“1962” (racconto di Alberto Bottazzi)

M'inghiotte il tempo... sento ancora la porta del pollaio che sbatte… la tramontana che fischia le note allegre di un motivo anni sessanta.

Vedo nel mio lontanissimo giovane orizzonte un tabarro, un mantello che avvolge il corpo di un uomo alto, forte, dal passo lungo e deciso sul cammino verso casa: mio padre!

Sento una voce… una voce che mi chiama al desinare, una voce che rimbrotta le mie ingenue malefatte, vedo mani sempre indaffarate: mia madre!

Sotto il berretto azzurro, sferruzzato dall'amore di mamma, le mie calde speranze di volar via da quel nido, come volo di falco.

Pensieri leggeri come piume, silenziosi come gatti nell'ombra.

Dietro una fila di panni stesi al sole desideri di un dodicenne che rincorreva fantasmi, fantasticava eroi, sensazionali avventure e sublimi fanciulle.

Impresso nella mente il ricordo, come orma di zoccolo nel fango... un sentiero sconnesso di terra e sassi e sterpi verso l'ultima casa del paese di Ligonchio, un sentiero un tempo calpestato dalla vita e dall’amore di famiglia che ora odora di marcio e solitudine a rappresentare il nulla.

Alberto Bottazzi, da: “LE ORME DEL SILENZIO”

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2 Commenti

  1. Bellissima!! Leggere le sue poesie è fare un tuffo nel passato che sembra così presente. I profumi, i rumori le voci riempiono I nostri ricordi. Un tempo, un luogo famigliare che ci vedeva pieni di desideri e di aspettative. È vero, era tanta la “speranza di volar via dal nido…”!!!!
    Adesso vorrei farvi ritorno.
    Grazie!!
    Marcella

    Marcella

    Rispondi
  2. Grazie davvero alla sig.ra Marcella per il generoso commento ed un augurio particolare affinché possa realizzare il desiderio di ritornare al proprio nido mai dimenticato…
    Alberto

    Alberto Bottazzi

    Rispondi

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