Allargamento area MAB: nuovo patto di collaborazione tra territori e istituzioni

Collaborazione, sostenibilità, valorizzazione del territorio, rispetto delle identità: sono queste le parole che hanno dominato il summit promosso da Confcooperative a Busana per approfondire le opportunità di sviluppo legate alla recente estensione dell’area Mab Unesco, che ha portato a 80 i comuni inclusi nella riserva Uomo e Biosfera dell’Appennino tosco-emiliano.

Un confronto molto serrato su quella nuova progettualità – come ha sottolineato in apertura il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi – che ha bisogno che vengano fissate insieme (territori e istituzioni, soggetti pubblici e privati) – le cose utili e le cose da fare nelle comunità e per le comunità”, perché insieme ai confini - ha sottolineato al proposito il presidente Matteo Caramaschi – abbiamo bisogno che si allarghino anche le opportunità e, soprattutto, che siano opportunità per tutti, grazie alla valorizzazione di patrimoni e peculiarità che ciascuna delle comunità incluse rappresenta”.

E l’incontro di Busana ha aperto sicuramente molte prospettive in direzione di maggiori integrazioni strategiche tra amministrazioni pubbliche, tra città e montagna, con macro-obiettivi individuati e, al tempo stesso, azioni comuni da sviluppare sull’attrattività complessiva del territorio per investimenti, turismo, talenti.

Dell’ampliamento dell’area Mab, il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, ha parlato come di una “sfida che ci obbliga a lavorare insieme”, rafforzando ulteriormente un percorso di collaborazione che è profondamente radicato nelle prassi delle istituzioni locali, che hanno sempre individuato insieme le priorità per il territorio, ciascuna rispettosa innanzitutto degli interesse comuni.

“La stessa Riserva – ha detto il presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, Fausto Giovanelli – è, del resto, un patto di collaborazione” e le azioni di ciascun soggetto si integrano e ricadono sugli altri; al proposito, Giovanelli ha ricordato, esemplificativamente, l’importanza del progetto della nuova tranvia Mancasale-Rivalta, utile tanto alla città quanto a tutta l’area a sud del capoluogo.

E in questo percorso che accentua l’orientamento alla progettazione comune, le sfide delineate sono precise: una sostenibilità che include l’ambiente, ma allo stesso modo l’economia, il welfare, la valorizzazione del territorio, il turismo, il sistema della formazione, cioè tutti i pilastri sui quali si fonda la vita di ciascun territorio e di ciascuna comunità.

Il confronto promosso da Confcooperative si è concluso, emblematicamente, proprio con un atto concreto che sottolinea le relazioni necessarie tra territori: Giovanelli e Luca Dosi (presidente della coop sociale La Vigna) hanno siglato il protocollo di collaborazione che consentirà di creare all’interno del negozio Meridiano 361 (commercio equo e solidale), nel centro storico di Reggio Emilia, uno spazio espositivo e di promozione del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano.

Nell’ambito del confronto, Caramaschi ha ricordato anche le cifre della cooperazione montana di Confcooperative: quasi 100 imprese, oltre 4.000 soci cui si affiancano più di 600 lavoratori.

Alla “Giornata della cooperazione montana” sono intervenuti, tra gli altri, Enrico Ferretti (neo-sindaco di Ventasso), Tiziano Borghi (presidente dell’Unione Appennino), Marco Bussone (presidente nazionale dell’Uncem - Unione nazionale comuni e comunità montane), Enrico Bini (sindaco di Castelnovo ne’ Monti e delegato Snai - Strategia Nazionale Aree Interne), Raffaella Mariani (sindaco di San Romano in Garfagnana), Teresa Capua (Snai Regione Emilia-Romagna), Pierlorenzo Rossi (direttore Confcooperative Emilia-Romagna), Erika Farina (consiglio di presidenza Confcooperative e referente per l’area montana).

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Un Commento

  1. L’allargamento dell’area MaB Unesco dell’Appennino Tosco-Emiliano credo che andasse condivisa con i Sindaci dei Comuni dei territori montani e con i suoi cittadini. La riserva del nostro Appennino, che andava dal Passo della Cisa al Passo delle Forbici, fu individuata come un’area di grande pregio, un’area che segnava il confine climatico tra Europa e Mediterraneo. In queste Aree si doveva individuare un giusto equilibrio tra conservazione della biodiversità, promozione e sviluppo del territorio e assicurare lo sviluppo delle popolazioni locali. Senza voler togliere nulla ai Comuni a valle, dare a loro lo stesso valore che era stato dato ai Comuni montani, senza avere nulla in cambio, non mi sembra corretto; non so se altri avranno maggiori entrate da questo allargamento. Da parte mia accetterei di buon grado questo allargamento se il peso dei nuovi Comuni servisse alla realizzazione delle infrastrutture che servono in montagna, almeno quelle iniziate e mai riprese. Ma dovrebbero farlo con i fatti e con l’impegno e non con le belle parole; queste opere sono indispensabili alla conservazione di tutte le specie, compreso quella “UMANA” su questo Appennino Reggiano. Tempo fa apprezzai molto un commento scritto pubblicato di Agata Cleri che dichiarava che il nostro Appennino è un “Territorio Resistente”, che non vuole assistenza, ma vuole lavorare e poter vivere in montagna, ma per farlo c’è bisogno di strade (inserisco la Val Secchia e la Val Lonza) e di infrastrutture (inserisco la Diga di Vetto), e non si devono smantellare i servizi (inserisco il punto nascite a Castelnovo). Spero che Confcooperative, che ho sempre apprezzato, si ponga questi obiettivi; solo allora crederemo veramente che operi per il bene della montagna e non per altri interessi.

    (Franzini Lino)

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