Entro sei settimane riapre il punto nascita di Castelnovo solo per partorienti Covid. AGGIORNAMENTO

Si inserisce tra le pieghe di un documento applicativo del decreto sostegni una clamorosa novità che consentirà, entro sei settimane da oggi di riaprire il Punto nascita di Castelnovo Monti, con anche la benedizione dell’Aaroi-Emac Emila Romagna, (l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani). AGGIORNAMENTO: Si precisa che la frase "con anche la benedizione dell’Aaroi-Emac Emilia Romagna, (l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani)" non corrisponde al vero in quanto l’AAROI-EMAC Emilia-Romagna non è a conoscenza della notizia riportata, pertanto non potrebbe aver preso posizione in nessun senso, si chiede quindi la eliminazione dall’articolo della frase in questione. (Ufficio stampa Aaroi-Emac Emilia-Romagna).

Infatti – si legge in un documento applicativo in corso di approvazione del Decreto legge Draghi n. 41 del 22 marzo -  , stando il “perdurare della pandemia, l’oggettiva difficoltà a raggiungere l’immunità di gregge entro il 1 di ottobre 2021, e la necessità di garantire un luogo sicuro per le partorienti Covid della montagna” (…) “si rende necessario individuare un ospedale attrezzato che impedisca la diffusione del contagio nel momento delicato del parto. L’ospedale Sant’Anna ubicato a Castelnovo né Monti – né con l’accento ndr – per orografia, presenza in essere di reparto dedicato e limitato numero di addetti specializzati ancora operativi si pone come presidio sanitario adeguatamente isolato e sicuro per consentire da un lato i parti della partorienti Covid-19 della montagna, dall’altro la prevenzione del contagio”.

Sul fronte delle risorse “le aziende sanitarie locali – si legge nel documento che potrebbe essere licenziato già oggi, dalle Commissioni salute di Camera e Senato – le aziende locali potranno attingere a quanto sin qui risparmiato grazie alla precedente chiusura dei punti nascita”.

“Si tratta insomma – ci spiega un rianimatore da noi interpellato – di creare un cordone sanitario che sia adeguato a contenere la diffusione del virus. Questo dopo che, in città, si sono rivelate non adeguate le misure di parto in sicurezza e, il virus, ha purtroppo contagiato anche i papà al momento del parto stesso (solo, ovviamente, quelli che hanno fatto la scelta di assistere al lieto evento). Una casistica di cui poco si è parlato per le oggettive implicazioni famigliari” – per non spaventare i futuri papà che scelgono di assistere al parto ndr.

Ma questo – chiediamo – non pone la montagna a rischio di impennata di nuovi contagi?

“No – risponde il medico –. Ancora una volta le risposte giungono dalla statistica. Infatti, l’incidenza di un numero di parti inferiore a 500, pur contando l’Appennino di Modena e parte di quello parmense che qui saranno dirottati da metà maggio -, anche dinnanzi alla proliferazione del contagio rendono i rischi accettabili dinnanzi a una presenza di sole 30 mila persone, per lo più anziane (il 15% ad esempio degli abitanti del capoluogo, il 6% su scala provinciale). L’Appennino ha condizioni orografiche che lo rendono, fortunatamente, un’isola capace di fare cordone sanitario alla diffusione del virus. Si tutelano di fatto le zone produttive della provincia”.

La riapertura imminente del Punto nascite di Castelnovo, però, non risolve l’annoso e chiaro problema più volte citato da Aaroi-Emac Emilia Romagna sul fatto che esistonoparametri ministeriali condivisi con le società scientifiche e le società rappresentative del settore sanitario materno-infantile per declinare e uniformare le linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”?

“Guardi – taglia corto il medico da noi interpellato che preferisce non declinare le generalità – questo è un dato di fatto. Ma come noto i parametri possono valere da alcune parti e non da altre. Lo dimostra il fatto che, pur al di sotto dei 500 parti, sono operativi i punti nascita di Montecchio e Scandiano. Inoltre, abbiamo dimostrato di sapere fare partorire bene le puerpere a casa o anche in ambulanza, quindi il problema non si pone. Soprattutto dinnanzi a una volontà ministeriale che, a questo punto, sarà prevalente sulla querelle punti nascita sì o no”.

Come risulta evidente, però, il punto nascita castelnovese sarà operativo solo “Per puerpere in condizioni di malattia da Covid conclamata da tampone molecolare o anche solo sospetta”.

“In questo caso – commentano forse ironicamente i comitati -  dovremo forse propendere a far fare una autodichiarazione di malattia per poter partorire in santa pace in montagna?”

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10 Commenti

  1. È un bel pesce d’aprile

    Cheru

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  2. Parole come quelle riportate sul finire di questo articolo, ossia “soprattutto dinnanzi a una volontà ministeriale che, a questo punto, sarà prevalente sulla querelle punti nascita sì o no”, paiono rimettere ogni decisione nelle mani della politica, come a me, non da oggi, sembra naturale che sia.

    P.B. 01.04.2021

    P.B.

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  3. Salve. Siamo il Comitato Pro Ospedale Appennino di Parma. Esprimiamo grande disappunto per questa notizia. Le partorienti di Parma si rifiutano di partorire in un’altra provincia, non essendo fardelli da sballottare qua e là a seconda delle esigenze di partito. Non è ipotizzabile vedere cittadini di Parma, con identità parmense e genitori parmensi, con un codice fiscale e un luogo di nascita che rimandi ad altri provincia (figuriamoci, poi, se Reggio Emilia).
    Chiarito che le partorienti non sono sicure nei grandi ospedali di città, chiediamo un intervento dell’associazioni dei rianimatori per dimostrare quello che da sempre dicono: si può partorire tranquillamente a casa propria.

    Comitato Pro Ospedale Appennino Parma

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  4. Mah…. non è che oggi è il primo aprile?

    E.R.

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  5. Pesce d’aprile … amaro. Il punto nascite, nonostante le promesse e i pentimenti del Givernatore Stefano Bonaccini, per ora, non riapre. E dico per ora per eccesso di prudenza. Temo che nonostante le vagonate di chiacchiere della politica locale e regionale, (chiacchiere utili solo per incantare gli elettori) di Bini, Tirelli e compagni (del PD) vari, non riaprirà più.
    Spero di essere smentito ma questo è un pesce d’aprile veramente amaro, sopratutto per le donne della nostra montagna.

    Alessandro Raniero Davoli

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  6. Penso sia un pesce d’aprile..ed in questo momento proprio di pessimo gusto!

    Elga

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  7. Se le partorienti di Parma vogliono partorire nella loro provincia co fanno solo che un piacere a questo punto…non ho parole…altro che pesce d Aprile…
    Questo è un manicomio

    STEFANO

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  8. Un pesce di aprile non lo si può criticare, per quanto di gusto incerto. Comunque sia, ci sono dei bei pezzi di verità in quel che dice il rianimatore e per questo meriterebbe essere inviato alle sigle mediche che fanno terrorismo.

    Nadia Vassallo capogruppo consigliare Castelnovo ne’ Cuori e portavoce Comirato Salviamo le Cicogne

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  9. Pesce d’aprile a parte, leggo la risposta del comitato pro ospedale appennino di Parma e rabbrividisco. Mi astengo da esprimere ulteriori su qualche inciso!

    Massimo Carpineti

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  10. Io, come altri, non so se quanto qui riportato sia o meno un pesce di aprile, ivi compreso il commento del Comitato Pro Ospedale Appennino Parma, ma se così non fosse io non vedrei nulla di male nel desiderio di dare alla luce un figlio nei propri luoghi, Ospedale di zona o casa propria che sia, e del resto mi sembra essere lo stesso principio che ispira le aspettative di chi vorrebbe la riapertura del nostro Punto Nascita montano (mi riferisco alle parole di Stefano e di Massimo, sempreché non le abbia fraintese).

    P.B. 02.04.2021

    P.B.

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