Ventasso un comune sempre più spopolato ed anziano, la denuncia di Friggeri

Riceviamo e pubblichiamo ---

La situazione socio economica del nostro crinale ed in particolare del comune Ventasso, merita una serie di valutazioni non disgiunte dall’esito delle recenti elezioni amministrative.
Le tornate elettorali , non sempre entrano dentro la realtà del territorio per proporre soluzioni certe e strutturali di lungo respiro , alle criticità esistenti .
Guardiamo dentro il territorio ed esaminiamo le statistiche demografiche assumono anche rilevanza socio economica, peraltro a disposizione di tutti per scoprire che:
-l’indice di vecchiaia che rappresenta il rapporto in percentuale tra il numero di tra 65 enni è il numero dei giovani con meno di 14 anni è di 397,8 anziani per 100 giovani;
-l’indice di dipendenza strutturale che rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva e di 81.4 individui per ogni 100 persone che lavorano;
-l’indice di ricambio della popolazione attiva che rappresenta il rapporto in percentuale tra la fascia dei possibili pensionandi (60 / 64 anni) e quella che sta o dovrebbe entrare nel mondo del lavoro (15 / 19 anni), è di 219 ,3 e questo significa che la popolazione attiva è molto anziana.
Non voglio per ragioni ovvie, (ma è facile desumerlo, analizzando i dati statistici a disposizione), toccare il divario costante e progressivo dal 2002 ad oggi tra decessi e nascite, pur in presenza di un calo degli abitanti molto marcato.
L’esame di questi indicatori che prefigura una popolazione giovane minore di quella anziana ci colloca in una situazione profondamente regressiva, destinata ad accrescere il divario demografico a sfavore di coloro che hanno non più di 14 anni di età.
C'è chiedersi perché la consultazione elettorale conclusasi con le elezioni amministrative 2021, non ha saputo affrontare (tranne che per alcuni filoni, quali i servizi sanitari), le criticità vere del territorio già assunte dal mandato della Regione Emilia Romagna 2020/2025, definite Appenino più vicino, valorizzazione identità e potenzialità della montagna, per trasformarle con un processo anche di lungo respiro capace di creare nuove opportunità di sviluppo del territorio.
A questo interrogativo non è facile, per il ruolo che ognuno di noi riveste, rispondere in modo univoco, in ogni caso è utile rimarcare gli elementi strutturali negativi che portano ad uno stato di profonda preoccupazione anche alla luce del sistema di consultazione che avrebbe dovuto servire alla definizione delle aree di intervento e che avrebbe dovuto coinvolgere tutti, le istituzioni, le associazioni, gli imprenditori e le comunità dei cittadini che come spesso avviene, non sono e forse non saranno consultate in modo preventivo rispetto alle scelte da compiere.
Bisogna compiere un’analisi del come si è arrivati a questa situazione e riconoscere che le istituzioni locali non sono state all’altezza del frenare un processo di depauperamento della zona montana e nel contempo non hanno saputo ricercare ragioni di alto profilo, per ricostruire nuove azioni collettive iniziando a porre con determinazione alla attenzione delle istituzioni ai vari livelli, le criticità del nostro crinale.
Tutti convengono sul fatto che siamo parte di un territorio nazionale che subisce il calo e l’invecchiamento della popolazione e deve per la debolezza delle prospettive di sviluppo, fare i conti con una sempre maggior difficoltà delle condizioni di vita dei cittadini, spesso dimenticate o poco considerate. Ci aiuta in questo senso l’annunciata attenzione del governo, (che si aggiunge a quanto già prodotto a livello regionale), al tema delle aree interne e alle necessità di rivitalizzazione di una parte importante del nostro paese .
La certezza che quanto sancito si trasformi anche con l’accesso ai fondi PNRR in scelte rivolte a contrastare le criticità ambientali e socio economiche del territorio del nostro Appennino, non è cosa scontata, se non intervengono e si attivano processi di forte e motivata partecipazione delle comunità locali .
Un’intesa tra le parti sociali e le istituzioni avente per oggetto una defiscalizzazione quinquennale a favore delle imprese esistenti (agricole, artigianali e industriali e commerciali, turistiche, cooperative e di servizi) o desiderose di investire nel territorio potrebbe favorire un processo di investimenti o ammodernamento dell’attuale struttura produttiva, accompagnati da quote di occupazione certa.
Servono incentivi alla natalità che possano per la quantità e qualità e durata fornire risposte certe alla crescita di nuove generazioni e alla tutela delle maternità.
Il tema sanità deve essere rivalutato come un investimento sociale a favore de territorio che reclama risposte certe sui servizi assistenziali di prossimità.
Il patrimonio abitativo, privato, attualmente e in modo esplicito posto in vendita deve essere oggetto di valutazione politica in quanto interagisce sulla situazione demografica del territorio.
Per ostacolare tale processo bisogna predisporre un piano di recupero e rigenerazione sociale e culturale dei borghi a rischio graduale di abbandono e favorire la messa in comune del patrimonio anche attraverso la trasformazione in una rete di b & b a disposizione del turismo. Lo strumento delle cooperative di comunità va incentivato, sostenuto e anche su dimensione territoriale
in quanto luogo in cui far crescere il protagonismo e l’innovazione a favore della tenuta territoriale. Il territorio del nostro crinale presenta notevoli debolezze sul fronte della assetto ambientale ed esisto reali rischi a fronte di evidenti eventi atmosferici, di natura idrogeologica.
Questa considerazione avvallata da documenti ufficiali comporta una ripresa urgente di investimenti sull’ambiente. Una rivalutazione della necessità di riprendere il tema Fondovalle Secchia e diga di Vetto deve essere accompagnata da un piano di sviluppo agro turistico dei territori interessati.
Serve un piano di sviluppo del turismo che sappia abbandonare il criterio della stagionalità che investa tutto il territorio che visivamente, va dal monte Ventasso al Monte Cusna e che sappia valorizzare tutte le risorse, le tradizioni e le produzioni locali. Merita in questo senso assumere a riferimento quanto sancito dalla CEI e rimarcata dal presidente Cardinale Gualtiero Bassetti. “Serve una alleanza forte tra le comunità ecclesiali e civili e le istituzioni, per poter rispondere in modo adeguato alle istanze dei territori per farli sentire accompagnati e non abbandonati in condizioni disagiate, che hanno grandi capacità di creare forti legami di solidarietà a compensazione delle carenze strutturali. Per far si che questo avvenga, serve una progettualità profetica a lungo termine che abbia a cuore l’interesse comune e il bene di tutti.” Dobbiamo dare seguito alla iniziativa che la Diocesi di Reggio Emilia avviò 20 anni fa (Convegno ecclesiale sulla montagna) e che riuscì in modo straordinario a in rispondere, almeno sul piano delle intuizioni, all’interrogativo vivere in montagna si può…e rispondere con coraggio a Papa Francesco nell’enciclica
Laudato Si, quando ci invita ad interrogarci su quello che sta accadendo in casa nostra e guardare dentro al tema inquinamento, al cambiamento climatico, esaminare con molta attenzione la questione acqua, la perdita di biodivesirità, temi presenti nel nostro territorio perché interagiscono sul deterioramento della qualità della vita umana.
Serve riscoprire il ruolo delle comunità locali (nel crinale solo nel comune Ventasso sono presenti, oltre alle istituzioni locali, 26 parrocchie e a queste si aggiungono varie aggregazioni sociali ), che sono ancora presidio sociale e di riferimento dei territori marginalizzati, offrire loro capacità di ascolto, costruire con loro le risposte ai bisogni e alla necessita di fermare il processo di regressione socio economica e generazionale da tempo padrone del territorio montano.
Queste realtà meritano ascolto e vanno coinvolte a monte delle scelte programmatorie. Rimettere al centro il valore della vita e la presenza dell’uomo nel territorio significa anche garantire una maggior tutela dell’ambiente che resta ancora una grande risorsa a disposizione di tutti.
C'è il rischio che la nostra montagna diventi un luogo dove i diritti quali la salute, l’istruzione, la viabilità, l’ambiente salubre vengono negati ?
Si tratta di una grande sfida a cui nessuno dei soggetti interessati può sfuggire.

Marino Friggeri - Presidente  provinciale Movimento Cristiano Lavoratori Reggio Emilia

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25 Commenti

  1. Quella mostrata dal Presidente Friggieri è la fotografia reale di come sono stati ridotti i paesi dei Comuni di questo Crinale negli ultimi 30/40 anni; paesi che a differenza di altri avevano il potere di vivere e di crescere. Se chi ha ridotto i paesi in questo stato ha una coscienza, spero abbia un attimo per meditare, ma ho grossi dubbi. E’ stata una scelta politica, i montanari sono stati messi nell’impossibilità di vivere in montagna e lavorare a valle in tempi accettabili; non solo non sono state fatte le infrastrutture che avrebbero garantito la formazione e la permanenza di famiglie in montagna, sono state bloccate quelle già avviate, come la fondovalle Val d’Enza e la Diga di Vetto; la fondovalle Val Secchia fino ai paesi montani non è mai stata fatta, così pure la fondovalle Val Lonza (nel 2022 si passa su due guadi), è vergognoso; la strada Statale 63, a parte qualche ritocco, è rimasta quella del dopoguerra, una strada da terzo mondo, tempi a chilometro assurdi. Non era e non è una questione di soldi, è una questione politica; basti osservare quante strade, superstrade, tangenziali, ferrovie, ponti (vedi Calatrava), ecc. sono state fatte a valle e nulla in montagna. Ora sarà felice una certa politica e certi amministratori, finalmente hanno raggiunto l’obiettivo che volevano, raccolgono ciò che hanno seminato ubbidendo al potere politico, ora potranno finalmente chiudere la porta della stalla e attendere qualche anno per mettere una “croce” sui paesi montani. Ci sarebbe tanto da scrivere e da capire, ma vorrei dire agli amministratori, a quelli “seri”, sostenete le infrastrutture in montagna, servono; guardate le necessità del territorio, il potere politico che muove i NO a tutto, ha altri obiettivi. Ringrazio il Presidente Friggeri.

    Franzini Lino Presidente della Municipalità di Ramiseto

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  2. In questa ampia panoramica rivolta in particolare al nostro Crinale, ma che possiamo verosimilmente estendere all’intero ambito montano, ritrovo concetti in cui mi riconosco, a cominciare dalla identità, ossia il senso identitario, che a mio avviso funziona da motore per valorizzare le potenzialità, specificità e tradizioni del territorio, il che avviene per ogni luogo, e a mio avviso va in tale direzione anche la salvaguardia delle biodiversità – termine riportato sul finire di queste righe – perché anche questo significa per me il conservare quanto più possibile le caratteristiche che connotano ogni territorio.

    Anche le Cooperative di Comunità possono agire opportunamente in tal senso laddove lo spopolamento rende problematico il poter mantenere in vita determinate attività a gestione privata, anche considerando che per le stesse può venir meno il ricambio generazionale, ma punterei innanzitutto a far proseguire queste ultime attraverso ad esempio lo strumento della defiscalizzazione, cui mi è capitato più volte di far cenno su queste pagine, e mi fa piacere leggerlo a metà circa della presente nota, inteso a favore delle imprese esistenti, di vario genere, e di quelle che vorranno quivi investire..

    Per trattenere i suoi giovani, e dar così prospettiva alla tenuta del proprio tessuto sociale, la montagna ha bisogno in primo luogo di opportunità occupazionali che, sul piano economico, consentano loro di “metter su famiglia”, e poi mantenerla, affiancate a mio vedere da una semplificazione dei meccanismi riferiti a collaborazioni occasionali o non continuative, vedi il caso di persone che si avvarrebbero di un qualche aiuto per le faccende domestiche, cui sarebbe disponibile la “vicina di casa”, ma vorrebbero che ciò accadesse con reciproche garanzie (come quelle che un tempo venivano dai “voucher”).

    P.B. 14.01.2022

    P.B.

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  3. La speranza per i paesi del Comune di Ventasso è finita, da troppi anni si continua a dire cosa devono fare i montanari; fate cooperative, sviluppate il turismo, aprite attività, ecc; ma la politica non fa nulla perchè ciò avvenga, è come dire ad un soldato vai alla guerra ma non ti do il fucile, la sconfitta è garantita. Il montanaro resta volentieri in montagna ma sono le infrastrutture e il lavoro che lo mettono in condizione di restare. Questo lo sa il potere politico come lo sanno le persone di buon senso, Ma chi è accondiscendente al potere per interesse di parte o di partito, non sosterrà mai le opere ciò che portano il lavoro vero e lo sviluppo dei paesi montani

    Pierluigi

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  4. Non capisco cosa centri la Chiesa.
    Non ha mai mosso DITO per la montagna.
    Lo scritto di FRIGGERI è aria fritta che lascia il tempo che trova.
    Il tempo che trova.
    Ormai la crisi è irreversibile, visto i numeri minimi della popolazione residente.
    Qui si ci vorrebbe l’intervento della DIVINA PROVIDENZA,ma credo che L’APPENNINO REGGIANOnon sia tra le sue priorità.
    Otello Canedoli.

    Canedoli Otello

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    • Carissimo Canedoli, vecchio compagno di scuola, che bello è vederti. Leggendo il tuo commento, mi convinco che l’ultima cosa che ha fatto in montagna la Divina Provvidenza è stata la 1N dell’ ITI a Castelnuovo dove, nessuno di noi, metteva la data sui temi in classe.

      Giovanni Annigoni

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  5. Penso che oltre le parole occorrano i fatti.
    In montagna il lavoro non manca, anzi manca la manodopera, allora facciamo arrivare 5 famiglie per comune di extracomunitari, 5 a Ramiseto, 5 a Busana, 5 a Collagna, 5 a Ligonchio. Un centinaio di persone che di botto risollevano i problemi della scuola, del lavoro, dei numeri, tanto le case da affittare non mancano. Inoltre daremo un buon esempio di civiltà e grazia di Dio, ma questa cosa penso dia fastidio a MOLTI. Riflettete.

    R.G.

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    • R. G. Sono una ragazza di castelnovo e con il mio compagno è da 1 anno che stiamo provando a cercare una casa “decente” in affitto a Ramiseto. Le posso assicurare che le case in affitto si ci sono, ma sono tutte tenute male e non ristrutturate almeno all’interno, con arredi e servizi che sono minimo degli anni ’70; ma soprattutto con affitti nettamente superiori allo stato in cui sono le case… Anche questo sicuramente non invoglia i giovani a trasferirsi…

      S. C.

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  6. Sono Ivan, il nipote di Amanzio e figlio di Bruno l’orologiaio. Credo, per i soli pochi anni vissuti nel paese mio di nascita Nismozza, ho avuto modo di conoscertl e riconoscerti, credo, come sottoscrittore dell’articolo internet ” Ventasso ” col quale illustri le carenze, l’abbandono e la mancanza di interventi istituzionali non solamente volti ad una convinzione sugli attuali residenti, per non abbandonare il ns Appennino e i suoi centri abitati ma pure e parallelamente per indicare indirizzi correttivi generalizzati. Mi congratulo con te per la tua evoluzione intellettiva e per la tua carica pubblica di cui godi sicuramente con merito. Io vivo e sono residente, ormai in pensione, in Lerici, comune di La Spezia. Ho concluso la mia vita lovorativa come dirigente d’azienda responsabile di tutti i servizi tecnici di una intera Raffineria petrolifera. Ripetutamente sono stato contattato ed esortato ad entrare in politica. Fare ciò che alcuni amici hanno fatto, in parte con una certa soddisfazione sociale ed in parte con la sola soddisfazione personale. Io ho preferito fare al meglio il mio lavoro, crescere con esso e rispondere puntualmente e quotidianamente alle mie severe responsabilità tecniche e di sicurezza, ovviamente epp non certo solamente mia.
    Detto questo e, mi scuso nel dilungarmi, mi accingo a scrivere queste poche righe per confermarti la mia soddisfazione nei tuoi riguardi ma pure per farti notare che ho ritrovato nella tua analisi sul ns Appennino, un certo linguaggio politichese che dice tutto e nulla allo stesso tempo. Sarà la mia deformazione tecnica, sarà la mia ostinata diffidenza alla politica ma ritrovo nella tua analisi un difetto fondamentale sopratutto per chi si incammina su una strada di esortazione comune. Manca, a mio avviso, in tutta questa tua gradevole esposizione, la parte che ogni politico evita di affrontare. Bene per le linee guida astratte ma mancano le soluzioni pratiche alla tesi. Occorre, sempre al mio modesto avviso, indicare, rimarcare, denunciare quelle che sono le vere, inconfondibili, praticabili soluzioni di fattibilità per un possibile rilancio della comunità nostra montana e per un vero rilancio dell’economia reale che è il collante vero per dare un senso al radicalismo degli attuali abitanti e per stimolare pure il richiamo per chi lo ha abbandonato o per chi ne potrebbe trarre vantaggio. Naturalmente non dirò mai che per raggiungere tale scopo possano essere sufficienti interventi pubblici o solamente privati. Occorre che la parte pubblica si impegni con un programma di vera volontà di rilancio dell’economia montana con investimenti mirati e super controllati, ad esempio sulla scuola, sulle strutture sanitarie, sui servizi pubblici sulla qualità degli Amministratori pubblici: qualità a trecentosessanta gradi. Occorre poi sospendere, per un certo numero di anni, tasse di ogni genere sugli immobili privati o aziedali, finanziare, in maniera accorta, ogni iniziativa privata che volga al miglioramento o alla realizzazione di adeguate strutture di accoglienza alberghiera. Occorre inoltre finanziare tutti i giovani e, non solo, che intendano iniziare attività di produzioni alimentari che cinvolgano terze attività potenziali del ns Appennino. Produzione di formaggi di pecora, così come ripotenziare la capacità di produrre il ns amato ed unico Grana. Vorrei ricordare che queste attività esistevano sino a quaranta/cinquanta anni fa: quindi possibili. La produzione di formaggi stimolerebbe automaticamente, chi portato all’allevamento di mucche e pecore. Occorrerebbe censire tutti gli appezzamenti di terra coltivabile, in parte abbandonate o male sfruttate, per convertirle su cooperative di coltivatori agricoli. Occorrerebbe, per tutte le zone a bosco di castagni, applicare la stessa politica dei campi. Boschi curati e seguiti da agronomi competenti per una buona e migliore qualità delle castagne. Questo incrementerebbe la realizzazione di essicatoi tradizionali, mulini tradizionali, attività artigianali per la produzione di prodotti dolciari. Promuovere la realizzazione di forni che producano il miglior pane della montagna, in grado di appetire anche i consumatori della pianura. Favorire chi voglia produrre capelletti e pasta, non solamente con l’impronta estetica della tradizione ma, pure nella sostanza. Tornare ad allevare maiali, con evideti accorgimenti tecnico/ sanitari, per la loro esclusiva macellazione e realizzazione dei derivati, da lavorare e stagionare sempre sul ns Appennino. Realizzare coltivazioni di frutti del sottobosco per chi poi può trasformarli in derivati in conservazione e marmellate. Regolamentare al meglio la raccolta di funghi e tartutartufi per poi promuovere su di essi un distretto di sicuro richiamo. Questo incrementerebbe la nascita di una nuova e migliore ristorazione, una industria, sempre a carattere artigianale, di produzione di ogni derivato da funghi e tartufi. Incrementare e promuovere, ove idoneamente possibile, il recupero di boscaglie esistenti con la messa a dimora di piante inseminate a tartufo. Iniziare la coltivazione di tutte le specie di funghi funghi idonei al mercato. Occorre, senza ombra di dubbio, la necessità che nasca una suola di preparazione per tutti coloro che intendano apprendere una attività artigianale, alimentare, agricola, di allevamento animali, di nuova o esistente ristorazione, di chi possiede o voglia intraprendere attività di accoglienza alberghiera. Quì mi fermo e, non perchè ho esaurito il mio credo o argomenti di fattibilità ma, per non tediare ulteriormente.
    Ritengo indispensabile per questo rilancio economico, sociale e di merito che, venga eliminata, sempre per un tempo adeguato, l’applicazione dell’IVA su ogni transazione commerciale, l’obbligo della presentazione della denuncia dei redditi, dell’applicazione dei minimi e ancora meno dei tassi bancari o di prestiti pubblici. Occorre, in poche parole avere il dovere ed il coraggio politico e morale di decretare tutta l’area Appenninica, zona depressa. Non promuovere e non permettere l’insediamenti di industrie pesanti, inqunanti, e di pessimo impatto ambientale. Promuovere le fonti alternative energetiche e compatibilmente utilizzarla in loco. Ove possibile, recuperare tutte le acque potabili e di buona qualità, per convogliarle in appositi impianti imbottigliamento e prodotti del beveraggio diversificati. Occorre, ripetendomi, anche ed indispensabilmente preparare una classe amministrativa adeguata alla indispensabile trasformazione. La classe amministrativa non può nascere solamente sulla spontaneità individuale o sulle buone intenzioni. Occorre istituire corsi universitali specifici con promozione o eliminazione dei non idonei. Solamente così, sempre a mio modesto pensiero, l’Appennino può essere veramente rilanciato.
    Con i miei personali i più sentiti auguri
    Ivan Fiorini

    Fiorini

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  7. credo che sono le persone che ragionano come R,G. ad aver ridotto i paesi montani in questo stato; secondo loro basta dire certe cose che i problemi si risolvono. Ma il sig. o Sig.ra R.G. si chiede chi darà uno stipendio a 20 persone per Comune, chi gli darà una casa, quale lavoro faranno?, chi li assumerà?. Ma a parte questo, certe persone non comprenderanno mai che la gente e il turismo verrà sul nostro appennino se ci sono strade comode e non strade che da Reggio al Cerreto servono due ore e arrivi o morto o ubriaco, quando in due ore arrivi ad Andalo, ma arrivi riposato

    Gianna

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    • Concordo per quanto riguarda la statale che arriva al Cerreto, in particolare gli ultimi 10 km veramente da incubo ,mentre trovo migliore il tratto toscano della SS 63, quello che arriva ad Aulla per intenderci. Peccato che la viabilità penalizzi alcuni luoghi.

      commento firmato

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  8. Legittimamente, in uno dei commenti ci si chiede “cosa c’entri la Chiesa”, ma nello scritto del Presidente provinciale Movimento Cristiano Lavoratori viene ricordata l’iniziativa che la Diocesi di Reggio Emilia avviò 20 anni fa (Convegno ecclesiale sulla montagna) e che riuscì in modo straordinario a rispondere, almeno sul piano delle intuizioni … – riportando pari pari le sue parole – e se da lì fossero uscite indicazioni interessanti, nonché realistiche e realizzabili, non vedo perché mai non se ne possa tener conto.

    A chi, come Pierluigi, esprime grande pessimismo per le sorti del Comune di Ventasso, unitamente a grande sfiducia verso il potere politico – e verso quanti lo accondiscendono ….. – perché non fa nulla per rendere fattibili le cose di cui si parla da anni, mi sentirei di dire che di fronte alla “inerzia” della politica occorrerebbe lasciar fare alla imprenditorialità privata, all’interno di regole ben precise, sostenendola mediante strumenti semplici e diretti, usufruibili da ognuno, vedi la defiscalizzazione.

    Quanto al far “arrivare 5 famiglie per Comune di extracomunitari”, come afferma R.G., per ovviare alla carenza di mano d’opera, e risollevare di botto “i problemi della scuola, del lavoro, dei numeri”, io penso che questi “insediamenti” possono avvenire spontaneamente, qualora a livello locale vi siano condizioni invoglianti, e mi sembra che il primo obiettivo dovrebbe essere quello di trattenere chi vi abita da generazioni, e che può preservare quel tessuto sociale nel quale anche altri possono poi inserirsi.

    P.B. 15.01.2022

    P.B.

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  9. Gli immigrati sono il futuro. Tutti giovani fighetti che hanno abbandonato la montagna lo hanno fatto non perché non c’è lavoro … Ma perché il lavoro che c’è è duro … Ora però spiegare questo concetto alla lega che governa l’appennino temo non sarà semplice. Attendiamo l’arrivo di un sindaco nigeriano … Nel frattempo aspettiamo

    Mario fattori

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  10. Quando Fattori ci dice di attendere “l’arrivo di un Sindaco nigeriano”, non è dato di capire se lo auspichi eletto già in questi tempi dai montanari “autoctoni”, in contrapposizione alla Lega, e semmai come “schiaffo” alla stessa, o lo riservi ad un futuro non lontano in cui la popolazione locale avrà lasciato il posto a quella immigrata, in una sorta di sostituzione etnica perché la prima ha abbandonato via via la montagna.

    Difficile, se non impossibile, prefigurare oggi la fisionomia antropologica della nostra società negli anni a venire, ma mi sembrerebbe comunque improprio l’intendere il multiculturalismo come la “resa”, fin da ora, della propria cultura e delle proprie consuetudini di fronte a quelle altrui, vedi il togliere il Crocefisso dalle aule (l’impressione è che quando ciò avviene subentri poi un generale ed insanabile disorientamento).

    P.B. 16.01.2022

    P.B.

    Rispondi
  11. Riguardo al problema posto da S.C., sarebbe auspicabile che il nostro patrimonio abitativo degli anni ’70, e prima, venisse rinnovato o ammodernato, anche per contenere o ridurre le spese di riscaldamento, ma occorre considerare innanzitutto i relativi costi, specie in questo momento di rincaro delle materie prime.

    Nondimeno, in attesa che possa verificarsi quanto sopra, si potrebbe agire intanto sugli affitti, col ricorso ad uno strumento applicabile attualmente – se non erro – soltanto per le aree ad alta densità abitativa; mi riferisco ai cosiddetti accordi territoriali, che prevedono la possibilità di stipulare canoni di affitto calmierati o concordati.

    Quali forme di locazione comportanti benefici di tipo fiscale, fruibili da locatario e locatore, potrebbero interessare entrambi i contraenti; resta ovviamente il fatto che le nostre zone non sono ad alta densità abitativa, ma la politica locale potrebbe chiedere che uno strumento analogo venga inserito nei provvedimenti per le aree interne.

    P.B. 16.01.2022

    P.B.

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  12. Che tristezza leggere di gente che affiderebbe la rinascita della montagna a presunti immigrati (ai quali non fregherebbe assolutamente niente di integrarsi, fatto ampiamente dimostrabile)…io spero solamente che abbiate il vostro abbondante tornaconto ad esprimere certi concetti, spero che facciate parte di coloro che fanno business sull’immigrazione, perchè non ho altre ragioni a cui pensare per giustificare certe ideologie. Io che sto cercando di “scappare” da Reggio, diventata da grande paesone, pessima cittadina, per provare a portare la mia esperienza lavorativa in montagna, magari aiutando qualche giovane locale, mi devo leggere di fantomatici “benefattori”…si, benefattori sulle spalle degli altri! Buon Lavoro Chicco, c’è bisogno di gente come te, sappiano, lor signori del perbenismo dilagante, che siamo pronti a combattere qualsiasi forma di discriminazione nei confronti degli odierni residenti in montagna…e siamo in tanti, sappiatelo!

    bruno p.

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    • Pur non essendo completamente d’accordo con Mario, mi fa molta più tristezza leggere il commento di Bruno, infarcito di razzismo e luoghi comuni in perfetto stile leghista. Cosa significa “presunti immigrati”? E quali sarebbero i fatti che dimostrano ampiamente che agli immigrati (deduco tutti, a questo punto) non fregherebbe niente di integrarsi? Al contrario, abbiamo centinaia di casi di immigrati perfettamente integrati nella nostra comunità: muratori albanesi, operai marocchini, tipografi gambiani, agricoltori e floricoltori africani. Temo però che tutti questi buoni esempi, che dimostrano esattamente il contrario di quanto Bruno afferma, rimangano però invisibili a chi, per questioni meramente ideologiche e politiche, o forse a causa del rintronamento mediatico, semplicemente non le vuole vedere.

      Andrea

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      • Rispondo all’adirato (e ne sono felice) Andrea, che mi da del Leghista, come se fosse una malattia o un disprezzabile status sociale. Per presunti immigrati, intendo semplicemente coloro ai quali interessa 0 (zero) l’integrazione. Le ricordo che, almeno in un paese civile, dovrebbero entrare esclusivamente gli immigrati politicamente perseguiti e quelli economici regolari, non tutti, a prescindere, senza alcun controllo, tranne quelli, compiacevoli, delle cooperative che lucrano su di loro. Deduco che lei non abbia figli ai quali sta cercando di garantire un futuro in Ventasso, perchè altrimenti non saprei spiegarmi perchè secondo lei l’unico futuro della nostra (e non loro) montagna, dipenda da chi, e qui le dimostro ciò che realmente so, lavora qui da anni, spedisce il proprio stipendio al paese natio, nessuno sa che nome ha ed in più, impedisce alla moglie di dialogare col vicino, se non in propria presenza…questa lei la chiama integrazione??? Continui pure la sua battaglia, le ricordo che, generalmente, si vince quando si è numericamente superiori al “nemico”! Chicco Ferretti, nuovamente buon lavoro, ne hai veramente bisogno!!

        bruno p.

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  13. Abbiamo ciò che ci meritiamo; siamo partiti dalla corretta analisi del Sig. Friggeri e dal giusto commento del Sig. Franzini che evidenzia le colpe di chi ha portato a questa situazione di spopolamento e di abbandono i paesi montani, in quanto la politica da 50 anni su questi paesi non ha fatto nulla, a dare dei razzisti, fascisti o leghisti a chi si azzarda a fare giuste e condivise considerazioni. Si da perfino dei leghisti alla nuova amministrazione di Ventasso, mi risulta che nessuno di loro sia iscritto alla lega ma per il semplice motivo che non hanno vinto altri, occorre tacciarli di qualcosa, come se tanti leghisti non amassero questa patria. Temo che il Sig. Andrea non sappia cosa sia l’immigrazione o cosa faccia l’immigrato; l’immigrato porterà per sempre dentro di se le sue tradizioni e non aggiungo altro, pensi solo a cosa pensano delle donne tanti di loro e come le riducono, è questo che Lei vuole?; auguri se ha delle figlie o delle nipotine

    Sergio

    Rispondi
    • Egregio Sig. Sergio, temo che abbia sbagliato target, e di grosso. Ho vissuto anni in un quartiere di una grande città ad altissimo tasso di immigrazione, dove ho sempre svolto attività di volontariato per favorire l’integrazione. Continuo le mie attività di volontariato con gli immigrati anche qui in montagna dove attualmente vivo. Ho viaggiato zaino in spalla in tutti e cinque i continenti, dai villaggi sperduti dell’Africa orientale, alle comunità sulle montagne del Sud America, del Nepal, del Laos o del Vietnam, fino alle metropoli e ai villagi rurali dell’India.
      Per curiosità, Lei invece che esperienze ha in fatto di immigrazione e/o di conoscenza diretta di culture differenti dalla nostra? Oltre a sentire quello che le raccontano Salvini & c. ovviamente…
      P.S. per sua informazione, la Gazzetta di Reggio il 15 Agosto 2021 titolava: “Verso le elezioni Ferretti della Lega «Un candidato civico per sfidare Manari»”. E poi ancora: “presidente della municipalità di Collagna, e seppur giovane possiamo dire “storico” esponente della Lega, Enrico “Chicco” Ferretti”. Forse non sono gli altri ad aver bisogno di tacciare la nuova amministrazione di qualcosa, ma è semplicemente Lei ad essere poco informato…

      Andrea

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  14. Egr. Sig. Andrea, so che non è molto corretto replicare, ma visto che Lei ha sbagliato bersaglio ci tenevo a dirle che io sono un “emigrato”, figlio di emigrati, ho lavorato tutta la vita all’estero, mio padre è sepolto all’estero, io e mia madre, molto anziana, siamo tornati in Italia da alcuni anni. Leggendo ciò che scrive mi sembra di capire che lei all’estero faceva più il turista che l’emigrato, gli emigrati non girano con lo zaino in spalla e non vanno da est a ovest del pianeta. Le auguro di avere ragione, spero solo che le chiese cristiane o le donne italiane non facciano la fine che hanno fatto quelli del vicino Kossovo, delle Kossovare o delle Afghane. Auguri Sig, Andrea, io non li vedrò, ma auguro a Lei di vedere i grandi benefici che porteranno gli immigrati in Italia, immigrati che non credo provengono dal Nepal o dal Sud America. Non so se Ferretti è iscritto alla Lega, non mi risulta, ma se lo dice la Gazzetta …..; Le posso dire che nella Lega ci sono tante brave persone, come in tutti i partiti, detto da uno che non ha niente a che fare con la lega.

    Sergio

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  15. L’esperienza riportata da Andrea è certamente importante ed istruttiva, e le tante e differenti culture che ha incontrato nel suo viaggiare in varie parti del pianeta sono rispettabilissime, non fosse altro perché hanno alle spalle secoli di storia, come del resto quella nostra – il che non andrebbe mai dimenticato – ed è altresì comprensibile che chi emigra dalla propria terra cerchi di portarsi dietro il rispettivo patrimonio identitario anche nei luoghi di destinazione, specie se ha in programma di far poi ritorno nel proprio Paese di origine, cui rimane legittimamente molto legato e nel quale cerca di investire quanto più gli riesce dei propri guadagni (serve a poco tacciare di fascismo, razzismo, sovranismo, ecc …, chi registra e sottolinea una tale situazione).

    Nel contempo, quando in un Paese arrivano, per immigrazione, diverse e numerose etnie, ciascuna col proprio retroterra culturale, se tale Paese non “punta i piedi” per difendere la propria identità, anzi vi rinuncia per far posto a quella altrui, rischia di snaturarsi anche in tempi rapidi, il che non mi sembra molto rispettoso nei confronti dei nostri genitori ed antenati, e delle generazioni che li hanno preceduti, a meno di pensare che la “eredità” che ci hanno lasciato non abbia alcun valore, e sia da ripudiare o azzerare, anche sul piano religioso, il che sarebbe però molto presuntuoso oltre che parecchio ingeneroso verso i “nostri vecchi” (io credo che vada riservato grande rispetto alle altrui culture, ma ciò non deve avvenire a scapito della nostra).

    P.B. 20.01.2022

    P.B.

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  16. Intanto, mi fa strano che si parli di ‘immigrati’ come fossero caprioli o alberi della Forestale da piantare per ripopolare i boschi – 20 qui, 20 là. Poi c’è una questione che mi pare sottaciuta: se non c’è lavoro decente e non si trovano case decenti per gli ‘indigeni’, come mai andrebbe tutto bene per gli ‘immigrati’? Forse, quello che viene sottaciuto, è che gli ‘immigrati’ sarebbe pagati poco o niente? La pura sopravvivenza e tanta manna, senza contributi magari, e un po’ di nero? O che, magari, si accontenterebbero di vivere alla buona, in case fatiscenti che, tanto, da dove venivano stavano peggio? Facciamo una deroga, tipo niente obbligo di ‘classe A’, giusto per favorire l’insediamento? Sarebbe questa l’integrazione? Ma quanto siamo buoni! A me pare evidente che se non c’è trippa per gatti per gli autoctoni, non capisco da quale altra via arrivi l’abbondanza per altri. Allora, faccio una proposta: abbassiamo i nostri standard di vita per tutti. Torniamo a vivere come ‘da che indree’. Nella casa in cui abito con la mia famiglia, ci abitavano tre famiglie, una stanza per ogni famiglia (senza riscaldamento) e la cucina col camino per tutti. La sera, non c’è più la stalla tiepida per la ‘veggia’ ma c’è sempre la tv… Poi ci vuole una ‘rezdora’ che comanda, sennò non c’è da mangiare per tutti. Fa molto Rivoluzione d’Ottobre. In ogni caso, ci arriveremo comunque, è solo questione di qualche anno. Le stanze senza riscaldamento le avremo da subito. Per il resto ci penserà il ‘trattamento alla greca’ che ci stanno preparando.

    commento firmato

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  17. Guardare le cose che hai intorno mentre cammini o che corrono al di là di un finestrino , è l’esperienza del viaggiare. Quando quelle cose sono tue è perché le hai vissute. C’è molta distanza tra le due cose, per chi le ha vissute entrambi.

    Giovanni Annigoni

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  18. Perfetta analisi di P.B., che, in maniera molto più acculturata, spiega al sempre più adirato Andrea, gli stessi miei concetti. Ma sa, P.B., probabilmente, quando c’è di mezzo il dio denaro, non si è nemmeno più in grado di rispettare la memoria dei propri avi….figuriamoci se si rispettano i propri compaesani…

    bruno p.

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  19. Io trovo che nei commenti di Sergio, “bruno p”, “commento firmato”, vi siano parole assennate, che a mio avviso offrono spunti di riflessione anche per chi nutre opinioni differenti in argomento (riflessione non significa, ovviamente, condivisione).

    Il tenore di vita di cui scrive “commento firmato” – visto in relazione alla questione casa – merita a sua volta una considerazione, posto che talora sembra affiorare la tentazione di farcene in qualche modo rammaricare, se non “vergognare”.

    E’ noto che nel Belpaese vi sia una diffusa “passione” o vocazione, o propensione, per la casa, iniziata nel secondo dopoguerra onde uscire da condizioni abitative abbastanza problematiche, e dotarsi di una abitazione confortevole ed accogliente.

    Può esservi stata qualche “ambizione” eccessiva nella voglia di avere una bella e costosa casa, ma non andrebbe dimenticato che ciò ha comunque generato economia, e prodotto occupazione, così come può succedere coi lavori di manutenzione edilizia.

    P.B. 21.01.2022

    P.B.

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