Il Sant’Anna, l’ospedale della montagna reggiana, compie 90 anni

Lunedì 17 maggio 2021 ricorre il 90° anniversario dalla Fondazione dell’Ospedale Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti, l’ospedale della montagna reggiana. Una storia fondamentale e un legame tra un territorio, la sua comunità e il suo ospedale che è estremamente forte ancora oggi. Così ricorda la fondazione del Sant’Anna il medico pediatra, ex Sindaco e nipote del fondatore (l’Onorevole Pasquale Marconi), Gianluca Marconi.

“Nel 1929 mentre svolgeva la sua attività di chirurgo nell’ospedale di Reggio Emilia, avversato dal regime anche nella professione medica per il suo coraggioso e determinato antifascismo, il dottor Pasquale Marconi concepiva l’idea di aprire un ospedale a Castelnovo ne’ Monti.

Era un giovane e brillante medico chirurgo pieno di volontà e capacità, ma di scarsissime, o per meglio dire inesistenti, disponibilità finanziarie.

A Castelnovo si parlava dell’ospedale ormai da quasi 70 anni, ma di fatto nulla o quasi era accaduto. Una prima notizia riguardante l’ospedale risaliva al 1867, quando l’allora arciprete della Pieve, don Francesco Riccò, scrisse in onore della signora Agata Monzani, deceduta in quella data, testimoniando la volontà della stessa di creare una struttura nosocomiale per la quale aveva lasciato fondi ed ottenuto dal Regio Governo un contributo di 2000 lire.

L’edificio fu terminato 10 anni dopo la morte della signora Agata, non divenne un ospedale ma una scuola elementare gestita dalla Congregazione della Carità e rimase tale almeno fino al 1920. Nel mese di settembre del 1920 la montagna reggiana fu colpita da un forte terremoto che ebbe il suo epicentro in Garfagnana.

Lo stato italiano pensò di creare centri di soccorso sanitario nell'appennino tosco- emiliano e vicino alla scuola elementare venne edificato un villino in cui fu riposto materiale sanitario ospedaliero di un certo valore, che era stato donato all’on. Meuccio Ruini allora presidente del comitato dei sindaci della montagna dalla Croce Rossa Americana.

Malgrado l’amministrazione comunale e la Congregazione della Carità mostrassero un certo interesse per l’apertura di un ospedale ed altri medici avessero provato a farlo nascere, fu solo con Pasquale Marconi che il progetto prese inizio e fu poi realizzato.

Il coraggio e l’entusiasmo di Marconi nel voler dare un ospedale alla sua montagna, lo portarono a risalire sui monti per andare a trattare con la Congregazione della Carità l’acquisto di quelle due costruzioni da cui nacque l’ospedale.

Lo accompagnavano il dottor Favali e Giovanni Grasselli, suo fedele amico, che sarebbe diventato l’amministratore del Sant’Anna . Per l’acquisto serviva denaro e Pasquale Marconi chiese aiuto ai preti della montagna suoi vecchi amici…

Grazie ad una cambiale di 50.000 lire firmatagli da don Canedoli, si presentò in Comune e alla Congregazione. Il 22 gennaio 1931 avveniva il rogito e Marconi entrava in possesso dei due edifici e del materiale sanitario ospedaliero contenuto “con le condizione che a cura del concessionario, lo stesso dottore, venisse attuato l’impianto dell’ospedale, con successivi lavori a carico dello stesso di adattamento, ampliamento, arredamento, con non dubbio vantaggio e soddisfacimento delle popolazioni di Castelnovo ne Monti e dei comuni della montagna reggiana”.

Da questo momento Pasquale Marconi si dedicò con forza coraggio e dedizione incondizionata alla costituzione dell’Ospedale. La sua rete di amicizie e conoscenze lo aiutarono nella messa a punto della struttura.

Ricordo con affetto e riconoscenza Policarpo Giovannelli, suo cugino e uomo di fiducia,Giovanni Grasselli che curava gli aspetti amministrativi e di tanto in tanto ricordava a Marconi le cambiali da pagare…tutti gli operai le maestranze, i primi infermieri ed i primi medici che lo supportarono, le suore tra cui suor Paola Nervi della Congregazione delle Piccole Figlie di Gesù di Sale in Piemonte.

Si trattò proprio di un lavoro intenso di tutta una comunità che permise di inaugurare l’ospedale il 17 maggio del 1931.

L’evento fu solenne con tanto coinvolgimento della popolazione, ma anche di tanti rappresentanti delle istituzioni reggiane e dell’onorevole Paolucci docente di Chirurgia all’Università di Parma. Non mancarono le autorità politiche locali, ovviamente fasciste.

Le autorità politiche e la Congregazione della Carità avevano imposto di intitolare l’Ospedale al Principe Umberto e il Podestà Rabotti chiese che durante le celebrazioni fosse posizionato nel posto d’onore il ritratto del principe Umberto anziché quello di San Giovanni Bosco, simbolo del sostegno ai poveri, agli ammalati, ai disagiati, preparato da Marconi alcuni giorni prima. Quest’ultimo si rifiutò di togliere il ritratto del Santo e arrivò a minacciare la sospensione dell’inaugurazione; San Giovanni rimase nel suo posto d’onore .

Malgrado l’ inconveniente l’inaugurazione riuscì bene: la montagna reggiana aveva il suo ospedale. Tra i primi reparti ad aprire ci furono la chirurgia e l’atto del primo ricovero fu per il signor Carlo Sironi di Paolo, di professione contadino di Castelnovo ne’ Monti, ricoverato il 19 maggio del 1931, e il Piccolo Cottolengo dove Marconi accolse e ricoverò i gravi disabili abbandonati o appartenenti alle famiglie più povere della montagna che trovarono nell’ospedale, in quel reparto, la loro casa.

In brevissimo tempo gli ammalati aumentarono molto, nei reparti non c’erano più letti e materassi di lana e si utilizzavano brande militari. L’ospedale si allargò nella struttura e crebbe nei reparti e nei servizi, fu un punto di riferimento sanitario e sociale indispensabile nel terribile periodo della seconda Guerra Mondiale e nella rinascita post bellica del nostro Paese.

L’Ospedale Sant’Anna continuò il suo prezioso lavoro di tutela e cura della salute dei cittadini fino al 1976 come casa di cura privata convenzionata, poi passò dalla famiglia Marconi alla Regione che ne fece un importante ospedale di zona. I cittadini del nostro Appennino hanno trovato e continuano a trovare sempre nel Sant’Anna le risposte ai loro bisogni sanitari primari e la tutela del loro diritto alla salute sancito anche dalla nostra Costituzione.
Mi scuso se sento la necessità, e spero di poterlo fare, di parlare ora a nome di tutti i cittadini di Castelnovo e della Montagna che per anni ho avuto davvero l’onore di rappresentare come sindaco e pubblico amministratore della Comunità Montana: noi tutti cittadini della montagna siamo profondamente legati al nostro ospedale Sant’Anna, ed oggi celebriamo con ammirazione e riconoscenza al suo fondatore Pasquale Marconi il novantesimo anniversario della sua Fondazione avvenuta il 17 maggio del 1931.
Siamo convinti e certi, e purtroppo questa pandemia lo ha ampiamente dimostrato, della assoluta e indispensabile necessità di salvaguardare e consolidare il nostro presidio ospedaliero di zona Sant’Anna, ovviamente nell’ambito delle rete provinciale ospedaliera ed i nostri servizi sanitari territoriali sempre più fondamentali nella cura e nella prevenzione delle malattie .
Affidiamo agli amministratori locali, a quelli provinciali e soprattutto regionali, ai dirigenti della nostra azienda sanitaria il presente ed il futuro del nostro ospedale e dei nostri servizi sanitari territoriali, certi del loro impegno sul quale non mancherà l’appoggio e la presenza attiva dei cittadini di questa terra, di questo meraviglioso Appennino Reggiano”.

 

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3 Commenti

  1. A quei tempi, nella zona antistante la caserma, c’era una bella fontana ⛲ in cemento, che venne poi demolita per fare il parcheggio. Mio padre conservò in giardino, per ricordo, la vasca superiore. Il 17 maggio, in occasione dell’anniversario della inaugurazione del nosocomio, la regalerò al sig. Pietro Cani, infermiere, una delle colonne storiche del Sant’Anna. Un gesto simbolico per dire grazie e restituire storie, affetti e ricordi, a tutto il personale medico, paramedico ma non solo, che in tutti questi anni ha dato tanto a questo ospedale e a tutta la nostra montagna.

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  2. Carissimo Nonno,
    che nostalgia crescente sento di Te!
    Avevo solo 13 anni e mezzo quando sei partito per raggiungere la Mammona, la tua Anna prediletta, la Piera, Arturo, la Mirella e tutti i Tuoi Cari…
    Vorrei ci fossi ancora Tu! Come esempio di fede, di politico, di uomo, di coerenza e di coraggio.
    Ma vorrei che ci fosse anche la Mammona ad insegnarci il Suo grande amore la Sua maternità immensa: dolorosa, ironica, vanitosa, concreta…il Suo amore infinito per Te!
    Poi abbasso gli occhi alla mia altezza, all’attualità, alla guerra di oggi e sento che ci sei. Ci siete ancora. Nel mio cuore e nella mia coscienza.
    Grazie a Te, alla Mammona, agli Zii, alla Mamma; alla Mirella e alla Piera cugine; al Papà!
    Perché ci avete insegnato che l’anima ci unisce tutti, all’Ospedale, con tutti, in tutto il mondo. Sempre.
    Cecilia

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  3. Tutto l’onore al merito!
    Fausto Giovanelli

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