Elda racconta: Le guerre

In questo periodo mi sovviene spesso di ricordare mio zio Emilio, fratello di mio padre, lui aveva passato la sua vita a Genova lavorando per l’edilizia, ma in vecchiaia era tornato qui vicino a Carnola dove vi aveva costruito una casetta.

Era nel periodo che ancora facevo le mie camminate giornaliere e lo trovavo seduto su un ciocco vicino alla strada, mi fermavo volentieri a parlare con lui che mi ripeteva spesso:

“Vedi, nella vita tutto si ripete” poi guardava lontano verso l’orizzonte “Vedi quei monti, al di là ci sono le colline, poi la pianura e alla fine trovi il mare, però se giri ancora troverai le stesse cose, perché tutto si ripete come le guerre, si fanno, si vincono o si perdono, ma si ripetono sempre, come si nasce si cresce e si muore”

Questa era la filosofia di questo mio zio, che poi non era un chiacchierone anzi piuttosto riservato e io lo ascoltavo incantata.

E’ da un po’ che non guardo il telegiornale, leggo solo i titoli che scorrono, poi spengo, si parla sempre di guerra e io non posso vedere, perché anche se ero molto piccola, questa mi ha lasciato una ferita molto profonda e le ferite anche se col tempo guariscono, ti lasciano una cicatrice indelebile.

Allora mi metto a risolvere parole incrociate o qualche rebus semplice su quei giornaletti di enigmistica che non mi faccio mai mancare. Neanche a farlo apposta scorgo su uno di questi il titolo di un racconto “GIARABUB” ecco anche questo racconto parla di guerra, di un’altra guerra, quella passata da ormai da ottant’anni. Questo nome mi ha detto qualcosa, ma esattamente non sono riuscita a mettere a fuoco cosa, allora l’ho letto tutto d’un fiato.

Gli Italiani avevano cominciato a guerreggiare in Africa dove avevano conquistato qualche “Colonia”, non sto a spiegarvi il perché e il percome, non lo so neanch’io, secondo il mio parere, si tratta sempre e solo di avidità di chi sta al potere che non si accontenta mai.

Bene ora vi dico cos’era “GIARABUB” era un’oasi lontana ben 700 chilometri dal confine Italiano. Nel 1940 la lotta era cominciata nel nord Africa fra Italiani e Inglesi, anche loro gran conquistatori.

Gli Italiani sono naturalmente molto inferiori ai loro nemici sia in armamenti che in materiali e i rifornimenti che arrivavano esclusivamente dall’Italia scarseggiavano. GIARABUB è assediata e il regime pensa di fare della resistenza dell‘oasi in un episodio che passerà alla storia.

La sua epopea durerà quattro mesi, da dicembre del 40 alla fine di marzo del 41. Ogni giorno al “Giornale radio” parlano delle gesta di quei soldati magnificando il loro valore, eccitando la fantasia e l’ammirazione, nei loro confronti facendone degli eroi invincibili

I ragazzini tifano per loro ( come se fosse stata una partita di calcio) e certi erano così esaltati che si arruolavano per partire per l’Africa e penso che forse fu in quel periodo che mio fratello maggiore a soli 17 anni si arruolò in aviazione e mia madre disperata si inginocchiava davanti al Gen. Mazzucco e lo implorava di non farlo salire sugli aerei e così fu, perché durante tutto il periodo del militare fece servizio all’aeroporto di Ciampino.

Torniamo a GIARABUB , assediata dagli inglesi, un aereo della “Rojal Air Force” sorvola l’oasi e lancia dei manifestini:

“Desideriamo salvare le vostre vite, abbassate le armi, arrendetevi, perché continuare questa lotta disperata”

Il 20 marzo un radiogramma del comandante Magg, Salvatore Castagna:

“Sospendete i rifornimenti gli aerei possono essere intercettati dai nemici, ci prepariamo per la difesa”.

Intanto in Italia si trasmette ogni ora la canzoncina “Colonello non voglio il pane, ma il piombo pel mio moschetto”.

Il 21 marzo 1941 un breve messaggio:

“Ci sono molti morti e feriti – sono ferito – Viva l’Italia” firmato   Magg. Salvatore Castagna.

Dopo qualche ora altro messaggio “Sopraffatti dopo strenua difesa, sulla torretta sventola ancora il tricolore” Cap. Ercolini – Ten. Ceccani.

Ebbene cosa vi fa pensare questo racconto? Aveva ragione mio zio, le cose si ripetono sempre e purtroppo anche le guerre.

Non aggiungo altro, chiedo solo scusa agli storici, io non la sono, ma forse qualche ragazzino leggerà questo racconto.

Elda Zannini

 

 

 

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Un Commento

  1. Riguardo a cose e fatti che “si ripetono sempre, come si nasce si cresce e si muore”, sembra che il trascorrere del tempo, ossia dei secoli, abbia dato ampia ragione alla tesi dei corsi e ricorsi storici formulata dal celebre filosofo del Sei-Settecento italiano, a conferma del pensiero di “zio Emilio”, e in questa logica mi auguro che, oltre agli eventi indesiderabili, abbiano a riproporsi e replicarsi circostanze auspicabili, come io considererei ad esempio il ritorno di valori una volta presenti nelle nostre comunità e che poi abbiamo perduto via via per strada (pur se oggi la primaria priorità è il ritorno a stagioni di pace).

    P.B. 11.05.2022

    P.B.

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