Giornata della memoria: Pellegrino Baisi ricordato con la Medaglia d’Onore

In occasione della Giornata della Memoria, che ogni anno ricorda le vittime dell’Olocausto, domani 27 gennaio, in Prefettura a Reggio Emilia saranno ricordati alcuni reggiani deportati nei campi di lavoro e concentramento in Germania. I famigliari, accompagnati dai rispettivi sindaci, incontreranno il prefetto Iolanda Rolli per ricevere le "Medaglie d'Onore" destinate ai soldati internati durante la seconda guerra mondiale nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l'economia di guerra. Presenti anche alcuni studenti e insegnanti del Liceo Artistico Chierici di Reggio Emilia, che leggeranno le storie e testimonianze di alcuni di loro.

Tra i montanari è la storia dei fratelli Grassi: Dogimo Bruno internato a Fossoli e Sagan, dal 5 agosto del 1944 al 27 maggio del 1945 e Romeo, deportato Fossoli lo stesso anno del fratello e poi in Germania sino al 14 aprile del 1945. Unico figlio di deportati presente sarà Settimo Baisi, nostro direttore, che ricorda così la figura del padre.

Pellegrino Baisi

Pellegrino Baisi ha combattuto nella Prima guerra mondiale, lungo la trincea nel Carso e su altri fronti dove ha perso tanti commilitoni. Passato poi nel corpo dei Carabinieri, Baisi è tornato nella sua casa di Ramiseto nel 1918. A più di 50 anni, il mattino del 2 luglio 1944, Pellegrino stava aiutando un falegname del paese a fare le bare di due giovani uccisi dai tedeschi. Dai suoi racconti emerge come stava facendo colazione con sua moglie, quando sono entrati, contemporaneamente, dalla porta e da una finestra della casa, alcuni tedeschi delle SS. "Mi chiedono se sono Baisi Pellegrino e, alla mia conferma, mi dicono: “Prendere coperta e venire con noi per controllo poi tornare a casa”. Quelle parole e quelle facce Baisi non le dimenticherà più, lo accompagneranno per tutta la vita. Da quel momento, Pellegrino ritornerà a casa solo nel settembre del 1945.

Lo portarono infatti al comando locale, trasferito con altri uomini, rastrellati, prima al Teatro Bismantova di Castelnovo ne' Monti, poi nella scuola commerciale di Bagnolo, in via Roma. Dopo due giorni e due notti senza chiudere occhio, con amici prelevati e fucilati accanto al cimitero di Castelnovo ne' Monti, è caricato su un camion con altri prigionieri, compreso un prete, e portato nel campo di smistamento di Bibbiano, dove rimase alcuni giorni.

Furono nuovamente caricati tutti su un camion. Impiegarono tre giorni per arrivare a Verona, dove furono trattenuti diverso tempo in condizioni pietose. Lì Baisi si ammalò e venne ricoverato in infermeria per vari giorni. L'infermeria consisteva in una baracca con un medico tedesco. Nonostante non stesse bene, il 6 agosto del ’44 lo caricano comunque insieme ad altri su un treno bestiame, vagone blindato. Oltrepassarono il Brennero, fermandosi prima a Francoforte poi a Milbergh, altra lunga sosta. Ripartirono poi alla volta del campo di concentramento di Stettino, sul Mar Baltico. Arrivarono il 23 ottobre del 1944, per lavorare in una fabbrica nascosta tra gli alberi, distante un chilometro dalla baracca, che dovevano raggiungere ogni giorno a piedi con due zoccoloni di legno, che a volte disperdevano nella neve, ma non potevano mai fermarsi.

Durante il periodo di internamento, Biasi diventò caposquadra di un gruppo di 30 prigionieri. Ne tornarono a casa in 9, gli altri morirono di fame e di botte. I più giovani e robusti furono i primi a cedere ai maltrattamenti.

Una volta tornato a casa, Baisi condivise con i familiari quello che aveva vissuto. Raccontò soprattutto dei gesti di solidarietà tra deportati: "Eravamo molto solidali l’uno con l’altro, rinunciavamo anche ad un pezzo di pagnotta per darlo a chi aveva più fame. Facevamo a gara per raccogliere le bucce di patate di nascosto". Il giorno di Pasqua del 1945, mentre ci trovavamo tutti in fila su una strada di campagna, decisi di raccogliere un po' d'erba da mangiare, ma fui visto da un tedesco che mi fece finire giù da una scarpata con un calcio in pieno ventre. In quel momento pensai mi sparasse". I soldati russi arrivarono a liberare il campo di concentramento nel 1945. In quel momento Pellegrino pesava meno di 30 chili. I russi lo ricoverarono in ospedale a Stettino, dove fu trattenuto sotto cure mediche per 5 mesi.

Il primo settembre Baisi partì e arrivò a casa la sera del 4 settembre 1945 in corriera, da Reggio, con la barba lunga e una fisarmonica, che lo aiutò a superare gli attimi di dolore e tristezza. Durante tutto il periodo nel campo di concentramento non ebbe mai notizie della sua famiglia, "ritrovarmi con tutti i miei cari è una gioia indescrivibile, tanto da piangere", disse.

(Beatrice Brami e Gabriele Arlotti)

 

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2 Commenti

  1. Un caro saluto a Settimo;mai come in questo momento va celebrata la Giornata della memoria.Venti di guerra soffiano sull’Europa,eserciti che si muovono,dichiarazioni di capi di stato minacciose,scontri giornalieri in una zona martoriata dell’Ucraina,dove si combatte e si muore da più di tre anni,nel silenzio più assoluto.Paolo Ruffini

    Ruffini Paolo

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  2. Onori a Pellegrino Baisi, ha provato sulla sua pelle le atrocità della Guerra e per sua fortuna fu tra i pochi che ha potuto raccontare queste cose, sperando che ciò faccia “memoria” per non ripetere gli stessi errori. Complimenti a Settimo, ha sempre tenuto alto i valori di suo Padre e oggi ne raccoglie l’attestato.

    Franzini Lino Presidente della Municipalità di Ramiseto

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