Parmigiano Reggiano, elezioni Consorzio: “Il 2020 è stato un anno positivo, ora evitare spaccature per il bene della filiera”

“L’obiettivo fondamentale è il bene del Parmigiano Reggiano: non deve mai essere perso di vista, soprattutto in tempo di Covid ed elezioni del Consorzio. Per questo auspichiamo che non ci siano spaccature ma una giusta ed equilibrata unitarietà”. Sono parole importanti quelle di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che fa il punto della situazione sul ‘Re dei formaggi’, uno dei pochi prodotti alimentari ad aver attraversato indenne l’emergenza economica causata dalla pandemia e che tra poche settimane vedrà il rinnovo dei vertici del Consorzio.

Il 2020 è stato un anno sorprendentemente positivo per la produzione di Parmigiano Reggiano, non solo per la vivacità della crescita (+4,9% la produzione complessiva), ma per l’inattesa scalata in due mercati chiave in cui si temeva una penalizzazione rispetto alle imitazioni: Stati Uniti e Gran Bretagna. I 3,94 milioni di forme di Parmigiano reggiano (circa 160mila tonnellate) realizzate nel 2020 rappresentano il livello più elevato di produzione nella storia della Dop. Ora - sottolinea il vicepresidente Cia Emilia Romagna, "la prima sfida del 2021 sarà quella di cercare di capire e prevedere come si evolve la pandemia. Se da un lato abbiamo visto che il 2020 è stato positivo, non dobbiamo dare per scontato che lo stesso andamento si ripeta anche nel 2021".

Cervi analizza poi il capitolo elezioni: “Vista la situazione delicata e le preoccupazioni per il 2021, è fondamentale individuare le priorità dei programmi. La ‘stella polare’ deve essere quella di far funzionare i piani produttivi proprio per contenere la produzione in base ai consumi. In secondo luogo, è molto importante vedere le aziende sempre più impegnate per il benessere animale e la sostenibilità ambientale, che coinvolge il Consorzio e le organizzazioni agricole nell’assistere gli allevatori".

Altro punto focale: l'export. Con la sospensione dei dazi promossi dall'allora amministrazione Trump, il mercato Usa assorbe circa il 20% dell’export complessivo, seguito da Francia, Germania e Gran Bretagna. Il mercato del Regno Unito, nonostante l'incognita Brexit, nel 2020 ha registrato l'impennata più alta di vendite (+21,8%).

A preoccupare, però, sono i risultati 2021. In America, i prezzi all’ingrosso sono saliti a 10,3 €/kg, contro i 7,5 euro dei primi sei mesi 2020, e il dollaro si è indebolito. E anche le vendite del Regno Unito potrebbero diminuire a causa della concorrenza delle imitazioni. "La crescita del Parmigiano nel 2020 è stata drogata dalla corsa per riempire i magazzini di fronte alle incertezze sugli esiti dell’accordo con l’Ue - spiega l'ancora presidente Bertinelli-. Nonostante il marchio 'Parmigiano Reggiano' sia stato registrato l'anno scorso, con la Brexit i costi di protezione e vigilanza su Dop e Igp fanno ora capo ai singoli Stati membri".

Da qui, "l'importanza di un  consiglio di amministrazione attivo con obiettivi chiari e condivisi", ricorda Antenore Cervi riportando l'attenzione sulle elezioni del Consorzio che si terranno a metà aprile. "Per quanto riguarda la compagine attuale – entra nel dettaglio - la volta scorsa c’è stata per la prima volta una divisione sul territorio reggiano con la presentazione di due liste. Ma, visto che l’obiettivo deve essere quello di salvaguardare il prodotto, riteniamo opportuno che questa volta ci sia una lista unica, cosi come auspichiamo che il prossimo consiglio sia rappresentativo di tutte le realtà produttive in primis dei caseifici cooperativi (che sono la maggioranza), dei
caseifici aziendali e di quelli privati".

A oggi le previsioni simpatizzano con Bertinelli, che potrebbe essere riconfermato una volta messe d'accordo anche le altre provincie. Lo stesso Cervi afferma: "Lo abbiamo criticato per alcuni aspetti nella gestione, ma il giudizio complessivo è positivo. Lo ripeto: il bene della filiera del Parmigiano Reggiano sopra tutto e tutti”.

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