Riaperto il caso Ruffini, il mercante d’arte vettese accusato di frode dal Tribunale di Parigi

Giuliano Ruffini, (Foto di Baptiste Giroudon)

Una diatriba giudiziaria internazionale che si prolunga dal 2015, quella che vede coinvolto il mercate d'arte Giuliano Ruffini, 76 anni di Vetto e il pittore Lino Frongia, accusati dal Tribunale di Parigi per frode in commercio, tentata truffa e riciclaggio.

A riaprire il vaso di pandora la recente pubblicazione del libro "L'affaire Ruffini" del francese Vincent Nose. Tutto ha inizio in Francia, quando una lettera anonima segnala al Tribunale di Parigi come alcuni quadri di Cranach, Correggio, El Greco e Gentileschi siano in realtà dei falsi, contraffatti e invecchiati per essere autenticati. Aperte le indagini, le autorità francesi risalgono ai venditori tra cui il vettese Giuliano Ruffini, il figlio Matthieu e il pittore Lino Frongia.

Mentre Matthieu è indagato a piede libero, per gli altri due nel 2019 scatta il mandato di arresto europeo. Gli avvocati di Ruffini lo intimano a consegnarsi, quando ormai la Corte d'appello di Milano si è decisa a consegnarlo alle autorità francesi. Si arriva così all'8 marzo 2020 e il tutto viene temporaneamente bloccato dalla Procura di Reggio Emilia, che nel frattempo ha intentato un procedimento penale per evasione fiscale sempre a partire dai traffici su questi quadri. Entrambi i procedimenti, sia italiano che francese, sono ancora alle fasi preliminari. Per Frongia, invece, la Corte d'appello di Bologna rifiuta l'estradizione.

Dal 2015 ad ora, le perizie sui quadri sono state numerose con risultati sia a favore che contro. Lo stesso Sgarbi afferma di aver visto il Correggio nello studio di Frongia e ribadisce di essere certo dell'autenticità di El Greco poiché presente al momento dell'acquisto. "Se Frongia sapesse imitare tutti questi maestri sarebbe un genio", afferma il critico d'arte. Così come è risultata autentica "la Venere" di Cranach, fatta esaminare dal principe del Liechtenstein.

L'ex legale di Ruffini, l'avvocato Gaetano Pecorella (che ora non lo segue più) ha affermato esserci "un certo preconcetto francese nei confronti di Ruffini, poiché l'Italia ha detto sì e poi non l'ha mai consegnato". A far sentire la propria voce anche l'ormai perseguitato Ruffini alla stampa: "Il libro è pieno di sciocchezze perché Nose non può conoscere le carte di una fase istruttoria. Sospetto che la lettere anonima al Tribunale di Parigi provenga da un mio vecchio amico Jean Charles Methiaz, dopo che l'ho denunciato per truffa. Aveva infatti venduto alcuni dipinti che gli avevo dato a venti volte il prezzo che mi aveva precedentemente dichiarato, presentandomi fatture false e affermando pubblicamente di possedere quei quadri da generazioni".

"Un giudice serio avrebbe lasciato perdere una vicenda partita da una lettera anonima - continua il mercante. Nessun quadro è falso. El greco e stato periziato a Milano come autentico, il Correggio l'ho comprato in asta a Parigi, per Frans Hals ci sono 140 pagine di analisi di un laboratorio tedesco. Secondo voi come fa Frongia a riprodurre Solario, Cranach, Tiziano e Parmigianino in due minuti ingannando tutti?".

Le opere

Cranach, "la Venere" (Foto da Le Monde)

El Greco, "San Francesco"

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