“Prendo mediamente 20 aerei all’anno, parlo fluentemente inglese, spagnolo, e sono stato in oltre 40 Paesi”

In questo momento si trova a Buffalo (NY) ma è nato e cresciuto in Appennino, dove torna appena il lavoro glielo consente. Sebastiano Confetti, 32 anni, fa il programmatore PLC per l'azienda Zecchetti, specializzata nella produzione di macchine per confezionamento e gira il mondo, ma soprattutto fa la spola tra la sua amata Italia e gli States. Lo ha raccontato a Redacon in un'intervista con tanto di fuso orario: "Prendo mediamente 20 aerei all’anno, parlo fluentemente inglese, spagnolo, e sono stato in oltre 40 Paesi"

Ciao Sebastiano, ci racconteresti un po' di te: di dove sei originario, che studi hai fatto e che lavoro svolgi attualmente che ti ha portato negli States?

Sono nato e cresciuto a Castelnovo ne’ Monti, dove ho frequentato l'istituto "Cattaneo-Dall'Aglio". Dopo il conseguimento del diploma, ho svolto diversi lavori a tempo determinato, quando mi si è presentata un’opportunità che mi ha affascinato sin da subito: trasfertista per una posizione di tecnico elettronico, specializzato nella programmazione PLC.

Dopo poco più di due mesi dall’assunzione ero già con i piedi in Sud Africa: non avevo mai preso un aereo, sono partito da solo e là nel cantiere ero l’unico italiano, con una preparazione nella lingua inglese esclusivamente scolastica. Da allora non mi sono più fermato, prendo mediamente 20 aerei all’anno, parlo fluentemente inglese, spagnolo, e sono stato in oltre 40 Paesi, entrando in contatto con moltissime culture e tradizioni diverse.
Ho lavorato in posti stupendi (addirittura alle Bahamas), ma anche in luoghi privi di quelle condizioni di vita, benessere e diritti a cui noi siamo abituati e diamo spesso per scontati, come il Venezuela, il Congo, alcune zone dell’India e molte città Messicane. La durata delle mie trasferte dipende dal progetto che deve essere realizzato, ma negli ultimi anni parliamo di 2-3 mesi ciascuna.

Conosco gli Stati Uniti dal 2011, Houston fu la prima città che visitai, per pura casualità, avendo perso, per un ritardo del volo, una coincidenza per Chicago. Fino al 2015, gli States ricoprivano circa il 30% delle destinazioni delle mie trasferte. Successivamente tale percentuale è iniziata ad aumentare, arrivando oggi a rappresentare circa il 70% dei miei viaggi, con una durata complessiva annua della mia permanenza nel “Paese a stelle e strisce” che sfiora i 6 mesi!

Che differenze hai riscontrato nel vivere e lavorare negli USA rispetto all'Appennino Reggiano?

Non ho mai “vissuto” veramente negli Stati Uniti, anche se a volte mi sono capitati progetti davvero lunghi, come quello a Kansas City, durato quasi un anno, interrotto da alcuni rientri in Italia. Nella maggior parte dei casi, prediligiamo hotel con camere spaziose e un angolo cottura: quest’ultimo perché da buon emiliano, mi piace cucinare e amo il buon cibo. Quasi sempre nei centri commerciali più o meno specializzati riesco a trovare prodotti Italiani, i cui sapori e profumi mi riportano un po’ a casa. Non sempre però, c’è tempo e possibilità di cucinare, quindi a volte si finisce per ripiegare su una di quelle classiche catene/fast food, che si trovano ovunque, anche perché la cucina americana tradizionale è difficile da cercare.

A proposito del cibo, nelle mie trasferte in giro per il mondo, ricorderò sempre quando, in alcuni Paesi asiatici mi sono ritrovato ad assaggiare gli insetti; un unconventional food che pone questioni sul futuro dell’alimentazione mondiale in termini di sostenibilità, impatto ambientale e fabbisogno alimentare delle generazioni future.

Lavoro nell’industria dell’imbottigliamento e spesso i nostri clienti sono leader in questo settore, ciò mi ha permesso di essere a contatto sempre con il personale e i manager. Sicuramente gli Stati Uniti sono un Paese meritocratico, che premia maggiormente l’impegno, la disponibilità e la voglia di fare dei singoli rispetto a quanto fatto in Italia. Il salario medio di un operaio nel nostro settore è un’altra delle grandi differenze: un operaio americano guadagna almeno un 50% in più, eliminando tasse e costi per la sanità privata.

Come vive un italiano in America, come viene visto, hai mai subito stereotipi e pregiudizi a causa della tua nazionalità?

Viviamo in uno dei Paesi più famosi al mondo, la nostra storia, la nostra arte, i nostri prodotti e la nostra tecnologia è nota ovunque, anche se a volte veniamo associati a luoghi comuni. Spesso gli americani hanno una concezione tutta loro del nostro Paese e non è raro che non sappiano neanche geograficamente dove si trovi l’Italia. In ogni caso, io mi sono sempre trovato bene e nessuno mi ha mai giudicato con stereotipi o fatto pesare il fatto di essere straniero. Nei miei confronti gli americani si sono sempre mostrati disponibili e accoglienti (colleziono inviti per cenare con le loro famiglie nel Giorno del Ringraziamento). Stiamo parlando, infatti, di una nazione che è nata raggruppando etnie, tradizioni e culture differenti unite dalla stessa bandiera. Un popolo variopinto, che ha saputo trasformare le diversità in ricchezza e opportunità.

Sapendo che fai la spola tra l'Italia e l'America, hai mai pensato in futuro di poterti trasferire, o la nostalgia del Bel Paese prevarrebbe?

Dopo aver visto così tanti Paesi sono ancora più convinto di questo: amo e amerò sempre l’Italia e il nostro Appennino. Trasferirmi, pertanto, non è tra i miei piani. Lavorare lontano da casa, per brevi o lunghi periodi, porta a riflettere sul valore delle cose che hai sempre avuto e sulla bellezza e straordinarietà dei posti dove sei nato e cresciuto. Impari che i chilometri che ti separano da casa sono solo numeri e che per il tuo cuore non c’è frase più bella al mondo di quel “ci vediamo domani” detto il giorno prima del rientro in Italia.

Che clima politico si respira in America: hai qualche considerazione sulla nuova amministrazione Biden?

Negli ultimi giorni i principali quotidiani della stampa americana si sono schierati duramente contro l’Amministrazione democratica a seguito della caduta di Kabul. L’opinione pubblica è divisa, ma la maggior parte ritiene che le decisioni assunte da Biden (tra cui quella recente di ritirare le truppe americane entro il 31 agosto) siano state completamente sbagliate.

Non sono un esperto di politica americana, né internazionale, posso solo dire che sin dall’inizio Biden ha stabilito quale direzione imprimere al Paese e al suo mandato. Ha fissato obiettivi e cambiamenti importanti e necessari, anche su alcune tematiche che erano state ripudiate dalla precedente amministrazione Trump, come quella di riportare gli Stati Uniti in prima linea nell’azione per il clima, contro l’inquinamento ambientale.

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Un Commento

  1. Complimenti Sebastiano, che bello sapere che hai dato ali alla tua vita.
    Grazie a Beatrice Bramini e a Redacon che permettono a una “prof. per sempre” di ritrovare uomini gli allievi di un tempo. (Però non vale eh mettere la foto con una bella ragazza e non dire niente in proposito!)
    Un abbraccio di auguri gioiosi
    Giovanna Caroli

    Giovanna Caroli

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