“C’era posta per voi – 365 lettere al potere”: ecco il nuovo libro di Armido Malvolti

C’era posta per voi - 365 lettere al potere è il titolo del nuovo libro di Armido Malvolti, da alcuni giorni in libreria (e nei negozi online). Un bel librone di oltre 500 pagine, pubblicato dalle Edizioni Helicon di Arezzo. La copertina, invitante e significativa, è di Mauro Moretti, milanese di nascita, villaminozzese per scelta. Un libro completamente diverso dai precedenti.

Si tratta di lettere, scritte oltre un quarto di secolo fa, dal 1° gennaio al 31 dicembre del 1995 e mai spedite. Lettere indirizzate a personaggi molto in vista, abituati a maneggiare e/o a convivere con il potere. Ne citiamo alcuni, così, tanto per dare un’idea. Gianni Agnelli e Giulio Andreotti; Silvio Berlusconi e Umberto Bossi; Romano Prodi e Lamberto Dini; Bill Clinton e Mikail Gorbaciov; Giovanni Paolo II e il Segretario Generale dell’ONU; Antonio Fazio e Luigi Abete; Enzo Biagi e Indro Montanelli; Massimo D’Alema e Antonio Di Pietro. Ci sono poi destinatari tra il curioso e l’improbabile tipo: la Befana e Pinocchio; Dio Onnipotente e la Signora Morte. Alcuni sono “nostrani”: Iva Zanicchi e Antonella Spaggiari; Lino Zanichelli e Guido Folloni. Anche Nilde Iotti.

Perché Malvolti si è preso la briga di utilizzare per un anno intero alcune ore della sua giornata per scrivere ai potenti? Non poche ore evidentemente, perché gli argomenti trattati, i dialoghi che intreccia, le domande che pone sono tali da far pensare che a monte ci sia stata un’attenta lettura di parecchi giornali e l’ascolto di più di un TG. In parte è lo stesso autore a spiegarcelo in una Nota dell’autore che introduce alla lettura. Le scrissi per dare libero sfogo a sentimenti che mi rendevano amara la vita. Negli ultimi mesi del 1994, quando decisi di mettermi all’opera, ero arrabbiato e deluso. Deluso perché? Man mano che ci si inoltra nella lettura si trova la risposta. Malvolti ce lo spiega con una scrittura che spazia dal tono satirico a quello ironico; dalla riflessione all’accusa; domandando più che manifestando certezze. Passano le settimane e i mesi e ci si accorge che lo stile cambia, che tende a prevalere l’ironia, in competizione con il pessimismo. Un pessimismo che, forse involontariamente o forse no, tende a rivalutare la tanto bistrattata Prima Repubblica, quando, pur tra mille e mille difetti, la politica era partecipazione mentre, nel 1995, era già prevalentemente spettacolo.  Più Bagaglino che Teatro dell’Opera. Nel complesso quest’opera, singolare e forse unica per il modo in cui è stata pensata e realizzata, ci mette a disposizione più di uno strumento per rileggere e riconsiderare gli avvenimenti di un anno importante .

Malvolti non si sottrae, non si nasconde: ci mette la faccia. Si potrà essere d’accordo oppure no con ciò che scrive, ma è innegabile che, prendendo spunto dai fatti quotidiani, ha realizzato un documento di valore storico, un libro che ravviva la memoria, sorprende e diverte. Storia di ieri capace di parlare all’oggi.

Perché pubblicarlo dopo un quarto di secolo? E’ ancora Malvolti a darci la risposta. La scorsa primavera, confinato in casa dall’epidemia pandemica, mi sono ricordato di quel lavoro certosino durato un anno intero e ho voluto rileggere ciò che avevo scritto. “Cavolo – ho esclamato dopo averne lette una quindicina scelte qua e là a caso – è passato un quarto di secolo e non è cambiato praticamente nulla”. Malvolti continua e ci spiega perché non è cambiato praticamente nulla, ma lasciamo ai lettori il piacere della scoperta.

In questo volume Malvolti non è solo. Gli fa compagnia il professor Marino Biondi: storico della letteratura e critico letterario, già insegnante di Letteratura Italiana nell’Università di Firenze, ha scritto saggi su Dante, Croce, Fellini, Svevo, Malaparte, Pratolini, Silone, Agnelli e molto altro. Per il libro di Malvolti il Prof. Biondi ha curato una postfazione di oltre 70 pagine, un saggio che in quarta di copertina viene presentato così.

La corposa e documentata postfazione del professor Marino Biondi, che analizza il vissuto degli anni successivi, dal 1996 all’oggi, aiuta il lettore a compiere un’approfondita analisi storico-politica e a capire sia i cambiamenti sia le analogie: è sorprendente quanto gli avvenimenti di quell’anno abbiano influenzato il decorso politico, economico e sociale del quarto di secolo successivo. Il saggio conclusivo, dominato dall’ombra pandemica, completa e qualifica anche con un’imponente emeroteca, innumerevoli i giornali citati, un’opera che si muove fuori dagli schemi convenzionali.

  Covid permettendo, il libro sarà presentato in varie località nel corso dell’estate.

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