Punti nascita, l’appello delle Cicogne ai sindaci: “Abbiate la compiacenza di incontrarci”

Ospedale Sant'Anna all'epoca dell'inaugurazione

Nel 90esimo dalla nascita dell'ospedale Sant'Anna di Castelnovo ne' Monti, il Comitato Salviamo le Cicogne ritorna a porre l'attenzione sulla riapertura dei punti nascite. Promessa dal presidente regionale, Stefano Bonaccini, in campagna elettorale e rimandata a "tempi migliori", quando il rallentamento della curva epidemica avrebbe permesso di tirare un sospiro di sollievo, ora il Comitato chiede un incontro.

Durante l'ultimo Consiglio comunale, il sindaco di Castelnovo ne' Monti, Enrico Bini, ha comunicato che vi saranno una serie d’incontri fra l’assessore Donini e i sindaci dei comuni montani aventi un ospedale, per parlare della imminente riapertura dei punti nascita.

"La cosa ci conforta - afferma il comitato - perché finalmente il progetto più volte annunciato esce dalle stanze della
Regione, facendo così aumentare la credibilità della promessa. Ciò nonostante sappiamo come le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni e che il diavolo si nasconde nei dettagli, per cui aspettiamo ad esprimere un giudizio positivo fino a quando i contenuti del progetto non saranno resi noti".

La nota dolente, secondo il comitato, rimane il metodo. "Possibile che la discussione sia riservata agli addetti ai lavori e ai sindaci. Possibile che ci sia questa paura verso le persone che loro amministrano, questa autoreferenza e questo credersi di un livello superiore rispetto alla gente comune?". "Eppure sono loro che in nome della sicurezza hanno chiuso l’assistenza al parto in tutta la montagna emiliana - continua - e sono loro quelli che in nome di un potenziale e mai provato rischio infinitesimale, inferiore a quello di una reazione avversa alla vaccinazione da Covid, ha relegato le donne alla squallida realtà dei parti in ambulanza e le doglie in elisoccorso, e alla condanna di due ore di strada fra tornanti, nebbia, ghiaccio e traffico per arrivare "nella fabbrica dei parti" giù in pianura".

"Bonaccini non faccia come Zoro", l'appello del Comitato, che ricorda così la recente vicenda di Rula Jebreal e il suo rifiuto a partecipare alla trasmissione Propaganda Live poiché unica donna su sette invitati. "Zoro, per sfuggire all’accusa di maschilismo, ha risposto che “le donne le invitiamo non in quanto donne, ma perché competenti”, facendo con la toppa un danno peggiore del buco".

"Ricordate che le Cicogne sono prima di tutto Donne - conclude il comitato - le prime interessate al funzionamento in sicurezza del punto nascita, donne che hanno partorito e donne che sono state salvate assieme alla propria figlia grazie alla vicinanza dell’assistenza, donne che sono anche madri, mogli, imprenditrici e lavoratrici oltre ad essere montanare e vivere in un territorio bello e aspro, che i politici frequentano solo in vacanza o per le campagne elettorali. Nessuno è più competente di noi che viviamo sulla nostra pelle dal 2017 il pericolo che avete creato voi, nessuno è più competente delle donne per pensare a sé stesse. Abbiate la compiacenza di incontrarci".

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Un Commento

  1. Diventa difficile non essere d’accordo con quanto chiedono le cicogne ma il mondo della politica è un mondo strano, dove la condivisione non è ben accetta, dove esistono ancora le stanze chiuse dove si prendono decisioni non da discutere ma solo da comunicare. Nella mia esperienza politica ho chiesto mille volte che vi fosse la possibilità di condividere le decisioni e non non solo di votarle, ho chiesto di coinvolgere i comitati sugli argomenti di comune interesse ma raramente questo è avvenuto. Poi ci si lamenta del disinteresse dei cittadini verso la politica senza neppure tentare di farli sentire partecipi. Solo in vista di elezioni il rapporto migliora ma solo temporaneamente per interesse di voti. Fanno sorridere i vari proclami di politica partecipata, l’indaba delle nazioni ed altre trovate per far sembrare nobile ciò che spesso non lo è poi tanto. Non credo che la chiusura dei sindaci a riguardo di questi argomenti non sia supponenza ma timore che vengano alla luce, meccanismi, forzature e ricatti a cui la politica dei piccoli comuni è esposta. Quante volte ci sarebbe voluto più coraggio che poi l’appartenenza politica ha invece ridimensionato, coraggio che purtroppo, spesso è mancato anche a tanta nostra gente, pronta a rassegnarsi senza lottare. Per questo ringrazio le cicogne, per la loro costanza, la loro tenacia, profusa anche quando la gente sembrava rassegnata. Bisogna imparare a pretendere dalla politica di essere davvero rappresentati, non come appartenenza ideologica e anche qui ci sarebbe da discutere, ma come sacrosanto diritto di poter vivere in un territorio senza essere penalizzati. Grazie cicogne e grazie a tutti quelli che, senza paura, fanno sentire la loro voce.
    Antonio D. Manini

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