Prendiamoci cura dei nostri boschi

“E quando se m’ha da tagliare, il custode procuri d’essere presente, acciocché siano tagliati in que’ luoghi, et quegli abeti che manco diminuiscono la selva, et manco le tolgano della sua bellezza et vaghezza”
Regola Camaldolese, 1520

L’Italia è un paese ricco di boschi poveri.
Il nostro Appennino tosco emiliano lo è ancora di più. L’abbiamo chiamato la “nostra Amazzonia”, per far capire la capitale funzione che svolge - a precipuo beneficio di regioni e città di pianura - nel catturare e trattenere anidride carbonica e nell’affrontare la sfida del secolo: quella del cambiamento climatico.
In verità - lo sappiamo - i nostri boschi, pur molto cresciuti, sempre più estesi (è un patrimonio di più di mille milioni di alberi) e a volte maturi, non sono foreste pluviali tropicali. Non sono neppure boschi secolari e originari; spesso sono faggete mono specie coetanee, più o meno giovani, ma che hanno conosciuto il taglio; e quasi sempre per fare solo legna da ardere.
Dobbiamo dirci una scomoda verità: trascuriamo questa grandissima risorsa che sta assumendo un valore sociale crescente; e la utilizziamo al minimo del suo valore ambientale ed economico.
Un ettaro di faggeta tagliata come legna da ardere, a intervalli di venticinque anni, rende da mille a duemila euro in totale: cioè da 50 a 90 euro l’anno.
L’uso del bosco come legna da ardere è nella tradizione e merita rispetto. Senza ignorare però che questo uso produce immediatamente CO₂ e, in termini economici, si colloca all’ultimo posto tra le filiere possibili per il bosco.
Tra l’abbandono alla crescita spontanea da un lato e il taglia e brucia dall’altro, c’è un arco ampio di differenti possibilità di utilizzo, un grande spazio di governance, di gestione, d’impresa, di lavoro, di interessi e opportunità sia per i priva-ti che per l’interesse generale.
La pandemia Covid-19, che sta segnando uno spartiacque nella nostra visione del mondo, forse non ci lascerà migliori.
È un dato di fatto, però, che ha fatto apprezzare di più l’Appennino e i suoi boschi. Per ora è solo un segnale. Perché un conto è intuire i tanti valori delle foreste e dei boschi, pubblici, di uso civico e privati; un altro è analizzarli, conoscerli a fondo, saperli promuovere e sviluppare.
Il Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano ha istituito per questo il centro “Uomini e Foreste”, che costituisce uno dei più importanti progetti del Piano d’Azione della Riserva Uomo e Biosfera UNESCO dell’Appennino tosco emiliano.
Il centro, come ambito di confronto tra diversi portatori d’interessi pubblici e come fulcro di progetti di ricerca e azioni concrete è già attivo, e si avvale, tra l’altro, delle risorse del progetto ministeriale “Parchi per il clima” 2019 e 2020.
Quella che viene messo a fuoco, in questo numero di Apenninus, è una visione nuova per i nostri boschi, da aggiornare e far progredire al passo con i tempi; ma è anche azione, in parte da avviare e in parte già avviata.
Al Parco nazionale Appennino spetta il compito di essere in prima fila – e anche leader – nelle accrescere conservazione e rafforzamento delle funzioni ecologiche ed ecosistemiche dei boschi; senza però trascurare la bellezza, i colori, i valori e gli interessi che vi ruotano attorno.
La Riserva MAB UNESCO – che coinvolge territori e interessi molto più grandi e complessi, deve necessariamente porsi di fronte alle opportunità e alle problematiche con uno sguardo a 360°.
Al termine di un impegnativo webinar sul bosco, abbiamo riassunto nei dieci punti che seguono una sorta di programma- manifesto dei nostri boschi per i prossimi anni.

Ecco cosa proponiamo

1) Più rewilding, cioè più foreste vetuste o più vetustà per i nostri boschi maturi: per accrescere biodiversità, differenziazione, resilienza, resistenza al cambiamento climatico,
ciò soprattutto nelle riserve naturali e nelle proprietà demaniali.

2) Più associazionismo, ovvero più accorpamento delle proprietà e delle gestioni, in forme consortili o usi civici, in modo da poter operare con superfi ci e quantità adeguate che consentano più economicità, efficienza e innovazione.

3) Più alto fusto: nei piani di assestamento vecchi e nuovi, nel patrimonio dei beni di uso civico e dei consorzi, al fi ne di differenziare il patrimonio e il paesaggio, ridurre
la frequenza dei tagli, poter disporre di legname più valido per usi più nobili, conservativi e a maggior valore aggiunto in termini di reddito e di lavoro (segheria, falegnameria...)

4) Più qualità nel gestire il ceduo: innovare tecniche operative e strategie del taglio, al fi ne di ridurre la dispersione di CO2 dal suolo e migliorare le capacità di ricrescita.

5) Più certificazione: per far crescere la cultura d’impresa del bosco, responsabilità e qualità della gestione e partecipazione trasparente a tutte le filiere di utilizzo.

6) Più diversificazione negli usi del legno prelevato, e cioè affiancare progressivamente

7) all’uso della legna da ardere la destinazione di una parte dei tagli a usi più nobili e più ricchi di valore aggiunto (legnami per paleria, recinzioni, parchi pubblici, installazione
di attività di segheria, magari col sostegno di commesse pubbliche, acquisti verdi...) Più formazione tecnica e professionale: per alzare la qualità imprenditoriale, tecnica, professionale di tutti gli operatori del bosco, in quanto addetti a beni e servizi di valore comune.

8) Più ricerca: per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici, favorire la biodiversità, la migrazione assistita delle specie, le attività di conservazione attiva.

9) Più risorse pubbliche (e meglio destinate) per remunerare i servizi ecosistemici dei territori boschivi, i maggiori costi di modalità di più attente e conservative o eventuali rinunce volontarie al taglio di boschi da parte di privati, ricordando l’articolo 41 della Costituzione sull’obbligo di indennizzo alla proprietà privata per le limitazioni di interesse generale.

10) Più governance: creare tavoli tra pubblico, privato e sedi istituzionali adeguate mediante il Centro “Uomini e Foreste”, per governare la complessità degli interessi.

 

Il Parco nazionale e la Riserva di Biosfera dell’Appennino tosco emiliano propongono anzitutto questi temi agli operatori del bosco, ai proprietari e alle comunità di uso civico
e nello stesso tempo ai rappresentanti dei beneficiari dei servizi ecosistemici: persone, comunità e istituzioni dell’Appennino e delle città. Non si farà ricorso a strumenti forzosi,
né a regole diverse da ne quelli oggi in vigore.
Al contrario si vogliono potenziare e riordinare incentivi e indennizzi, in collaborazione e dialogo con tutte le componenti.

(Fausto Giovanelli , già senatore, è presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano e coordinatore
della Riserva di Biosfera MAB UNESCO dell’Appennino tosco emiliano)

 

Leggi Apenninus  n. 1 su Redacon "Speciale Monte Caio"

Leggi Apenninus  n. 2 su Redacon  "70 progetti per l'Appennino Tosco Emiliano" 

Leggi Apenninus n. 3 su Redacon ""Valori e colori dei nostri boschi" (i pezzi si aggiungeranno man mano che saranno pubblicati nei prossimi giorni)

Sfoglia on line Apenninus  n. 1 "Speciale Monte Caio"

Sfoglia on line Apenninus n. 2 "70 progetti per l'Appennino Tosco Emiliano"

Sfoglia on line Apenninus n. 3 "Valori e colori dei nostri boschi"

Action plan Riserva di Biosfera Mab Unesco dell’Appennino tosco emiliano

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Un Commento

  1. Dopo 500 e un’anno ci vengono a riproporre una “regola” : come fossimo tutti ignoranti. Fossi boscaiolo o taglialegna protesterei (un poco) a cagione di siffatti “insegnanti”…

    R E P

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