Al pronto soccorso arrivano i ‘medici gettonati’

“Gli eroi sono scomparsi, al loro posto prestatori d’opera a gettone. Gli ambulatori del pronto soccorso saranno presidiati da medici libero professionisti assoldati dalla cooperativa che agiranno con turni in modalità ‘mordi e fuggi’, come un corpo estraneo al sistema aziendale di cui non fanno parte”.

E’ l’amaro sfogo cui si lascia andare attraverso una nota stampa il dottor Aldo Sangermano, segretario provinciale   Anaoo Assomed,  sindacato della dirigenza medica e sanitaria, dopo la pubblicazione da parte dell’Asl di un avviso di gara rivolto ad agenzie private le quali dovrebbero fornire medici per coprire turni al pronto soccorso o sulle automediche. “La politica – aggiunge - invece di vivere di proclami, deve avviare quanto prima una riflessione sulle problematiche della nostra rete sanitaria”.

Il sindacato esprime preoccupazione su quanto sta avvenendo nella nostra Provincia riguardo all’erogazione dei servizi del dipartimento di emergenza-urgenza dell’Ausl di Reggio Emilia, dove sono attivi i pronto soccorso di Reggio, Guastalla e Castelnovo Monti, mentre Montecchio funziona ad orario ridotto.  “Data la carenza di personale – commenta il dottor Sangermano - non sarebbe più giusto in questa fase concentrare le risorse disponibili su questi PS che offrono garanzie di sicurezza e che sono da sole perfettamente in grado di garantire il sistema di soccorso di tutta la provincia?”

“La carenza di personale medico e, in sottordine la fuga di chi c’è dai reparti ospedalieri, è cosa nota – si legge nella nota - particolarmente grave nei pronto soccorso. Frutto di scelte scellerate e di programmazione sbagliata da ormai un decennio, come tante volte denunciato, inascoltati, da questo sindacato. Di fronte a questa emergenza - continua - anziché scegliere la strada della razionalizzazione e dell’efficientamento a reale vantaggio della popolazione, nonché la valorizzazione del personale esistente, si va, ancora una volta, verso soluzioni semplicistiche e di immediata presa politica sull’utenza, che forse potrebbero risolvere un problema adesso, ma sicuramente ne aprono altri ben più gravi e meno immediatamente visibili di quello che si vorrebbe risolvere”.

"Alla luce di tutto ciò  - continua - è necessario però che vi sia informazione chiara su come e perché questa soluzione cambierà in maniera sostanziale l’erogazione delle prestazioni nei pronto soccorso reggiani. Non si creda che ciò che accade nei PS non abbia importanti ripercussioni su tutto il sistema dell’assistenza ospedaliera. Ciò provocherà un esponenziale aumento del numero di ricoveri inappropriati notturni e festivi e di consulenze specialistiche con pesante aggravio dell’attività sui reparti ospedalieri che si vedranno aumentare le richieste di prestazioni e posti letto. Non vorremmo trovarci a sperimentare anche qui le ormai tristemente note “file di barelle”.

“I dirigenti medici del dipartimento di emergenza-urgenza dipendenti dell’Azienda Ausl -  conclude Sangermano - sono infatti stati formati e aggiornati dai molteplici corsi di aggiornamento specifici della disciplina, conoscono bene la rete ospedaliera di cui sono parte integrante. Si troveranno a lavorare fianco a fianco con Colleghi mai visti prima e che non conoscono la rete aziendale.  L’unica cosa certa per i medici ospedalieri del pubblico è che i colleghi del privato guadagneranno per lo stesso turno il doppio se non il triplo del compenso. La conseguenza di tutto questo sarà verosimilmente, oltre al drastico peggioramento della qualità del servizio offerto ai cittadini, la demotivazione di chi resta”.

Un aspetto, questo, sottolineato e ribadito anche dalla dottoressa Annalisa Pilia, segretaria provinciale Cisl Emilia Centrale Reggio e Modena che aggiunge: “Abbiamo da tempo un problema enorme nei nostri ospedali, e più volte rappresentato; da parte della politica non c’è stata lungimiranza, ha preferito disperdere i medici del nostro pronto soccorso lasciando inascoltati gli appelli dei professionisti pur di non perdere il consenso degli elettori. Questa nuova modalità creerà degli squilibri spaventosi – continua la dottoressa Pilia – perché verranno pagati di più. Stiamo appaltando un pezzo di sanità pubblica”.

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3 Commenti

  1. Quindi nei Pronto Soccorso lavoreranno medici dipendenti di cooperative private con contratti a chiamata ? Se è così si va verso una privatizzazione della sanità più che palese; sarebbe opportuno che soprattutto gli esponenti dell’ opposizione si attivassero per interrogazioni agli enti preposti, in particolare la regione.

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  2. Si continua a discutere dei dettagli. Si evita accuratamente di affrontare la sostanza . 6 ospedali in provincia sono un assurdità. Riducendo il numero di stabilimenti ai tre-quattro che la logica suggerisce, si recupererebbero le risorse umane professionali tecnologiche e finanziarie per garantire i migliori livelli di assistenza. Chiudere 2-3 ospedali ha però ricadute politiche, sociali, elettorali devastanti….

    Luca Fioroni

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  3. Chissà perché ultimamente non funziona più niente di ciò che un tempo funzionava ? Eppure nel tempo le tasse sono aumentate ma senza averne in cambio nessun riscontro nei servizi. Si continua invece a tagliare senza risultati che compensino i sacrifici degli utenti. Mi preoccupa molto pensare a servizi in mano a cooperative, alle quali verranno assegnati con appalti al massimo ribasso, l’esperienza dovrebbe insegnare qualcosa. Il numero di strutture ospedaliere non sono il problema, il segreto sta nel farle funzionare bene aumentando specializzazioni e qualità dei servizi. Forse in tutto questo dirigenti vari e politica qualche colpa ce l’hanno ma come mai qui chi sbaglia non paga ? Diamo ai dirigenti vari le dovute responsabilità e non solo buoni stipendi, comunque vada.

    MOBIL CUSNA DI MANINI ANTONIO

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