arrivare vicinissima alle nostre terre. La rete ferroviaria sta per essere ammodernata e potenziata. Insieme proviamo a pensarci di più come “sistema territoriale” e non soltanto un nastro d’asfalto bucato da rammendare all’ennesima legittima lamentela.
    Un ultimo aspetto riguarda il mondo delle relazioni politico-istituzionali. Secondo me viviamo un momento in cui è vivamente consigliato non eccedere in permalosismi e sottili tatticismi inscenati captatio benevolentiae presso i cosiddetti piani alti.
    Penso che il punto dirimente non sia se il commento è del signor ignoto “molto informato” – che in quanto tale non si firma – ma se i contenuti che il “nostro” evidenzia sono fedeli oppure no alla realtà descritta. Per le strade provinciali carpinetane, come sai, posso documentare che il quadro narrato non è che una minimissima parte di problema piuttosto serio. La situazione della Carpineti-Baiso in alcuni tratti è davvero pericolosa e la Fondovalle Tresinaro, utilizzata da tantissimi montanari dove la Provincia ha imposto il limite dei 50 chilometri orari, non è da meno; prova a domandarlo ai Tuoi concittadini e ai Tuoi colleghi camionisti. Il fatto che per ribadirlo ci si debba trincerare nell’anonimato, ahimè, non rende certamente onore a una politica che anche Tu, sono certo, vorresti discussa e partecipata per il bene precipuo delle nostre Comunità.
    Un caro saluto, con stima ed amicizia.
    Roberto Lugli
    Assessore Attività produttive
    Amministrazione comunale di Carpineti

    Roberto Lugli

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  14. Quando si entra in argomento ‘dissesti e scarsa manutenzione delle opere pubbliche’, immancabilmente si dà la colpa all’uno o all’altro, alla corruzione, al malcostume. Ma sono davvero queste, le cause di questi effetti? Certo, sono fenomeni che esistono da sempre… Nella risposta del sindaco Bini, poi ripresa e diversamente argomentata dall’assessore Lugli, manca una cosa fondamentale: chi ha soppresso le Provincie e perché lo ha fatto? Tra l’altro, era proprio il periodo delle ‘soppressioni’: numerosi Comuni, il Corpo Forestale… ma anche le borse di studio di specializzazione dei medici (di cui oggi lamentiamo la mancanza); accorpamento di Istituti di ricerca (un esempio tra molti: l’ISPESL che è stato incorporato nell’INAIL). Semplificare, ma soprattutto tagliare. Tagliare la spesa pubblica. La spesa pubblica è uno dei volani dell’economia, una componente importante del PIL. Perché la si taglia? Proprio per rallentare l’economia. Perché rallentarla? Perché nel 2011, come pure nel 1992, l’Italia affrontava una crisi nella bilancia dei pagamenti, cioè stava importando molto ed esportando meno, quindi era in passivo. Una tipica crisi da debito privato. Ma è arrivato il sen. Monti – il ‘tecnico’ – e ha risolto la crisi. Come? Riporto dalle sue stesse parole: “Distruggendo la domanda interna con il consolidamento fiscale”. Tutti capite cosa intendeva per ‘consolidamento fiscale’. Distruggo l’economia (cioè tolgo i soldi dalle tasche degli italiani) per bloccare la domanda interna. Bloccando la domanda interna (e quindi le importazioni), si riequilibra la bilancia dei pagamenti, al costo di una recessione che si è trascinata fino ad oggi, quando è diventata un baratro, per via del COVID. Non c’era altro modo, per riequilibrare la bilancia dei pagamenti? Sì, c’era, come nel ’92: riallineando il cambio della moneta. Svalutando, taglio il ‘listino prezzi’ delle merci italiane, che diventano più convenienti; inoltre, la moneta più leggera scoraggia le importazioni e favorisce lo sviluppo dell’industria nazionale. Per farla breve: compro meno Golf (che diventano più care) e compro più Punto. Oggi questo non si può fare, perché la moneta unica ha bloccato i rapporti di cambio, quindi l’unica strada è distruggere la domanda interna e tagliare i salari. Una volta tagliati, come si fa a mantenerli bassi? Perché è chiaro che se i salari aumentano la gente poi vuole consumare, quindi compra; ma non compra merce nazionale perché quella tedesca è più conveniente, perché l’euro per la Germania è un marco sottovalutato, mentre per noi è una Lira sopravvalutata. Quindi, con l’euro, è come se avessimo una Lira forte, quindi compriamo roba tedesca che ha il ‘marco debole’. E ritorna la crisi nella bilancia dei pagamenti. Allora che si fa? Si fa austerità permanente! Niente lavori pubblici, quindi niente occupazione, quindi niente aumento dei salari, quindi niente aumento dell’inflazione… che c’entra l’inflazione? C’entra. In un sistema di cambi bloccati (la ‘moneta unica’) e di economie diverse in competizione, la competitività di un’economia si misura con il REER (il tasso di cambio effettivo reale). Quindi, se aumentano i salari, per l’aumento di domanda aumentano i prezzi interni (cioè l’inflazione), quindi il REER diventa sfavorevole, e l’Italia esporta di meno – sapete che siamo un paese esportatore? una volta eravamo la quarta economia del mondo. Tra l’altro, sempre per fare due conti, hanno inventato il NAIRU, cioè il tasso di disoccupazione che non fa aumentare l’inflazione. Cioè dobbiamo mantenere sufficientemente alto il tasso di disoccupazione per non fare aumentare l’inflazione (capito, adesso, a cosa serve il ‘reddito di cittadinanza’?). E allora, torniamo alle strade. Non c’entrano nulla la corruzione, i politici cattivi, le imprese incapaci… la realtà è che NON PUOI fare lavori pubblici. Puoi solo decidere dove tagliare le spese, e ti rimane da gestire l’emergenza. È indifferente che un Comune sia di destra o di sinistra: non puoi fare spesa pubblica. È il famoso ‘pilota automatico’ di cui parlava Draghi (quando non era Presidente del Consiglio). Ma il Ponte Morandi è un’altra storia. Viene dalla Direttiva Bolkenstein, quella che imponeva di privatizzare tutto, anche i monopoli naturali. Quindi le autostrade dell’ANAS devono andare in concessione. Il concessionario fa un contratto in cui, a fronte dei guadagni (pedaggi), si assume la manutenzione. Siccome il Guadagno è Ricavi meno Spese, e le manutenzioni sono Spese, per aumentare il guadagno si tagliano le manutenzioni. Nel frattempo, l’apparato tecnico dello Stato – che dovrebbe vigilare – è stato smantellato, tanto, non serviva più. Si aggiunga che – non fosse mai! – il concessionario è in ottimi rapporti con un qualche partito, e il gioco è fatto. In estrema sintesi: ci dobbiamo tenere le strade pietose e i ponti che crollano. Però, siamo in Europa!

    commento firmato

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