Home Cronaca Mandra, occorre fare presto per evitare il crollo. Sì della Diocesi al...

Mandra, occorre fare presto per evitare il crollo. Sì della Diocesi al trasferimento al Comune

160
0

Un percorso per salvare Mandra. Stiamo parlando di un luogo suggestivo, un tempo l’oratorio che qui sorge era incastellato nell’omonimo castello, e ben presto divenne luogo di pellegrinaggio, verso Santa Liberata. Sicuramente tra i luoghi di pellegrinaggio più conosciuti e battuti di tutto l’Appennino reggiano. “Il vescovo Massimo Camisasca ha firmato in questi giorni il passaggio del luogo al Comune” ha comunicato il sacerdote Monsignor Guiscardo Mercati in occasione dell’ultimo percorso di cammino verso questo luogo storico, concluso con una incantevole cena al sacco baciata dalle stelle cadenti.

Il progetto "Salviamo Mandra e il sentiero Spallanzani", sin dal 2019, vede la collaborazione di differenti realtà associative del territorio, unite nella volontà di valorizzare e far conoscere pubblicamente tanto il sito storico quanto la prestigiosa via antica che lo attraversa. Inoltre, questo sodalizio si è posto l'obiettivo di raccogliere fondi per sostenere le opere di ripristino delle strutture di Mandra, lavori che porterà avanti il comune di Carpineti a partire dai prossimi mesi. I promotori del progetto sono Club per l'Unesco di Carpineti, Lions Club di Castelnovo ne' Monti, Bailando por la Vida aps e gruppo storico- folkloristico il Melograno. Da ricordare, tuttavia, anche il ruolo giocato, anche oggi, da tanti singoli cittadini per tutelare questo luogo e la sua storia. Obiettivo ambizioso. Riportare all’antico splendore il borgo di Mandra con l’annessa chiesa a Onfiano di Carpineti. Dedicata a Santa Liberata, il luogo di culto è stato meta di numerosi pellegrinaggi che vi si recavano per chiedere la benedizione della Santa, protettrice di tutte le partorienti.

“Il comune avrà in disponibilità lo stabile dalla curia” ha spiegato in questa intervista – la proponiamo qui - il sindaco di Carpineti, Tiziano Borghi “in questo modo potrà fare progetti e richiedere contributi per i lavori di restauro”.

Gianni Ielli, di Onfiano, appassionato di storia, ha ricordato come questo luogo sia meritorio di conoscenza anche per avere dato i natali a Jacopo da Mandra, tra i fautori dei primi studi universitari a Reggio Emilia nel XII secolo. Infatti, il polo accademico di Reggio Emilia, tradizionalmente, si fa risalire alla fondazione di uno studium, per mano del comune, avvenuta nel 1188, quando Jacopo da Mandra siglò un accordo con le autorità locali per trasferirsi con i suoi scolari a Reggio dove avrebbe insegnato diritto.

Ad oggi la situazione del luogo però è alquanto preoccupante. I fabbricati in continuità sinistra con l’oratorio hanno iniziato a crollare rovinosamente, mentre quello sulla destra ospita una colonia di pipistrelli. Occorre fare presto e, possibilmente, trovare anche dei benefattori se non anche dei possibili custodi che volessero fare questa vita in un luogo da eremiti.

Il Club per l'Unesco di Carpineti sta realizzando una raccolta fondi in tal senso.

 

 

MANDRA: NOTE STORICHE

 

Mandra è un incantevole complesso di fabbricati dominante il corso del torrente Tresinaro sulle pendici del Monte Uccellara. La prima memoria di Mandra risale ai tempi di Matilde di Canossa. La “Corte di Mandra” fu da lei lasciata in eredità alla Curia Romana. Il castro e la Cappella di Mandra, inoltre, sono richiamati già in un documento del 1065 come (probabilmente) appartenenti alla parrocchia di Onfiano.

Il castello è nominato in una carta del 1115 e fu per lungo tempo in possesso della famiglia che ne prese il nome (1). Fra le personalità del posto del XII secolo ricordiamo Jacopo da Mandra, dottore in legge, cui è dedicato una via in città, laterale di via Adua. A lui, insegnante in città, si deve probabilmente il merito per i primi studi universitari a Reggio. Nel 1184 Jacopo da Mandra cede al Comune di Reggio la sua parte del castello e della corte di Mandra, giurando fedeltà con i suoi uomini (2).

Il castello figura poi, pare erroneamente, nella investitura del patrimonio Matildico a Salinguerra nel 1215 (3); fu quindi espugnato nel 1348 dai Gonzaga, signori di Reggio, che tuttavia non riuscirono a prendere la Rocca (4).

Nel trattato con Bernabò Visconti del 1373 è tra i castelli assegnati a Guido Savina Fogliani ma affidato in "gestione" a Matteo e Giorgio Cattani, forse discendenti della famiglia da Mandra (5).

Si assoggettò infine nel 1427 a Nicolò III d'Este (6). Nel 1604 ne viene investito il Conte Alessandro Ariosti (7). Passò nel 1709 al Marchese Molza (8) ed infine alla fine del Settecento come feudo della casa d'Ottone Chiodini della Lunigiana, comprendendo a questa data 191 abitanti (9).

La chiesa di S. Martino di Mandra è nominata in una carta del Monastero di Marola del 1148 (10). Una chiesa parrocchiale con il titolo dei SS. Fabiano e Sebastiano è elencata insieme a quella di Pianzano nelle Decime del 1302 quale dipendente della Pieve di S. Vitale (11); ora non rimane che l’oratorio attuale.

Nel 1814 il vescovo di Reggio autorizzò il rettore di Pianzano a erigere nell’oratorio di Mandra, dedicato a San Leonardo, un secondo altare dedicato a santa Liberata.

All’ingresso sono poche le tracce rimangono dell'antico castello; sono visibili parte della cinta muraria e di un torrione quadrangolare in passato adibito a fienile e recentemente semicrollato.

L'unica emergenza è costituita dall'oratorio con gli edifici annessi. Presenta una semplice facciata a capanna con portale a tutto sesto e due finestrelle superiori. L'abside è semicircolare mentre sulla copertura si trova un campaniletto a vela. Sulla porta d'ingresso alla parte civile è visibile un concio datato "1810".

Nel 2008 l’area è stata oggetto di una ricognizione archeologica che ha consentito di ripulire rinvenire i resti di parte delle strutture dell’antico castello.

 

Bibliografia

(1) TIRABOSCHI 1824-1825, II, 10; (2) ROMBALDI 1976, 111; (3) TIRABOSCHI, op. cit. ; (4) TIRABOSCHI, op. cit. ; (5) TIRABOSCHI, op. cit. ; (6) SCURANI 1895, V, 699; (7) TIRABOSCHI, op. cit. ; (8) BERTOLANI 1965, 218; (9) RICCI 1788, 126; (10) SACCANI 1926, 29.