Il legislatore rivaluta il ruolo del sindaco

La possibile modifica della legge in materia di limitazione del mandato dei sindaci, passata presto in secondo piano,

Nello Borghi, sindaco di Viano

è in realtà un provvedimento che potrebbe ipoteticamente interessare molti dei nostri piccoli comuni e che cambierebbe in modo significativo le regole dei giochi.

Si ha l'impressione che il mestiere di primo cittadino sia sotto il mirino del legislatore, se si pensa che anche la riforma delle indennità prevista nella manovra di bilancio 2022 prevede una nuova mappa dei compensi degli amministratori locali, che varia al ribasso in proporzione alla dimensione demografica del comune. Fino ad oggi le indennità degli amministratori erano quelle stabilite dal Viminale nel 2000 ed espresse ancora in lire. Il testo relativo allo specifico articolo della manovra è passato all’unanimità e prevede l’aumento dell’indennità di funzione in base alla popolazione residente.

Quindi quello di sindaco, a metà fra mestiere e missione, potrebbe divenire più allettante e prevedere linee di mandato che assicurerebbero una certa possibilità di programmazione se, ipoteticamente, il primo cittadino potesse rimanere in carica ben 15 anni.

In particolare, l’art. 3 del provvedimento in esame, eleverebbe da due a tre il numero di mandati consecutivi consentiti ai sindaci dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, così come ora è consentito per quelli dei comuni fino a 3.000.

Ecco il parere di alcuni sindaci del nostro territorio:

Nello Borghi, sindaco di Viano

La prima considerazione da tener presente è che alla fine decidono i cittadini, come è democraticamente giusto, se un sindaco deve essere rieletto o meno.

In linea di massima non sono contrario all'ipotesi, ammesso che ci siano sindaci in carica disponibili, ma francamente credo maggiormente nella forza dell'alternanza.

Teniamo anche presente il grosso tema della contribuzione, che per il ruolo di sindaco non è prevista. Ci si trova quindi a fare 1, 2 ed ora si parla di 3 mandati nei quali la propria vita professionale e personale viene completamente stravolta e per la quale non viene riconosciuto provvidenzialmente il ruolo.

Credo quindi che il terzo mandato non apporti un valore aggiunto per il ritorno sul territorio.

Guardando anche le statistiche è facile osservare come, chi svolge un ruolo come consigliere o assessore, per il quale il numero di mandati non è limitato, difficilmente poi si ricandida oltre il secondo perché si tratta già di ruoli impegnativi, immaginiamoci quello di sindaco. Amministrare oggi è davvero un'attività di volontariato civile.

Tiziano Borghi, sindaco di Carpineti

Concettualmente ritengo potrebbe essere un'opportunità che darebbe la possibilità ai sindaci di gestire anche programmazioni a lungo termine, tenendo conto anche delle ragioni dei tempi amministrativi, che sono sempre più dilatati.

Inoltre, c'è da considerare che nei piccoli comuni è sempre più difficile trovare cittadini che vogliano investire il proprio tempo in questa attività svolta per la collettività.

Fabrizio Corti, sindaco di Baiso

Personalmente non sono d'accordo perché 5 anni, confermati per altri 5, credo possano bastare. In 10 anni si ha il tempo per realizzare buona parte della progettualità di mandato e per lasciare il giudizio sulle attività svolte ai cittadini.

Se la ratio è invece quella di risolvere il problema della mancanza di candidature nei piccoli comuni, una proroga di altri 5 anni non dirime la questione. L'assenza di candidature si dovrebbe risolvere ridando dignità al ruolo di sindaco per far sì che chi si avvicina a questo impegno possa essere garantito anche sotto l'aspetto contributivo, che ora invece manca e che rappresenta un onere piuttosto gravoso.

L'indennità attuale non è affatto proporzionale alla responsabilità del ruolo e, tra l'altro, un aspetto non secondario è quello di chi si avvicina a questo incarico lasciando per un periodo di tempo considerevole la propria professione, che comunque deve tutelare. Forse il ruolo di sindaco, così come ora è pensato, agevola chi è già uscito dal mondo del lavoro e si trova a non dover fare i conti con una ripresa di un'attività che si è abbandonata o si è parzialmente accantonata per diversi anni.

Forse sarebbe meglio tornare a pensare di rimpinguare la squadra di giunta con un numero adeguato di assessori, perché in questo modo più persone avrebbero la possibilità di avvicinarsi alla politica e di proseguire il lavoro candidandosi a sindaco.

Sono dell'idea che quello dell'amministratore non possa assolutamente diventare un mestiere.

Enrico Ferretti, sindaco di Ventasso

Il problema principale che si pone è la sempre crescente difficoltà di trovare persone che accettino di candidarsi perché, quando parliamo di piccoli comuni, parliamo sì di un numero di persone limitato, ma di territori vastissimi.

Poi bisogna anche contestualizzare la realtà di piccoli comuni come quello nel quale sono stato eletto sindaco, dove tutti si conoscono e l'elettorato è molto attento e sa valutare il lavoro di un amministratore che, se ha lavorato bene può essere rivotato, altrimenti non arriva nemmeno a fare il secondo di mandato.

Credo che la possibilità del terzo mandato per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti non sia negativa perché, appunto, alla fine sono i cittadini a decidere.

Fabrizio Corti

 

 

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Un Commento

  1. Trovo stimolanti i temi posti sul tavolo dal Sindaco Ferretti. Vorrei però integrarli con un distinguo ed un approfondimento.
    La difficoltà delle persone perbene a candidarsi e partecipare alla vita politica, è argomento complesso e spesso farisaicamente dibattuto. Ciò avviene, per brevissimo tempo, unicamente dopo i crolli dei votanti di molte tornate elettorali, dei quali alla politica, francamente, non frega nulla. Non è quindi un problema di distanze, bensì di sfiducia e della capacità della politica di circondarsi di marionette e di pianificare l’ allontanamento, dalla res publica, delle figure “non allineate”. Per cui una schiena di gomma avanzerà ed una schiena dritta indietreggerà. Quante volte i politici accusano gli elettori critici di fare politica. Come se la politica fosse loro monopolio e non un diritto-dovere dei cittadini alla sua partecipazione per la selezione dei migliori. L’ approfondimento riguarda invece l’ affermazione “se ha lavorato bene altrimenti non arriva al secondo mandato” che sembra parafrasare Massimo Catalano in “Quelli della notte”. Non sempre questo è vero. A volte, grazie agli apparati di partito e manipolando l’ informazione, vengono confermati pessimi candidati. Altre volte, gli stessi partiti, corpi estranei alle realtà che dovrebbero rappresentare, si avviluppano in un abbraccio mortale a candidati umoristici e pieni di sé, sprofondando nel mare del ridicolo senza indecisione alcuna. Sempre più spesso i partiti propongono gli uomini della provvidenza, che lo sono unicamente per la ristretta cerchia degli amici, ampliando sempre più le diseguaglianze sociali. Quando vengono presentati come Superman, soprattutto nei nostri piccoli comuni di montagna, vanno immancabilmente incontro al disastro elettorale, ma provocano un disastro nel proprio territorio. Qualcuno rammenta SuperMario Monti, osannato prima come salvatore della Patria e scaricato senza pietà, una volta concluso il lavoro sporco, l’ anno precedente le elezioni, quasi puzzasse. Forse a Draghi fischieranno le orecchie e temo che non sia sereno, visto che rischia, a breve, il bis.
    Tutto questo mi porta a concludere che non è un problema di quantità di Sindaco da somministrare, ma di qualità. Come per i vaccini !

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