Ave Govi: quanti la conoscono?

Ave Govi: quanti la conoscono?

È nata a Meruzzo di Carniana, in comune di Villa-Minozzo, località amena, piena di luce. Terra ammaliante, di ginestre che riflettono il sole, di declivi salsedinosi da sfruttare solo come pascolo, ma anche di terra bruna, grassa, che vuole essere coccolata ma poi ti ripaga con il grano, l'erba, le soddisfazioni.

Ma una strega invidiosa e malvagia, sotto forma di frana, negli anni cinquanta del secolo scorso ha inghiottito il vecchio paese, costringendo la gente ad andarsene altrove. In uno dei suoi racconti Ave ricorda i rumori sinistri delle case mentre la frana, lentamente, le sfasciava trascinandole a valle. Rumori biechi, lancinanti come doglie, che ti paralizzano e contro cui ti senti impotente. E poi il risveglio dall'incubo e la necessità di scuotersi, di ripartire per sopravvivere, di cercare altrove una collocazione nuova e sicura.

 

          Ave a Villa presenta uno dei primi suoi libri.   Al Concorso "Castellaro" . Premiata al concorso Fipac di Reggio E. 

Cos'era la povertà e la paura in tempo di guerra lo ha sperimentato fin da piccola sulla propria pelle. La strage di Cervarolo, l'incendio di Toano là verso levante, l'agguato di Gatta, quello di Ca' Marastoni e tante altre rappresaglie erano ben presenti ed angoscianti nella memoria e nei discorsi della gente. Meruzzo si trovava sui sentieri dei partigiani e le SS non andavano tanto per il sottile, non esigevano fatti concreti per attuare le loro bestiali rappresaglie. Bastava un sospetto o una informazione equivoca e si scatenava l'inferno. È andata bene per Meruzzo, ma la paura ha attanagliato i cuori fino all'ultimo giorno di guerra.

E la scuola? Una cuccagna se teniamo conto dell'impegno e dei risultati da prima della classe. Ma bisogna rinunciare anche a questa. Mi ha raccontato che a 14 anni è andata, da sola, a Genova in cerca di lavoro. L'età troppo tenera sconsigliava l'assunzione. Le “buone famiglie” del luogo avevano bisogna di persone robuste, mature, e ... sottomesse. E l'Appennino reggiano ne ha fornite tante di persone sane, laboriose, serie. L'Ave, con le treccioline alla Pippi Calzelunghe, sembrava anche più giovane rispetto all'età reale, e più fragile. Ha suonato a uno, due, dieci campanelli. Solo una famiglia le ha concesso la possibilità di farsi ascoltare. Ma anche qui lo zampino del diavolo. In quella casa c'era un grosso cane considerato "uno della famiglia". Alla richiesta se le piacevano gli animali Ave risponde candidamente di si, ma anche che "gli animali non devono stare in casa", come era solita costatare al proprio paese. La risposta la potete immaginare.

A formare il carattere e il fisico di Ave non manca neppure una precoce esperienza come mondina. Non ha ancora l'età legale per quel tipo di lavoro, ma uno strappo si può fare. Ci spiega in un racconto che "...lavoravo come una persona adulta, ma la paga, a causa dell'età, era dimezzata".

Le Mondine di Carniana nel 1948 (Foto di Nora Prandi-Belli)

Poi Ave cresce, si sposa e col marito si spostano prima a Milano poi definitivamente a Reggio. Qui ha modo di conoscere alcune persone cui piace "scrivere", (tra queste anche la sorella maggiore) che l'incoraggiano a mettere sulla carta le proprie sensazioni, i pensieri, a partecipare a concorsi e attività culturali, infine ad iscriversi alla Associazione Scrittori Reggiani. Ave sa di non possedere una preparazione letteraria di base, ma supplisce caparbiamente con i propri mezzi. Prima di tutto con la lettura: leggere, leggere, leggere. Da qualsiasi libro si può ricavare un'idea, un pensiero da rielaborare, un insegnamento. Poi la ricerca della parola più appropriata. Le parole che Ave usa, prima di essere vergate sulla carta, vengono indagate, passate al crogiolo. Ognuna di esse è una tessera precisa di un mosaico e deve andare al proprio posto per dare vita ad un quadro armonico e piacevole. E questo vale sia per gli scritti in lingua che per quelli in dialetto. Perché l'autrice ha una dote particolare anche per il dialetto (ricordiamo, tra i molti primi premi, quello alla Giarêda del 1995).

A sinistra a Vedriano nel 2007.

A destra in buona compagnia: vicino a lei lo scrittore-editore Carlo Pellacani, poi il poeta-scrittore Luciano Serra e l'assessore di Canossa Cavandoli a Selvapiana nel 2121

Radicata al proprio territorio come le sassifraghe, capaci di resistere a venti e bufere, Ave racconta (sarebbe più esatto dire rivive) la vita della propria infanzia. Che poi è la vita di un borgo dove l'autrice comincia presto a porsi domande "serie" sul perché di tante cose, di certi comportamenti. La realtà della propria "crescita" è stata quella. Quella di quando il mondo girava intorno al campanile, alla scuola, al lavoro massacrante dei campi. Quella di un mondo che non si vuole svegliare, radicato a concetti ormai desueti a causa del cambiamento della società. Quella che trasuda, prepotente, dai titoli delle sue opere: C’era una volta un paese (poesie - 1999); Briciole e zolle (Poesie - 2002); Bachi e zolle (Poesie - 2005), I racconti del camino e voci sparse (Racconti - 2008); Non sono favole (Ricordi di guerra - 2015); L'ombra lunga del campanile (2015); Le vite di Emma (2019); Volevo solo capire (romanzo del 2021).

Forse c'è anche la ricerca inconscia di un nido caldo ove rifugiarsi, quel nido che lei non ha potuto gustare quando era il momento perché costretta a volare via precocemente per esigenze vitali. E questo è più presente nei componimenti dialettali: Rimpiciulît cuma 'na furmighina, / arampicât su, su, travêrs i mûr, / truvâr 'na crèpa e fân la tu' caslîna, / e fermâr la meridiâna in fàcia al sûl?". Il concetto della propria identità come esigenza interiore affiora in un altro componimento: "Buon giorno, Buona sera, Come sta? / Pur 'e dialèt 'e stenta a rifiurîr! / Pansâr che, déntr a n' l'èma mai scurdâ, / che l'italiân s'ha sémper fat sufrîr. … / e t'avrìss êsre quel ac t'êr un têmp / e che dop at n'ê pu' stâ".

C'è materia anche per psicologi e sociologhi nelle descrizioni di Ave: la delusione del capofamiglia alla nascita della quarta figlia (e non del tanto atteso maschietto!) e il rifiuto nei confronti di questa; la necessità e la forza di volontà di assumersi responsabilità da adulti prima ancora di essere stati bambini; l'amarezza di vedere finire tragicamente una storia di emancipazione, del tentativo di una protagonista dei racconti che, a modo suo, riesce a realizzarsi ma senza entrare a far parte del nuovo contesto; poi Emma che finisce a fare la perpetua, lei che non andava né in chiesa né a messa (Le vite di Emma); la caparbietà di un ragazzo che tiene testa al padre e al parroco coi propri ragionamenti, evitando di entrare in seminario contro la propria volontà (Volevo solo capire); la costatazione che “solo in chiesa ricordo - le donne cantare”, e poi il concentrato delle nostre delusioni: “Dal rigattiere i sogni – rimasti nel cassetto”, o il rendersi conto che “invecchio, ma non mi sento più saggio di ieri” (Il pensiero del momento).

E, prima di concludere, una costatazione personale: è capitato a me ma anche ad altri (per loro ammissione): quando inizio un libro di Ave non lo mollo più finché non l'ho finito. Provateci!

A Trani, nel 2019, Vince il primo premio con Le vite di Emma. Presenta la serata Neri Marcorè,

Digitando "Le vite di Emma" di AVE GOVI – su YouTube

https://www.youtube.com › watch potete vedere il filmato sulla premiazione al concorso di LiberEtà, a Trani, nel 2019. Per acquistarlo basta digitare Le vite di Emma di Ave Govi cercando sul catalogo di Https: //www.libereta.it. Per l'ultimo nato (Volevo solo capire) inizialmente è nato come regalo a pochi amici. Ora l'autrice sta meditando di pubblicarne un nume maggiore ddi copie e metterlo in commercio.

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3 Commenti

  1. Complimenti alla scrittrice e al nostro Savino, solo a titolo informativo gli voglio
    far sapere che nel 2011 è stato pubblicato un mio libro che racconta episodi sulla guerra in dialetto con traduzione in italiano dal titolo “Questi an en mea foli”
    Sottotitolo “Queste non sono favole” Già depositato un anno prima alla (SIAE)
    Quando si dice il “caso”. Ci tengo a ripetere che io non sono una scrittrice, ma una narratrice non mi sognerei mai di scrivere una poesia o un romanzo, ma ciò che scrivo è solo farina del mio sacco. Rinnovo i miei complimenti alla brava Ave.

    EldaZannini

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  2. AVE GOVI, cara ragazza montanara che pur vivendo in città come me ha mantenuto la parlata di Villa Minozzo , la semplicità e la concretezza delle persone di montagna.
    Nonostante abbia accumulato successi evidente, è rimasta “nostrana”, quasi umile rapportandosi con gli altri, La sua sensibilità è latente, limpida, da persona saggia, serena e con sentimenti puliti, di quelli antichi di cui si ha tanto bisogno.

    ilde rosati

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  3. Tantissimi complimenti alla brava scrittrice da parte della figlia della prima mondina seduta a sinistra.

    Luciana

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