Epifania: ricordi sospesi (di Lino Paini)

Del Prof. Lino Paini libero pensatore poeta e scrittore.

Befana di Civago (ed. 2019) - foto di Elena Paini

Domani sera sarà - un'altra volta - la sera della befana.

(oggi n. d. r.)
Siccome anche quest'anno la Befana  non ci sarà, mi permetto di (ri)proporvi alcune mie riflessioni di qualche anno fa. Hanno a che fare con i ricordi e il tempo che passa inesorabilmente. Lo faccio per trovare qualcosa di positivo anche in questo periodo piuttosto scuro. In effetti, in questi ultimi due anni, pare che il Covid abbia fermato il tempo. Mettiamola così: sostanzialmente, siamo rimasti come eravamo.
Ogni anno arriva, silenziosa come la tramontana, puntuale come la torta di compleanno, stordita e ubriaca come un romanzo di Kerouac.
Sembra sempre la stessa, ripetitiva e monotona come le ottave in tonalità minore dei ringraziamenti e dei saluti.
Invece, ogni anno, si rinnova e ringiovanisce. Sono giovani le facce arrossate dal freddo e dal vino, giovani e spensierate le rime che raccontano le piccole storie del paese, fresche le voci che le cantano, magari sgangherando qualche attacco o storpiando qualche verso.
Sono anni che funziona così e, ogni volta, sembra la prima volta.
I nostri paesi, arroccati su montagne invase dai boschi o sdraiati su sentieri sempre più ombrosi e vuoti, per una sera ritornano pieni di vita e di gente che cammina assieme dall'imbrunire fino a notte fonda.
Le nostre borgate si svegliano, per una sera, affollandosi di sorrisi aperti e bicchieri pieni.
Ma la vera folla è quella dei ricordi. I mestieri della gente che non c'è più, gli angoli bui dove qualcuno ha scambiato i primi baci con una ragazza, le finestre fiocamente illuminate dalle fiamme
dei camini, le mani rosse per il gelo, l'odore buono di fumo e di stalla, i vestiti neri, lunghi ed elegantissimi delle donne, i vecchi seduti vicini al camino fra le nuvole di fumo della pipa, i bambini con gli occhioni impauriti che guardano da una fessura della porta, il sacco ruvido sulle spalle, il vento che fischia portando odore di neve,
E altri ricordi, ancora più vivi. Gli amici che non sono più a cantare con noi, le troppe case che sono rimaste vuote, i violini bagnati che non suonano più, le fisarmoniche col mantice sfondato da un ruzzolone sulla neve, le sbronze mortali smaltite su una cassapanca, le gambe sempre più pe
Ogni borgo ha i suoi ricordi e ogni paese pensa che la sua befana sia la più bella. Santi, non solo per il vino.
Forse è vero, perché non è la befana che è bella, sono i ricordi.
E i ricordi di ciascuno di noi sono i più belli.
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Un Commento

  1. Grazie per questo pensiero che apre immagini di ricordi vivi e felici…

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