Dall’Etiopia, anche in periodo di pandemia, giunge una voce di speranza

Riceviamo e pubblichiamo

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Cari Amici,

in queste ultime settimane sono usciti da Casa Famiglia i sette ragazzi che già lo scorso anno avrebbero dovuto lasciare il nostro centro di Shashemene, in Etiopia. A causa della pandemia da Covid-19 e della guerra scoppiata nel Paese non avevano potuto sostenere l’esame scolastico, rimandando così la loro uscita. Ora tutti hanno terminato gli studi della dodicesima ed hanno superato brillantemente l’esame. Grazie ai loro risultati scolastici, potranno continuare gli studi presso diverse facoltà universitarie del Paese.

Kuma è orfano di papà ed era entrato in Casa Famiglia perché sua madre non aveva lavoro, era una famiglia poverissima con sette figli da sfamare.

Surafel, soprannominato “il greco” era arrivato insieme a suo fratello Abel. Era nato in Grecia e dopo aver perso la mamma, il papà, che lavorava sulle navi, aveva portato i suoi figli in Etiopia. Quando era arrivato in Casa Famiglia non parlava nemmeno una parola di amharico. Una loro sorella era stata adottata da una famiglia danese. Si sono poi ritrovati tre anni fa grazie a Facebook.

Misgana era entrato in Casa Famiglia perché i suoi genitori non avevano da lavorare, erano poverissimi e non sapevano come sfamare i loro quattro figli.

Zerihun ha invece i genitori divisi e senza lavoro. Oltre a loro anche Getinet, Abdurazak e Ashenafi erano arrivati dalla strada.

Tutti erano entrati in Casa Famiglia portando con sè diverse sofferenze. Oggi sono usciti con tanti dubbi, a causa di un Paese fortemente in tensione sul piano politico ed economico, ma anche con tanti sogni e tanta speranza.

Sono anche i nostri sogni, perché l’Etiopia possa costruire il futuro su questi giovani che un tempo erano gli ultimi della società, mentre oggi si apprestano a camminare da soli.

Nel frattempo i ragazzi entrati lo scorso anno in Casa Famiglia si sono finalmente ambientati e hanno stretto buone relazioni fra di loro. Tre dei nuovi entrati venivano dalla strada, erano senza regole e difficili da gestire. Il tempo e la pazienza di ex ragazzi di strada come Abel ed Abu, insieme ad altri collaboratori, li hanno fatti crescere accompagnandoli in questo cammino di rinascita.

Grazie a tutti voi che continuate a credere nel GAOM e in questo sogno, che fra tante difficoltà, regala anche grandi risultati.

(Albeto Campari, presidente Gruppo Amici Ospedali Missionari)

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