Cola di Vetto, cala il sipario sull’ultima attività pubblica: il bar

Cala il sipario. In un appennino che cambia, a Cola di Vetto ha cessato a fine agosto l’ultima residuale attività pubblica: il bar.

Per problemi personali, l’ultima gestione non ha riaperto le serrande dopo la chiusura agostana. La cittadinanza si dichiara dispiaciuta. "Il nostro paese – ci spiega un abitante – è rimasto così del tutto privo di uno storico locale avviato ai tempi del rinomato Caffè Giolitti. Poi venne il Maxi Bar, poi in epoca recente in meno di vent’anni tre gestioni diverse Pantera Rosa, Fuori Tempo e Break Bar. Per noi era l’unico luogo di ritrovo in un paese che, in passato, oltre ad essere più popolato aveva anche più servizi".

A Cola, infatti, negli anni Cinquanta e Sessanta c’erano le scuole, un ufficio postale, ma anche tre botteghe alimentari (di cui una, appunto, la storica osteria Giolitti) con anche pompa di benzina. Aveva raccolto, a inizio anni Ottanta, l’eredità di questo fermento lavorativo l’Associazione Amici di Cola che, sino alla sua liquidazione, aveva consentito al paese di catalizzarsi attorno alla rinomata Festa della Porchetta che, quassù, portava le migliori orchestre nazionali sempre ad agosto. Il ricavato serviva a sostenere opere pubbliche nel paese e in parrocchia. I superstiti di quella storica festa li si poteva incontrare, ancora, al bar di Cola, punto di partenza o tappa obbligata per i giovani degli anni Novanta che intendevano socializzare prima delle notti in discoteca all’Operà o in Tavernetta.

Aronne Ruffini, vicesindaco e originario di Cola: "Per il paese questa chiusura è sicuramente un fatto molto negativo che si ripercuote anche sull’aspetto sociale delle persone che così perdono l’ultimo punto di ritrovo, discussione e socialità. Un fenomeno, questo delle chiusure di esercizi, per altro aggravato dalla pandemia. A differenza di un tempo non si vedono più persone aggregate e come Amministrazione comunale ci dovremo porre il problema su cosa in tal senso si possa fare, ipotizzando o un luogo civico o altre soluzioni".

"Dalla sera alla mattina ci siamo ritrovati con l'unico bar del paese chiuso - afferma un'altra abitante di Cola -. L'ultima gestione è stata breve, la coppia non era originaria di qua e mi sembra avessero una bambina piccola da accudire".

Interviene anche il sindaco Fabio Ruffini: "Ora Cola perde un importantissimo punto di aggregazione". E con la speranza che un bar lungo la provinciale possa attirare l'attenzione di un potenziale nuovo gestore, la cittadinanza attende.

(Gabriele Arlotti e Beatrice Bramini)

 

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17 Commenti

  1. Di questo passo la ns montagna cessera’ di vivere, ora e’ in terapia semi-intensiva …

    Enrico Ferretti 1960

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  2. Spiace sempre il veder dismettere attività operanti da tanti anni sul nostro territorio, e rincresce doppiamente quando si tratta dell’ultima rimasta nell’una o altra frazione, mentre il pensiero corre inevitabilmente al tempo in cui presso ogni borgata o quasi della montagna, e non solo, capitava di trovave una “bottega”, ossia un negozio di generi alimentari, non di rado affiancata da “osteria”.

    Punti di riferimento che si sono configurati quali luoghi di aggregazione, svolgendo pertanto una indubbia funzione sociale, e rappresentando altresì una faccia o peculiarità del Belpaese, anche riscoperta e “celebrata” pur se ormai sull’orlo della “estinzione” per un insieme di cause e concause, ma pure noi dovremmo chiederci se abbiamo saputo apprezzarla e valorizzarla come meritava.

    P.B. 21.01.2022

    P.B.

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  3. Vorrei precisare agli autori di Redacon che l’osteria di Cola si chiamava Osteria del Cavallo e il bar era il Bar Giulitti (non Giolitti) perché il proprietario nonno Giulio era solito essere soprannominato così dalla gente del paese.
    Grazie Redacon per aver ricordato il bar del nonno, che purtroppo io non ho mai conosciuto ma conservo stretti i ricordi anche dei piu piccoli racconti.

    Una nipote del nonno Giulitti

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  4. MI permetto di scrivere in riferimento alla chiusura del Bar di cola, Bar che frequentavo sin dalla metà degli anni 80.
    Una soluzione vi sarebbe, ed è solo di carattere politico, basterebbe rendere questi esercizi di “servizio” alla collettività TAX FREE.
    Semplice, un’azienda che non ha tasse da pagare può permettersi di tenere aperto.
    Questi “locali” vanno premiati non fatti chiudere.
    La politica batta un COLPO
    Cordialmente

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  5. Sul nostro Appennino raccogliamo i frutti di ciò che non abbiamo seminato, nulla. Il Comune di Vetto poteva essere uno dei Comuni più importanti di Reggio Emilia; forse il più importante, in qualche decennio penso che avrebbe superato Castelnovo, bastava che qualcuno non si opponesse alla Diga di Vetto, il paese che dava lavoro, acqua, energia e sviluppo. Se qualcuno non crede a ciò che dico vada in Val di Sangro, la Diga di Bomba (Comune di Bomba) ha reso la Val di Sangro una delle Valle più importanti d’Italia, una Diga perfettamente identica in tutto a quella iniziata a Vetto (vedi foto internet). Il lago di Bomba è campo di gara ufficiale di canottaggio a livello nazionale, su questo lago si svolgono gare di questo sport nell’ambito dei Giochi del Mediterraneo; si sono tenuti anche i campionati italiani assoluti di canoa e kayak; gare di pesca e attività di windsurf e sci acquatico, ma anche, nelle colline intorno al lago, di trekking e free-climbing, vi si organizzano gite in battello e durante la stagione estiva il lago è tutta una vela, oltre alle attività di pesca: cavedani, carpe, persici reali, tinche, pesci gatto, anguille, trote. Ma oltre a questo produce tanta energia pulita di cui oggi abbiamo estremo bisogno. Ma a Vetto vorrei ricordare che il Comune votò, in Consiglio Comunale “NO” al progetto Marcello, l’unico progetto che abbiamo; e alloro di cosa ci lamentiamo!!!, qualcuno sarà felice che vada così, ora per riparare qualcuno propone un lago che in estate sarà una palude, il colpo di grazia alla montagna. Dispiace per il bar di Cola, è un paese a cui sono legato; mia nonna, Boni Ermelinda, veniva proprio da Cola.

    Franzini Lino Presidente del Comitato promotore della Diga di Vetto

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    • Ma caro signor Franzini. Ogni volta che leggo il suo commento mi sembra un disco rotto. Sempre la diga in bocca … Ma scusi ma a Ligonchio la diga e centrale dell’Enel che sviluppo ha portato. Ci lavorano quattro gatti e non è detto che lo facciano per tutta la loro vita. La centrale a Ligonchio è stata la vera protagonista della morte del territorio. Prima tutti a lavorare lì abbandonando le campagne e il turismo … Poi tutti trasferiti e ti saluto … Deve essere una persona molto anziana Lei , signor Franzini … Per ragionare in questo modo … E da persona anziana è stata anche lei colpevole del degrado che ci avete regalato … Sarebbe il caso di esclamare “w la diga ” o ” più diga per tutti ”

      Mario fattori

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  6. Che tristezza! Solo incontri virtuali e social… “Divide et impera.”

    MCG

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  7. E’ molto triste vedere le attività ricreative e di aggregazione come i bar nei paesi montani chiudere, ma con incassi che non consentono di pagare le tasse e le bollette della luce come fanno a tenere aperto?, impossibile. Ma ora chiude Cola ma domani chiude Ramiseto e Vetto, è solo una questione di qualche anno. Alla Val d’Enza serviva la diga di Vetto, avrebbe cambiato l’economia della valle, ma spesso chi amministra pensa ai propri interessi e a quelli del partito e non dell’interesse di questi paesi, il guaio è che il cittadino non sempre pensa o medita quando va a votare.

    Pierluigi

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  8. Finché le nostre amministrazioni ed i nostri politici non capiscono che la maggior parte delle attività di montagna sono delle “attività che non possono permettersi di pagare tasse ” vedre6una montagna dilaniata. Sarebbe meglio sostenere queste attività e togliere il reddito di cittadinanza. La differenza l fanno i voti . Purtroppo oggi ho letto un arche in Puglia “che forse sono messi come noi se non peggio ” un azienda cerca 60 dipendenti e non triva nessuno. Il settore edile non trova manovalanza, ma se continuiamo a dare soldi a go go, moriremo agonizzando pur con possibilità di crescita. W l’Italia.
    Forse i nostri politici si devono fare domande. A partire dagli amministrazioni locali.

    Un montanaro

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  9. A ragione il sig. “Montanaro” la differenza la fanno i voti, e dare soldi a chi non lavora porta sicuramente voti a chi sostiene questa assurdità, i soldi vanno dati a chi ha bisogno non ai vagabondi. il lavoro in montagna è duro e se si possono prendere soldi stando a letto, perchè lavorare?.
    Ma questo sistema va a vantaggio proprio degli Amministratori che prenderanno i voti da costoro; diceva un vecchio proverbio: fare i buoni è facile, essere giusti è difficile. Mi auguro che in montagna le cose comincino a cambiare ma dipende esclusivamente dai montanari.

    Gianna

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  10. Il bar di Cola è sempre stato un forte collante,tra ideologie e pensieri diversi,è stato a suo modo un luogo di ricreazione,cultura,scambio di opinioni.
    Si poteva imparare molto della vita,in un connubio tra esperienza contadina e chi viveva in città.
    In tutto ciò grazie proprio a figure storiche come mio zio Giulio Ruffini di cui apprezzo molto il ricordo meritato di sua nipote,che sapeva fare profondamente il suo lavoro ed è tuttora rimpianto da molti.
    Al bar di Cola poteva capitare ( come è successo a me da ragazzino.) di vedere fermarsi l auto dell allora ministro dell’agricoltura Giovanni Marcora,scendere e salutare complimentandosi,proprio Giulio Ruffini e il Cav.Dario Ruffini,oppure altre personalità di rilievo della politica ,cultura e sport,attestati importanti di stima alle loro capacità.
    Proprio mio bisnonno il Cav.Dario Ruffini è stato un precursore di tablet e link,egli infatti aveva un enorme portafogli,in cui custodiva ritagli di giornali politici e sportivi ,relativi a eventi e gesta di infiniti decenni precedenti da lui ritagliati e accuratamente conservati……..senza bisogno di connessioni e wi-fi.
    Era cultura …..passione ……vita …..il bar di Cola diffondeva e propagava questo è tanto altro di prezioso.
    Gianluca Seregni ( Campi-Ruffini ) Milano

    GIanluca Seregni

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  11. I commenti di “Un montanaro” e Gianna rafforzano la mia convinzione che per sostenere l’impianto economico e produttivo della nostra montagna occorra in primo luogo, e per accelerare i tempi, uno strumento usufruibile in modo generalizzato, e non settoriale, e che non passi attraverso graduatorie che possono pure escludere l’uno o altro richiedente, e non comporti altresì “pianificazioni” che destinano semmai risorse in settori dove rimarranno eventualmente ferme ed inutilizzate (perché non suscitano l’interesse supposto).

    Io vedo tale strumento in una congrua defiscalizzazione per le attività di vario genere operanti in montagna, la cui “credenziale”, a mio avviso affatto secondaria, è rappresentata dalla intraprendenza, operosità, impegno…, dimostrati da chi ha investito sul nostro territorio – impiantandovi un’attività, o proseguendola, o rilevandola – o si propone di farlo, e io credo che l’obiettivo primario sia quello di preservare intanto quanto già abbiamo, su cui innestare il nuovo, in modo da mantenere occupazione, quale primo passo, e poi possibilmente accrescerla.

    Le parole di “Un montanaro”, laddove si accenna a quelle attività esercitate in montagna “che non possono permettersi di pagare tasse”, inducono a fare un confronto col passato, ossia ai tempi in cui il carico fiscale era notoriamente meno gravoso dell’attuale, il che permetteva di “saltarci fuori” pur in presenza di entrate contenute, essendolo altrettanto le spese, specie se i locali erano di proprietà (oggi ci sono tipologie di attività più sofferenti di altre, per ubicazione e altre risapute cause, e per queste “categorie” il ribasso fiscale potrebbe essere maggiore).

    P.B. 23.01.2022

    P.B.

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  12. Ma Signori miei cosa c’è da meravigliarsi !!!! E’ dalla notte dei tempi che la Nostra Montagna è stata abbandonata a se stessa da tutte, e dico tutte, le istituzioni.
    Però la prima certezza è che NESSUNO si è preso a cuore la Nostra situazione ed abbia portato sui “Tavoli “, che contano, proposte se non le personali o quelle del partito. E poi è a tutti noto che le attività commerciali o artigianali sono e saranno sempre nel mirino dello Stato che li considera evasori incalliti e quindi devono essere solo bastonati. Nulla è stato fatto per agevolare sia dal punto di vista fiscale, burocratico e creditizio il creare nuove attività o mantenere, con i subentri, le precedenti. Da sempre sostengo che la politica, che in definitiva è quella che conta, si ricorda di noi solo in occasione delle elezioni, allora si che diventiamo importanti e si muovono tutti ” GLI ALTI PAPAVERI” per convincerci che loro sono i migliori che faranno….faranno e che la Montagna diventerà il paese del ” BENTIGODI”. Ma il giorno dopo, smontati i gazebo, hanno già dimenticato le promesse e se chiedi spiegazioni quasi quasi si offendono. Capito Amici Montanari com’è la situazione e quelle poche briciole che sono arrivate, merito soprattutto degli imprenditori stessi, le fanno passare come meriti propri. Tanto altro ci sarebbe da aggiungere, ma ritengo sia tutto inutile considerando che coloro che hanno lottato per mantenere certi servizi all’Ospedale, hanno sbattuto contro un muro di gomma ma soprattutto di menzogne che è ancor peggio. Di soluzioni non ne vedo molte, però una ci sarebbe ed è quella che noi acquisissimo consapevolezza delle nostre potenzialità e capacità e chi non si adegua, ai nostri obiettivi o progetti, si togliesse velocemente dalle….. scatole.
    Andrea Azzolini

    Andrea Azzolini

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  13. Complimenti Andrea Azzolini, se ci fossero più di persone come Lei la montagna non sarebbe ridotta in questo stato e forse a Cola oggi non ci sarebbe solo un bar aperto, ma purtroppo persone come Azzolini che ragionano con la propria testa e non con quella dei politici in campagna elettorale ne abbiamo poche; ma è così da decenni e i montanari non aprono gli occhi, e continuano a seguire i vari pifferai magici che portano tutti noi nel burrone; purtroppo la verità è solo una, se la nostra montagna è ridotta in questo stato gran parte della colpa è dei montanari ma principalmente di chi ha amministrato questi paesi e di chi aveva certi poteri politici. Mi auguro che la loro coscienza un giorno gli faccia capire il grande danno che hanno fatto a questi territori e ai loro cittadini.

    Franzini Lino Presidente del Comitato promotore della Diga di Vetto

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  14. Mi spiace leggere in molti commenti una concezione “assistenzialista” del territorio: in montagna le attività reggono solo se sostenute dal politico di turno, dal finanziamento, dal Comune. Nessuna attività potrà mai reggere in questo modo. Ci sono però anche iniziative imprenditoriali, anche da parte di giovani, in altre zone del territorio che, puntando su formule ricettive e di ristorazione interessanti, hanno avuto successo anche in luoghi meno “battuti” di Cola (Qualche esempio? La Montanara di Miscoso, il K2 di Cinquecerri…). Proponendo anche attività e iniziative, animando i borghi in cui hanno sede. E’ chiaro che il piccolo bar che cerca di sopravvivere con qualche caffè di passaggio e qualche “ballottina” di bianco degli anziani residenti in zona, la situazione non regge purtroppo…

    Niuno

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  15. Vorrei rispondere al Signor Niuno che non vogliamo “assistenzialismo”, dai politici, ma solo opportunità che, nel bene e nel male, arrivano dalla politica. E come esempio prendo la diga di Vetto. Chi se non lo Stato, la Regione, la Provincia e Comuni vari possono dare il via a questa opera? Non credo che lo possano fare i semplici cittadini. E poi sinceramente vengono proposti due esempi, ma tanti altri potremmo citare, di imprenditorialità eccezionale che sono partiti nei momenti “buoni” e si sono consolidati nel tempo. Ma la mia domanda è; per chi volesse partire adesso cosa c’è sul “piatto”? Se ci fosse tanta “cuccagna” le chiusure sarebbero fisiologiche, mentre ora sono un’ecatombe.

    Andrea Azzolini

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  16. Sembra che “Niuno” punti essenzialmente sulle “eccellenze”, nel prefigurare il futuro della nostra montagna, mentre io non credo bastino da sole a salvaguardare il nostro tessuto sociale, del quale ogni comunità ha fortemente ed immancabilmente bisogno, e che si alimenta di attività diffuse, ed assortite, che significano presenza di nuclei famigliari sul territorio, nonché pluralità di mestieri, competenze e professionalità, quale insieme che a me pare essere un patrimonio importante e imprescindibile per ciascuna entità territoriale (patrimonio che le eventuali “eccellenze” possono indubbiamente arricchire, impreziosire, valorizzare, ma non sostituire).

    Circa l’assistenzialismo, quanti in questi anni hanno visto nella Diga di Vetto, o nelle strade di fondovalle, gli strumenti in grado di poter rilanciare il nostro Appennino, non credo intendessero esprimere una “concezione assistenzialista”, posto che le cosiddette grandi opere non vengono per solito ritenute assistenziali, laddove vedono la luce, bensì considerate come infrastrutture utili o necessarie alla comunità, non solo quella dei luoghi in cui sorgono, ancorché rimanga del tutto legittimo non condividerle, per i costi, ragioni ambientali, ecc.. (il che vale naturalmente anche per le sopraddette opere, ma va comunque riconosciuta la concretezza della relativa proposta)

    Noi non possiamo ovviamente sapere se le sopraddette opere avrebbero “risollevato” il nostro Appennino, ma altrettanto vale per il contrario, non avendo prove e controprove, e in ogni caso resta il fatto che da chi – del tutto legittimamente come dicevo – non si è mai dichiarato d’accordo con la realizzazione della Diga, e delle fondovalli, ci si poteva quantomeno aspettare che venissero avanzate proposte alternative, e parimenti concrete, il che fino ad ora, salvo mie sviste, non pare essere avvenuto, nonostante il tempo al riguardo non sia mancato (a meno di ritenere tali idee od ipotesi piuttosto embrionali, o astratte, cui bisogna poi dar corpo)

    Io non so se nel frattempo si sia in qualche modo ricreduta la parte politica tradizionalmente sfavorevole al realizzo dell’invaso vettese, e delle fondovalli, ma gli eventuali ripensamenti risulterebbero comunque tardivi, ai fini di frenare il “declino” della montagna – per stare ad un termine ormai di uso comune – perché i tempi di esecuzione sarebbero comunque non brevi, mentre occorrerebbero strategie “immediate” per non “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, e volendo preservare quel “piccolo”, ma dal ruolo affatto secondario, che “Niuno” pare invece voler abbandonare al suo destino, perche “la situazione non regge purtroppo…”.

    P.B. 26.01.2022

    P.B.

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