Emanuele Anceschi pubblica il suo primo libro: “Storia di una festa mobile con Nietzsche, Kerouac, Von Trier, Alice e tanti altri”, Treviso, Brè Edizioni, 2021

E' sempre bello che un giovane di appennino si misuri con la scrittura e si metta nella condizione di poter pubblicare libri. Emanuele Anceschi è un giovane di appennino che ha deciso di continuare a vivere qui pur lavorando nel capoluogo e alternando al lavoro viaggi importanti ed impegnativi.

Il riferimento del titolo del suo libro alla raccolta di pensieri ed esperienze contenuto in "Festa mobile" di Ernest Hemingway non è certamente casuale.

Il libro sarà disponibile online e cartaceo nei prossimi giorni

BIOGRAFIA

Emanuele Anceschi nasce nel 1982 a Castelnovo ne' Monti, paese dell’appennino di Reggio Emilia. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si laurea in Studi Internazionali ed Europei all’Università di Parma. Svolge nel 2010 un tirocinio sul monitoraggio dei Diritti Umani a Vilnius della durata di quattro mesi. Dopo aver ricoperto posizioni manageriali nel settore privato, attualmente è occupato nel settore della cooperazione sociale. I numerosi viaggi che compie fin da quando è bambino lo portano a visitare più di una volta tutti e cinque i continenti. Appassionato di storia, filosofia, cinema e letteratura, è alla sua prima pubblicazione con Brè Edizioni.

PREFAZIONE

Devo ammettere che ho scritto questo testo per un’esigenza puramente egoistica.

Nel corso degli anni soprattutto lavorativi, appena uscito dall’Università, mi sono sorte domande a cui difficilmente riuscivo a dare una risposta. Erano comunque domande impegnative che avrebbero messo in difficoltà parecchie persone.

Con questo lavoro quindi, tento, e solo questo, di tracciare un sentiero tra pensieri e riflessioni che ho maturato nel corso degli anni. Provo a unire i punti e dare una spiegazione a fenomeni, evoluzioni, situazioni e comportamenti su cui mi sono sempre posto delle domande. Non è il percorso di tutti gli uomini. Tutt’altro, è il mio. Giusto o sbagliato che sia, il tentativo è renderlo più chiaro.

Le domande sorgono spesso all’improvviso. E nel cercare di dare risposte spesso occorre molto tempo. E ogni tanto le risposte o sono deboli o non ci soddisfano completamente. A volte, succede, che guardando un film, leggendo un libro o un articolo, parlando con amici la tanta ricercata illuminazione arriva per indicarti la possibile risposta.

Arrivo alle mie risposte proprio attraverso questi fari: cinema, letteratura, aperitivi con gli amici e aggiungo nel mio caso, il pensiero di alcuni grandi filosofi.

Stanley Kubrick, David Lynch, Charlie Chaplin, Carl Dreyer, Orson Welles, Federico Fellini, Woody Allen, Ingmar Bergman, Thomas Anderson, Quentin Tarantino, Lars Von Trier, solo per citarne alcuni, hanno una precisa visione del mondo e possono essere considerati filosofi. Guardando i loro film, infatti, veniamo a conoscenza di come i loro occhi vedano il mondo. Altri registi non sono filosofi. Altri ancora dirigono solo un film che riprende temi filosofici. Secondo questa classificazione si distinguerebbe tra cinema e film. Non è scopo di questo lavoro dare giudizi di merito.

Possiamo dire lo stesso degli scrittori. Tra i miei preferiti: Henry Miller, Ferdinand Céline, Jack Kerouac, John Fante, Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, George Orwell, Charles Bukowski, John Steinbeck, William Faulkner, Philip Roth, Bret Easton Ellis. Ognuno ha una propria visione e interpretazione della società.

Ritengo inoltre molto importante il tempo dedicato all’aperitivo. Parlare e confrontarsi con amici è infatti, oltre che stimolante, fonte di nuove idee e nuove visioni. Per uomini che non hanno mogli né figli a carico, e senza grandi speranze di un futuro roseo e florido se mai più votato alla precarietà, l’aperitivo è uno dei pochi momenti allegri e proficui che rendono la settimana meno amara e più dolce. Si alternano momenti di pure risate ad altri di confronto su diverse idee. Il tutto condito con alcol che anestetizza le ansie e i timori quotidiani e rallenta i freni inibitori. Nei momenti conviviali, con il loro alternarsi di momenti di ilarità a momenti di riflessione, ho trovato una preziosa fonte di ispirazione.

Per quanto riguarda la parte filosofica, cito spesso filosofi e antropologi; ho preso in prestito parte del loro pensiero, solo per poi arrivare alle mie conclusioni. Non aspiro certamente a costruire nessun tipo di nuovo pensiero, obiettivo riservato solo a pochissimi grandi pensatori, ma a cercare di dare una spiegazione a comportamenti e sensazioni che senza l’aiuto di filosofi e antropologi non sarei riuscito a mettere in ordine facilmente. La filosofia mi ha aiutato a dare forma e sostanza a percezioni che avevo già in stato embrionale. Non è un mio obiettivo spiegare nel dettaglio le opere dei grandi pensatori e il loro pensiero nella loro interezza. Per questo ci sono già manuali, libri di testo e biografie. È piuttosto una riflessione suddivisa in paragrafi riguardanti i temi che io in prima persona mi sono posto di indagare e su cui mi sono sempre fatto domande. Non ho quindi toccato tutte le aree e i temi che i diversi pensatori hanno trattato, ma mi sono limitato a quelli su cui la mia curiosità si è posta con maggior forza. Cerco di esemplificare il più possibile il pensiero dei filosofi a cui faccio riferimento e di essere il più chiaro e sintetico possibile, per poi lasciare margini per approfondimenti direttamente al lettore. Tento inoltre di essere il più distaccato possibile, cercando di analizzare e argomentare il mio pensiero da più punti di vista e scevro da giudizi morali. L’obiettivo forse più arduo è riconsiderare l’importanza della filosofia nella nostra vita quotidiana. L’uomo ha a disposizione il sapere di questi grandi pensatori che nei secoli si sono già posti le nostre domande. Alcuni hanno dato delle risposte, altri hanno dato il loro contributo ponendo ulteriori domande, altri ancora hanno previsto situazioni che puntualmente si sono verificate. Da qualunque punto di vista si intenda osservare, è un prezioso aiuto per avere qualche risposta o magari per fare nascere proprie riflessioni autonome e arrivare a una migliore comprensione di sé stessi. La filosofia ha un’enorme importanza per meglio districarsi nel nostro mondo ormai divenuto alienante e fagocitante e questa mia riflessione si pone come stimolo a un avvicinamento alla materia. Non mi sono proposto di scrivere un libro, ma un flusso di pensiero per incuriosire sul mondo filosofico e sulle contraddizioni della società attuale.

Non intendo convincere nessuno né della veridicità del pensiero dei filosofi citati né delle mie deduzioni. È solo un’esortazione a una riflessione interna a ciascuno di voi che potrà portare, se lo vorrete, alle vostre conclusioni.

Prima di iniziare, si tenga sempre ben in mente che la filosofia va considerata come una cassetta degli attrezzi che aiuta a pensare e riflettere. Non è sinonimo di verità.

 

Kinbaku. Beautiful young model posing tied with rope

INTRODUZIONE (di Graziano Bottioni)

Se Emanuele Anceschi intendeva scrivere un saggio di filosofia, quello che alla fine è risultato, è qualcosa di diverso. Il testo parla di filosofia ma non è un saggio e nemmeno un romanzo. È piuttosto un “flusso di coscienza”, una “scintilla”, un “evento spirituale” dove evoca il suo rapporto col mondo. Un rapporto di sensi e ragione che si fanno immaginazione, integrando la biografia dei viaggi con la filosofia, la letteratura, il cinema e la musica attraverso una selezione tematica che ben indica i contorni di una generazione che ha congiunto “impegno” e “aperitivi”, entusiasmi e delusioni.

Come risulta evidente, Emanuele non fa teoria: vive.

Ci racconta di una festa fatta di gioia e rabbia, di curiosità, di domande e di dubbi che non trovano né risposte né certezze; non possono esserci perché forse sono troppo evidenti e forse non necessarie. Sembra dirci che l’importante è vivere pensando, non dare niente per scontato ma essere presenti e confrontarsi con le cose, siano esse un aperitivo con gli amici, un testo di filosofia, una riflessione sulla politica.

Non ci sono gerarchie date perché la realtà è un insieme e per capirla serve un sapere complesso, una “testa ben fatta” e non solo “ben piena”. Questo è il senso di questo libro: un esserci, fatto di pensiero, che respinge l’indifferenza e ci induce a scegliere poiché la “terra piatta” della modernità è solo un’illusione che cancella astutamente e artificialmente i colori della differenza. Scegliere per agire come “cittadini” uscendo dal kantiano stato di minorità che il presente sembra troppo spesso suggerire invitandoci a guardare all’io più che al noi. Viaggiare in queste pagine, muoversi tra filosofia, cinema, musica e letteratura è proprio uno spinoziano vedere la soggettività nell’ottica della comunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 Commenti

  1. Complimenti a prescindere; condividere in un libro le proprie riflessioni su temi così importanti è cosa sicuramente da apprezzare.
    Un solo appunto: la frase ” Per uomini che non hanno mogli né figli a carico” non sembra fare grande onore ad obiettivi così alti. Forse l’autore ha peccato un pò di superficialità in questa enunciazione, ma nel 2021 le donne a carico non si può sentire: gli aperitivi ( nei bei temi di non Covid) li fanno pure le donne, le mamme, padri ,mariti e quant’altro.
    Per il resto
    in bocca al lupo

    S.R

    Rispondi
  2. Grazie mille per il messaggio! Ovviamente con quel “a carico” mi riferivo solo ai figli. Ben lungi da me pensare una simile cosa delle donne.

    E.A.

    Rispondi
  3. Bravo Manu, che sia il primo di una lunga serie

    Matteo Manfredini

    Rispondi

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