Scomparso il dottor Giuseppe Salsi (detto Peppo), proprietario del mulino di Chichino. Il Cai reggiano e tutta la comunità lo ricordano con affetto

Una grave perdita per la Valle del Tassobbio e per la sezione del Cai reggiano: è morto ieri, nella sua casa a Cadelbosco Sopra, il dottor Giuseppe Salsi, conosciuto da tutti come Peppo. Dentista di professione, in tanti lo conoscevano come proprietario e "mugnaio" del bellissimo Mulino di Chichino, lungo le rive del Tassobbio.

Sulla pagina Facebook del Cai di Reggio Emilia, tanti i commenti delle persone che lo conoscevano e vi si erano immediatamente affezionate, ma anche tanti che di lui avevano appreso le gesta ed erano rimasti innamorati da ciò che aveva costruito con le sue mani. Il mulino di Chichino rimane impresso nella memoria di chi c'è stato come un luogo magico che trasportava in un altro tempo, un tempo di pace.

"Una persona splendida, che ha ricostruito nei minimi particolari il mulino e che era felice di accogliere le comitive del Cai e i tanti escursionisti e viandanti che passavano da quelle parti, attratti dal mulino e dalla sua personalità - si legge sulla pagina-. Nel 2016 il Cai gli aveva consegnato un attesto di riconoscimento per il suo impegno a favore della valle del Tassobbio e per la sua grande disponibilità nei confronti di tutti gli escursionisti. Nel febbraio del 2017, ha partecipato a una bella serata del Cai per la presentazione del film "Masnàr, storie macinate dalla Valle del Tassaro", di Silvia Degani di cui Peppo era uno dei protagonisti".

Nel documentario, il dottor Giuseppe Salsi detto Peppo è rappresentato come "simpatico e anche burlone, bofonchiante nel suo essere schivo da ogni celebrità". Un ritratto che si addice a un uomo semplice e legato alla terra, al suo lento manifestarsi e meravigliarci, un lavoratore preciso e minuzioso, ma anche una persona di buon cuore, generosa e aperta agli altri. Un dentista che "da Cadelbosco Sopra si sposta nel Tassobbio per comperare un pezzo di terra vicino a Lesignola su cui si trova un rudere, a pertinenza agricola, imploso su se stesso e dimentico. Ma Peppo, in poco più di quattro anni, lo ricompone in una meraviglia, in quello che ora è il mulino di Chichino, quello ripreso da Silvia Degani in Masnàr appunto".

Un mulino molto intimo, quello raccontato in Masnàr dal dottor Salsi. Un mulino-casa fatto di coccinelle e giglietti, di fuchi e ferri murati, di oggetti desueti e vecchi arnesi. Gli amici lo ricordano come una persona riservata, che "ti accoglieva con un sorriso e ti apriva le porte di casa (o meglio del mulino) senza remore di tentennamenti. ti faceva sentire quel vecchio pezzo di storia ricostruito con le sue mani come se fosse tuo tale renderlo quasi pubblico. Mancherà all’intera comunità".

 

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