La Cornacchia Grigia Isabellina immortalata da Umberto Gianferrari, una rarità del nostro Appennino

Le fotografie di Umberto Gianferrari immortalano un Corvide di colore bianco, un colore chiamato nello specifico isabellino, ancora più raro dell'albino puro con occhio rosso. Sembra che un altro uccello simile sia stato avvistato solo in India, per far comprendere la rarità di questo avvistamento. "Ringrazio  l'amico musicista Alex Agostini per avermi segnalato questo strano animale - commenta Gianferrari-. Da quel giorno, l'ho cercata senza tregua e finalmente l'ho potuto fotografare".

Insieme a Gianferrari, è arrivato dal Piemonte anche il fotografo Sergio Casalone, rimasto vittima del fascino di "Isabella". Dopo due giorni di appostamento nei dintorni di Castelnovo ne' Monti, i due fotografi sono riusciti a scattare foto nitide della cornacchia. "Saliti su una piccola collinetta avevamo la sua area di volo davanti a noi - racconta Casalone -. Sì, perché Isabella è una cornacchia bianca, un'unicità che al mondo ce ne sono poche. La soddisfazione è stata tanta, l'emozione ripaga sforzi e stanchezza, le sinergie messe in campo da me e Umberto hanno fatto si che si realizzassero non solo questi scatti, ma che un sogno si potesse realizzare".

"Qui nell'Appennino Reggiano non abbiamo né gli orsi, né i salmoni che risalgono il Secchiello - conclude Gianferrari-, abbiamo però tante altre eccellenze, comprese la capra bianca della fate e il cervo dal viso pallido, che sta a noi tutti promuovere e valorizzare, anche per incrementare il flusso turistico qui sulle nostre montagne".

 

 

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3 Commenti

  1. Grandissimo Umberto, che piacere rivedere le tue splendide immagini: sto già aspettando le prossime…
    Grazie !

    Ivano Pioppi

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  2. Isabella

    “Isabella!” La donna cacciò uno strillo da far venire matura la frutta nel piatto in mezzo alla tavola. “Adessa basta!”
    Isabella sollevò la testa e guardò la madre, come fosse un’ombra ululante apparsa nel mezzo della cucina. Scrollò la testa e riprese a fissare il pavimento in battuto.
    “Bisogna che te lo cavi quel vestito!” Urlò di nuovo la madre.
    “Nò.” Disse secca Isabella “Fin che non torna, non me lo cavo.”
    “Un anno!” Sbottò la madre lanciando un mestolo nell’acquaio “E’ un anno che ce l’hai addosso. Ma ti vedi? Magra scavata, quel biccio addosso che ormai è sporco e liso. Un anno che vai avanti così. Mi farai morire dal dispiacere.”
    “Fino a che lui non torna, non posso toglierlo. L’ho promesso. Ce lo avevo il giorno che è partito.” Isabella lisciò il vestito sulle gambe secche.
    “Siamo andate in comune ogni mese,” Riprese la madre aggirandosi per la cucina fumosa “Tutti i mesi. Abbiamo letto le liste, lette e rilette. Non c’è. Il nome non c’è!” Gridò in un crescere di disperazione, poi si piantò le mani sui fianchi e rimase a fissare la figlia.
    “Ma io, non posso toglierlo.” Isabella lo sussurrò quasi come lo starsene lì a consumarsi assieme al vestito liso e sottile, sbiancato in riflessi giallastri, fosse frutto di un ineluttabile destino.
    “Non tornerà.” Sentenziò la madre buttandosi uno scialle sulle spalle, poi uscì sbattendo la porta.
    Isabella giacque sola, in mezzo alla cucina, testa bassa, i capelli spernigati sulle spalle ossute. Seduta ad aspettare chi non sarebbe tornato mai più. Seduta, a lisciare la stoffa consunta, un giorno dopo l’altro. Infilata in quel vestito corroso, uno straccio di stoffa dalle cuciture ormai fiacche.
    Di una slavata e sfinita tinta gialliccia, una tonalità che in paese, tempo dopo, tutti iniziarono a chiamare: color Isabella.

    Silvano Scaruffi

    Umberto

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  3. Grazieee Messer Umberto,
    non l’avevo mai vista… e neppur sapevo della sua esistenza… Stupenda!
    E’ proprio vero che neanche il miglior agrimensore sa tracciare i confini dell’ignoranza!

    Massimo Pinelli

    Rispondi

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