Febbio 2000, asini al pascolo: sabotaggio alla seggiovia? Il proprietario del branco si scusa

Elio Ivo Sassi, sindaco di Villa Minozzo

"Questa è la situazione all’arrivo della seggiovia Febbio 2000 - gli animali non hanno colpa”. Comincia così il lungo sfogo del sindaco di Villa Minozzo, Elio Ivo Sassi che, per chi lo conosce, sa essere persona pronta a sopire polemiche e attriti. Ma questa volta non è andata così.

Il fatto: come ampiamente documentato dalle foto del sindaco, animali (asinelli) al pascolo sono lasciati scorrazzare liberamente all’arrivo della seggiovia, in uso ancora per quest’anno alla società Contessa srl – solo a dicembre si era giunti a un faticoso accordo dopo la rinuncia della stessa ndr . Il tutto a pochi giorni dal concerto di Max Gazzè e, come noto, gli animali al pascolo defecano negli stessi luoghi che giovedì ospiteranno decine di persone.

“Non credo che questo sia compatibile – prosegue il sindaco che incassa il sostengo di tutti i commentatori - auguro ….. a Febbio ogni cosa bella, di continuare ad essere il teatro popolare all’aperto del nostro comprensorio turistico - abbiamo e stiamo cercando, con soldi pubblici Regione, Comune e  la partecipazione di privati  (società di gestione la Contessa) di ammodernare gli impianti del comprensorio sciistico, di contro chi ‘doveva’ collaborare con il Comune, ha preferito questo tipo di turismo”.

Sullo sfondo, per quanto non scritto, il riferimento è verosimilmente alla proprietà: gli Usi civici di Febbio e a un precedente contenzioso che vieta il pascolo sulla sommità, osteggiato dagli stessi Usi Civici.

“Alle persone di buona volontà – prosegue Sassi -, dico: a fine stagione estiva faremo come amministrazione comunale un incontro pubblico per capire con tutti sul fatto se Febbio voglia continuare ad essere una meta turistica, in tal caso il Comune ci sarà, diversamente per continuare a ricevere , un atteggiamento ostile e vessatorio, da  chi si ritiene, il  ‘latore’ del destino di Febbio,   la metà e già raggiunta…”

Un’ultima chiosa: “con avvocati o raccomandante quotidiane non andiamo da nessuna parte.   siamo già arrivati”.

Alcuni commentatori sono scorati: “è l’ennesimo atto di sabotaggio alla seggiovia”. “Meglio rinunciare”. “Non è giusto che il futuro di Febbio sia in mano a poche persone”

AGGIORNAMENTO: IL PROPRIETARIO DEL BRANCO SI SCUSA

Giuseppe Tognoni, proprietario del branco di asini che ha invaso la zona di arrivo della seggiovia di Febbio, scrive a Redacon:

Sono il proprietario e responsabile degli animali che pascolano sulle pendici del Cusna, in riferimento all’articolo degli asini all’arrivo della seggiovia, sono profondamente dispiaciuto e rammaricato per quanto accaduto, molto probabilmente a causa della batteria del recinto elettrificato mal funzionante, gli asini hanno divelto il recinto e sono fuggiti recandosi in una zona a loro interdetta. Provvederemo subito alla pulizia e al ripristino dell’area. Chiedo immensamente scusa a tutti rassicurandovi che non ci saranno altri episodi ed inconvenienti simili.

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7 Commenti

  1. Sono il proprietario e responsabile degli animali che pascolano sulle pendici del Cusna, in riferimento all’articolo degli asini all’arrivo della seggiovia, sono profondamente dispiaciuto e rammaricato per quanto accaduto, molto probabilmente a causa della batteria del recinto elettrificato mal funzionante, gli asini hanno divelto il recinto e sono fuggiti recandosi in una zona a loro interdetta. Provvederemo subito alla pulizia e al ripristino dell’area. Chiedo immensamente scusa a tutti rassicurandovi che non ci saranno altri episodi ed inconvenienti simili. Tognoni Giuseppe

    Tognoni giuseppe

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  2. A Febbio succedono davvero tutte. Qualche anno fa greggi di pecore e cani maremmani impedivano l’accesso a Pian Valese, ora gli asini occupano la seggiovia, il tutto dopo anni di tentativi e fondi pubblici per far decollare turisticamente una zona stupenda ma abitata da gente, che in gran parte non è interessata a cambiare la situazione. Questa è la peggior condizione che si. Possa creare ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per me che amo il mio Appennino il rammarico è grande.
    Antonio D. Manini

    Antonio D.Manini

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  3. L’ Appennino Reggiano sarebbe naturalmente molto vocato per numerose iniziative turistiche e culturali, ma purtroppo gli abitanti dispongono di un livello e bagaglio culturale che non gli permette di guardare molto oltre a vacche, pecore, capre, fieno e bicchieri di buon vino. Oltre a ciò si aggiungono le associazioni ambientaliste, che fanno ancor più ricrescere, ostinanfosi a ostacolare iniziative dall’impatto ambientale praticamente nullo, ignorando altre forme ben più gravi e persistenti di inquinamento ambientale di cui si potrebbe fare un infinito elenco.

    Fabio Marchesi

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  4. Grazie ancora ai ragazzi della soc. “la contessa”…
    per l impegno enorme nel gestire gli impianti di risalita Febbio..
    Con preparazione, volontà, entusiasmo cercano di far decollare il ns. meraviglioso crinale.
    Grazie continuate così….. Vi auguro tutto il successo!

    Anto

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  5. Pare ovvio che si sia trattato di un “incidente”…una fuga accidentale degli animali, per i quali, molto onestamente, il sig. Tognoni si è fatto avanti, scusandosi e prendendo le dovute contromisure. Magari succedesse sempre così!
    Non penso proprio che una situazione del genere possa aver “ostacolato il decollo turistico della zona”, lo vedrei piuttosto come un simpatico imprevisto.
    purtroppo gli ostacoli sono ben altri, abitanti e ambientalisti in primis, che non guardando oltre la punta del naso, pensano di fare il bene il territorio senza rendersi conto che ottengono l’effetto contrario

    Andrea

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  6. Non capisco perché devono venire pastori dal veneto ma lì non ci sono montagne? Grazje

    Max

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  7. L’apparente “sottovalutazione” della mentalità agreste e suoi costumi- che sembra trasparire in uno dei commenti, laddove leggiamo di “un livello e bagaglio culturale che non gli permette di guardare molto oltre a vacche, pecore, capre, fieno e bicchieri di buon vino” – pare stridere con i non pochi servizi televisivi che mostrano bestiame al pascolo in molteplici zone montane del Belpaese, con annesse pratiche agricole del luogo, e in tali attraenti contesti vengono non di rado ripresi e assaggiati pure i prodotti tipici della cucina locale (accompagnandoli spesso con un buon bicchiere di vino).

    Sono immagini che incontrano per solito un generale apprezzamento, perché danno l’idea di ambienti e paesaggi rurali e pastorali, che esercitano verosimilmente in più d’uno di noi un certo qual fascino per la loro “naturalità°”, e trattandosi di territori dove è stata mantenuta un’attività primaria come l’agricoltura, congiunta alla zootecnia, è ipotizzabile, se non scontato, che si discuta tuttora di vacche, pecore, capre, ecc.., nonché di fieno, fors’anche davanti ad un buon bicchiere di vino per rendere più piacevole la conversazione (abitudine piuttosto comune nelle località montane).

    Andando a chiudere, c’è probabilmente e plausibilmente un ventaglio di opinioni sul come concepire o immaginare il futuro del nostro Appennino, opinioni tutte legittime e rispettabili, ancorché diverse tra loro, e oggi, in un sistema che si sta “riposizionando”, mi sembrerebbe difficile e prematuro pronosticare quale di queste sia la più avveduta e lungimirante, ma l’importante sarebbe, almeno a mio avviso, il vederle messe intanto sullo stesso piano, ossia considerate di “pari dignità” come si usa dire (senza cioè che l’una venga sminuita e “declassata” a motivo del suo limitato “livello e bagaglio culturale”).

    P.B. 27.07.2021

    P.B.

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