Progetto scuola Appennino: “Prendiamoci cura degli adulti di domani”

Riceviamo e pubblichiamo da Progetto scuola Appennino

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Un nuovo anno scolastico è appena iniziato, il secondo anno da quando l'emergenza covid ha rappresentato lo spartiacque  tra la vita vissuta prima del 2020 e quella dopo, definendo l’inizio di una nuova era.

Per i ragazzi questo spartiacque è stato scandito in questi due anni da uno stravolgimento di abitudini, dalla riduzione  degli spazi di socializzazione e delle proposte extra-scolastiche, dal ridimensionamento delle opportunità legate al  tempo libero, ma soprattutto dal ricorso alla metodologia dell'apprendimento online, meglio nota come DAD.

Alcuni genitori e insegnanti hanno sviluppato da gennaio 2020, a seguito del ricorso ad un secondo lockdown, un  pensiero molto critico nei confronti della DAD, guardando con grande preoccupazione il venir meno prolungato  dell'apprendimento in presenza e di tutto ciò che la scuola e il doposcuola rappresentano per bambini e ragazzi, oltre  la didattica. Sono nati ovunque comitati, dibattiti e scambi.

Preoccupazione che nei mesi a seguire ha effettivamente trovato conferma, a livello nazionale, in diversi pareri  professionali nel campo delle neuroscienze per quanto riguardava ad esempio l’aumento di comportamenti a rischio, l'incremento degli accessi ai servizi neuropsichiatrici infantili e, nondimeno gli esiti negativi delle prove invalsi nazionali  e l'incremento del tasso di abbandono e dispersione scolastica (aumentato dal 13% al 25%). Il ricorso alla Dad ha reso  quasi subito visibili le sue falle in termini di rendimento, quanto di apprendimento esperienziale e di crescita personale,  dimostrando che, per quanto la tecnologia possa essere un valido supporto all'educazione, non ne può essere di certo  la sostituta.

Questo vale due volte per bambini e ragazzi esposti a povertà educativa o che hanno famiglie non amorevoli, passando  interminabili mesi in luoghi non protettivi e diseducativi.

Per non parlare di cosa ha significato per una famiglia media l’impossibilità di equilibrio nel diritto di conciliazione dei  tempi lavoro/famiglia: fragilità economica, aumento della disoccupazione femminile e deterioramento dei servizi di  supporto.

All’interno di questo contesto critico alcuni genitori d’Appennino si sono messi in contatto e hanno costituito un  comitato, confrontandoci sulle rispettive esperienze legate alla Dad e sulle allarmanti notizie circa l'aggravarsi dello  stato psicologico e psichiatrico di bambini e ragazzi su scala nazionale.

Abbiamo attivato quindi la prima azione in campo che pensavamo fosse ragionevole concretizzare: chiederci quale  fosse lo stato di salute dei bambini e adolescenti in Appennino e sapere se anche nei nostri territori fosse emerso, nei  mesi passati, un incremento di accesso ai servizi di neuropsichiatria infantile e Open G soprattutto.

Abbiamo naturalmente rivolto la richiesta formalizzata ai rispettivi servizi, senza ottenere mai risposta.

Risposta che è invece arrivata successivamente alla giunta comunale di Castelnovo ne' Monti a seguito  dell’interrogazione presentata dal gruppo consigliare Castelnovo ne’Cuori e che ha confermato di fatto l'incremento di accessi dal 2020 in fascia giovanile. Aumento inevitabilmente correlabile a quello spartiacque di cui sopra chiamato  Covid.

Ci sembra dunque il tempo e il momento di sollecitare una domanda che ora trova legittimità nei anche nei dati: come  stanno i ragazzi ? Negli scorsi mesi abbiamo provato ad aprire un varco: portando le nostre perplessità al tavolo  tematico “Scuola e Cultura” di Castelnovo e in un successivo incontro con l’assessore scuola di Carpineti per iniziare  ad allargare le azioni all’intero distretto. Cercare di capire come porre rimedio ad un deterioramento del benessere  evolutivo dei bambini e degli adolescenti ci sembra diventata ora una priorità di dibattito e di risposta da affrontare.

Ed è chiaro che da questo punto dipendono le azioni e le risposte che le istituzioni intendono ora affrontare.

Perché se bambini e ragazzi hanno avuto bisogno e continuano ad avere bisogno, a fronte di un mondo completamente  cambiato, se è vero che stanno peggio, allora le risposte istituzionali devono essere più incisive. Devono essere pronte  a consolidare ciò che esiste, ma anche offrire nuove opportunità, sia per quanto riguarda i servizi psicologici che sanitari  (es. potenziamento organico di open g, neuropsichiatria, sportelli scolastici, spazi giovanili, educatori scolastici e  territoriali), sia per quanto riguarda il tempo libero (supporto all’associazionismo, più esperienze di protagonismo  giovanile, prevenzione, progetti di vita e formativi), sia per quanto riguarda i servizi di supporto genitoriale. Su tutti i  Comuni appenninici.

Se, invece, non sappiamo dare una risposta a questa domanda allora va costruito un osservatorio di professionisti,  multidisciplinare che si interroga e non nasconda la polvere sotto il tappeto. Parliamo degli adulti di domani: uomini  e donne che costruiranno il futuro del nostro appennino.

La seconda consapevolezza, invece, riguarda la scuola ed è a questa ora ci rivolgiamo. L'emergenza covid ci impone  una nuova visione della scuola in tempi molto più veloci di quanto ci aspettavamo, ma se l'alternativa è tornare alla  Dad, dobbiamo sollecitare tutta la comunità scolastica a ripensare velocemente a un modo per salvaguardare il più  possibile la presenza a lungo termine.

Attenzione però a non far sì che questo nuovo modo non si riduca solo ad un grande apparato burocratico, fatto di  rifugio nei protocolli da far rispettare, di regolamenti e automatismi, di ansie e rigidità eccessive. Ci auguriamo che  questa nuova scuola da ripensare trovi anche gli spazi e i momenti per guardare alle buone prassi e alle  sperimentazioni che sono partite in alcuni plessi, per intraprendere una nuova strada che eviti il più possibile la  diffusione del virus e che al contempo convince, cura, cresce. Il covid è stato la miccia di una scuola che però aveva  già prima del virus molte fragilità. Se queste fragilità ci sono esplose in mano è il momento ora di affrontarle.

Parlavamo di buone prassi. Pensiamo ad esempio alle aule aperte, luoghi immersi nel verde, spesso gazebi fissi che  alcune scuole, assieme alle amministrazioni, hanno costruito nei mesi scorsi per l'apprendimento outdoor. Tra l'altro  se c'è qualcosa che non manca alla montagna questo è proprio lo spazio esterno.

Pensiamo alle collaborazioni con il terzo settore (associazioni, enti pubblici e privati ecc.), alla condivisione di luoghi e  sedi periferiche per evitare le classi "pollaio" e sperimentare lezioni diffuse. Ne è un esempio l'utilizzo didattico delle  scuole in collaborazione con i Musei Civici reggiani, avviato proprio a seguito dell'emergenza covid.

Sperimentazione che possiamo riprodurre nei territori montani con le risorse del territorio, magari facendoci anche  vanto di innovazioni possibili.

Pensiamo alla valorizzazione delle scuole periferiche che consentono anche una sostenibilità numerica dei plessi nei  capoluoghi.

Pensiamo all'adeguamento delle strutture più fatiscenti per contribuire al contrasto della diffusione del virus: impianti  di areazione, riprogettazione aule e materiali.

Pensiamo a un maggiore supporto da fornire al personale scolastico in termini di supervisione per eventuali situazioni  di lavoro stress-correlato e di un rinforzamento degli strumenti di collaborazione scuola-famiglia a fronte dei nuovi  paradigmi post covid.

Pensiamo alla prontezza nel chiedere i test salivari, per evitare che la montagna sia fanalino di coda per  l'approvvigionamento degli strumenti di prevenzione, dato il recente parere positivo del ministro Bianchi all'utilizzo  dei test non invasivi (la regione Marche ad esempio ha di recente acquistato un lotto di tamponi importante in via  preliminare per i test a campione).

Insomma le carte sul tavolo sono tante e, sicuramente, molte più di quelle che abbiamo portato: alcune critiche potrebbero tradursi in opportunità.

Come genitori continueremo a portare in emersione il dibattito e le proposte sulle azioni di sistema possibili per  prendersi cura delle nuove generazioni ed evitare, forti dell'esperienza pregressa, un ritorno alla Dad, essendo l’era  pandemica ancora un tempo ben lontano dalla fine.

Tuttavia spetta alle istituzioni dare risposte diffuse e strutturate, attivare progetti di benessere infantile e giovanile a  tutto campo.

Progetto Scuola Appennino

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Un Commento

  1. Caro progetto scuola Appennino,intanto sarebbe bene che vi identificaste meglio per sapere con chi si ha a che fare. Mi permetto di affermare che pur condividendo diverse cose di quelle riportate nell’ articolo,non credo che la DAD sia tutta da buttare;come al solito molto dipende da come la famiglia e di conseguenza i ragazzi l’hanno affrontata. È certo ormai, come affermano molti psicologi che se si continuano a dire sempre dei si ed è praticamente scomparsa la parola SACRIFICIO i nostri figli non andranno lontano. A disposizione per una scuola sempre migliore, un ex insegnante da poco in pensione

    (Luciano Montermini)

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