Ruffini (Pd): “Sì all’invaso sull’Enza, ospedale da potenziare, punto nascite sì purché…”

Lo scorso 28 maggio si è svolta l'assemblea della zona montana del Partito democratico. I delegati dei circoli hanno proceduto al rinnovo degli organi del coordinamento montano. L'assemblea ha votato all'unanimità la nomina a nuovo coordinatore Paolo Ruffini, ex assessore di Castelnovo Monti, che succede a Guido Tirelli che ha ricevuto il grazie dell’assemblea per gli otto anni di servizio in questo ruolo.

A Paolo Redacon propone alcune domande d’attualità.

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Un momento dell'ultima assembla del coordinamento dei circoli Pd dell'Appennino che ha visto la nomina di Paolo Ruffini nuovo coordinatore, segue a Guido Tirelli

Quali gli obiettivi di breve e medio periodo dell’azione del Pd Montano?

“Direi da subito un confronto con i cittadini e le rappresentanze politiche e amministrative del nostro territorio – risponde Ruffini -. La creazione di gruppi di approfondimento su temi come il sociosanitario, la transizione ecologica, l'innovazione. Se la politica vuole essere utile alla società deve saper studiare e invitare i cittadini ad approfondire. Stiamo attraversando un tempo estremamente complesso che non si può leggere superficialmente. Quindi l'obiettivo a medio termine è proprio aiutare la crescita di una nuova classe dirigente giovane, competente e appassionata. Per questo creeremo una segreteria di zona in cui ci saranno soprattutto giovani dei diversi circoli Pd della montagna”.

Perché un cambio di segreteria?

“Un rinnovo delle cariche avviene ad ogni congresso del nostro partito. Un avvicendamento in questo caso avviene dopo otto anni. A questo proposito un grazie davvero al dottor Tirelli che ha coordinato la zona in questi anni, tra i più difficili che abbiamo conosciuto”.

Ospedale Sant’Anna: quale la situazione dopo l’ultima assemblea pubblica con i vertici dell’Asl?

“Il nostro ospedale è a pieno titolo inseriti nella rete delle cure della nostra provincia. Lo dimostrano un piano di investimenti strutturali importanti, i fondi per accrescere le cure di prossimità, la vicinanza dei servizi ai cittadini (osca, case di comunità). La preoccupazione per il futuro della sanità pubblica a tutti i livelli, non solo qui, resta però tutta. L'inadeguatezza dei trasferimenti finanziari da parte dello Stato da tanti anni, la difficoltà sempre maggiore nel reclutare i professionisti e o la loro scelta verso strutture private, le lunghe liste di attesa, (aggravate dalla pandemia), sono problemi che rimbalzano inevitabilmente anche sul nostro ospedale. Lo dimostrano la riduzione dei letti in medicina, la continua mobilità dei nostri cittadini per visite o esami in tutti i centri della provincia e, buon ultimo, la carenza di medici in pronto soccorso per i quali si dovrà ricorre a prestazioni dal privato. È preoccupante. Sono problemi grandi che richiedono un confronto molto più diretto tra Azienda e territorio per un riscontro alla luce del sole delle problematiche che inevitabilmente si presenteranno e che devono essere portate a conoscenza dei cittadini”.

Punto nascite di Castelnovo: sarà in grado il governatore Bonaccini di mantenere la promessa sulla riapertura? Voi come la vedete?

“Bonaccini, solitamente, quando si prende impegni lo fa seriamente. Se ci saranno gli adeguamenti normativi necessari e richiesti e le condizioni di sicurezza lo farà”.

Allargamento del Parco nazionale dell’Appennino a nuovi comuni. Un vincolo o una possibilità?

“Il Parco è una importante agenzia di sviluppo e di innovazione. Se fa rete con un sistema che collabora fa sicuramente crescere un territorio. Il tema dell’allargamento è per ora è una proposta europea e nazionale. Saranno i comuni che dovranno decidere a riguardo”.

Invaso sull’Enza, sì o no? Se sì come?

“La realizzazione dell'invaso è una decisione presa, come dimostra il percorso avviato dalle istituzioni. Naturalmente dovrà essere un invaso adeguato alle esigenze strutturali e ambientali attuali. Non si deve perdere ulteriore tempo, la crisi climatica corre più forte dei nostri tempi di reazione”.

Gestioni associate dei Comuni, come stanno funzionando?

“La gestione associata è una sfida per lanciare un vero modello di collaborazione tra le amministrazioni. Io penso che serve passare dalla mera gestione associata, di servizi, da una visione di convenienza della singola municipalità ad una visione comune della montagna, una politica appunto, di programmi per il futuro. La scelta della gestione in forma associata è una scelta obbligata soprattutto in comuni come i nostri. Sicuramente siamo ancora in una fase di consolidamento, alcune cose funzionano di più altre meno. La strada è quella giusta”.

Avanzata del populismo, come pensate di farvi fronte nei comuni montani?

“Con umiltà innanzitutto, parlando con la gente anche dei problemi più minuti e semplici, perché il sentimento di esclusione e abbandono che molti vivono nelle aree rurali è un dato mondiale e ha ragioni profonde. Ma contemporaneamente anche con orgoglio di quel che è il nostro Appennino e con coraggio nel confronto delle idee, perché qui abbiamo qualcosa in più. La montagna è un luogo dove si può vivere bene, che ha tratti di qualità sociale e vivi fermenti di innovazione. La nostra priorità sono le persone, il capitale umano locale. Più di tutto abbiamo bisogno che le persone credano in sè stesse e nella comunità, nel nostro territorio che una volta era davvero povero e ha fatto un grande cammino. Dopo la pandemia, per il cambiamento climatico in atto e con le potenzialità del digitale l’Appennino sta diventando più attrattivo”.

Tra le tematiche nazionali la guerra in Ucraina, preso atto del fallimento di convincere Putin al dialogo. Ritenete corretto consegnare a un popolo le armi per difendersi?

“Certo che è legittimo. C’è un aggressore e un aggredito, che ha diritto e bisogno di potersi difendere. Però le armi non sono tutto. Serve anche un messaggio politico e un sostegno, chiaramente volti alla ricerca di una soluzione diplomatica. Le armi comunque non risolvono. Tregua e compromesso non sono brutte parole. Anzi... sono il compito della politica... e dell’Europa”.

La mobilità sempre più frequente, il lavoro a distanza, le comunicazioni on line, permettono di vivere in più luoghi, di vivere contemporaneamente in più contesti.

“Il decremento demografico è una realtà europea, italiana e certamente molto più evidente negli Appennini compreso il nostro. Dobbiamo riuscire a trasformare un problema in una occasione; questo sta gradualmente avvenendo. Dopo il Covid, come dicevo, c'è una maggiore tendenza ad una mobilità verso i nostri territori. La Regione cerca di incentiva le famiglie che decidono di trasferirsi in montagna, così hanno fatto alcuni comuni. La progettazione delle aree interne ha puntato sulla valorizzazione, dalla scuola ai servizi all'economia, ma puntando prioritariamente sul "capitale umano" valore primario di attrazione. Ma i cambiamenti in atto richiedono nuovi metri di misura. Abitare in Appennino rimane una scelta di vita”.

Il segretario nazionale Letta è giudicato troppo Atlantista o poco di sinistra. Quali sono oggi i temi che vorreste maggiormente trattati?

“Letta sostiene lealmente il governo e l’appartenenza alla Nato. Ma ha anche sollecitato - ascoltando Prodi- il bisogno di dare più forza politica all’Europa, in generale e come voce attiva nella crisi ucraina. Se devo fare in osservazione critica ‘da sinistra’… non mi sottraggo: siamo troppo timidi (per non dire peggio) nel sostenere il finanziamento adeguato del Servizio sanitario nazionale. Qui non ci siamo. Pnrr e Finanziaria 2022-2024 prevedono risorse sì, ma molto molto al di sotto dei bisogni. Non bastano i muri e le attrezzature. Siamo quasi all’emergenza con la carenza di medici e infermieri in primis”.

Rapporto coi 5 Stelle: ci state lavorando anche a livello locale?

“I 5 Stelle hanno avuto un grande risultato elettorale nel 2018, ma non sono riusciti a creare rappresentanze e reti sul territorio. Su grandi temi di fondo, sociali e ideali, come il sostegno ai meno abbienti e la conversione ecologica c’è un grande avvicinamento. Anche al di là del fatto che governiamo insieme da tre anni. Leggo quel che scrive l’onorevole Maria Edera Spadoni sulla festa della Repubblica e condivido. Dobbiamo dialogare il più strettamente possibile”.

Quanti iscritti conta il Pd in montagna? Quale la differenza rispetto al passato, in fatto di numeri? C’è modo di riavvicinare i giovani alla politica?

“Il Pd in montagna ora ha più di 300 iscritti…ma veniamo da tre anni di pandemia ed era difficile davvero trovarsi e incontrarsi se non online. Niente feste niente cene niente riunioni. Ora possiamo riprendere quella cosa, bella ed essenziale per la vita di un partito che è il contatto diretto tra le persone. Riavvicinare i giovani alla politica è un compito enorme. Cercherò di fare la mia parte ma conto soprattutto sui giovani segretari di circolo che abbiamo. Farli crescere come dirigenti come singoli e come gruppo è il mio primo compito”.

 

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Chi è Paolo Ruffini

Paolo Ruffini, 64 anni, “educatore, appena diplomato mi sono occupato di minori, di famiglie e negli ultimi 20 anni ho coordinato per la parte del comparto il servizio di salute mentale e dipendenze patologiche nelle sedi di Castelnuovo Montecchio e Scandiano. In pensione da un anno, eletto in consiglio comunale a Castelnovo ne’ Monti, sono stato capogruppo dal 1999 al 2004 poi da 2004 al 2014 assessore, sempre nel partito democratico. Vivo a Casale (Castelnovo) ho due figli grandi e uno adolescente, con due nipoti, che mi mantengono aggiornato e attivo”.

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7 Commenti

  1. Congratulazioni ed auguri a Ruffini per l’incarico che ha ricevuto, congratulazioni anche per le parole chiare che ha detto nell’intervista, infatti ha avuto il coraggio oltre che il buon senso (secondo me) di dire che “Bonaccini, solitamente, quando si prende impegni lo fa seriamente. Se ci saranno gli adeguamenti normativi necessari e richiesti e le condizioni di sicurezza lo farà” e quindi quasi sicuramente il punto nascite non verrà attivato. Così come per Invaso sull’Enza ha dettoche
    “La realizzazione dell’invaso è una decisione presa, come dimostra il percorso avviato dalle istituzioni. Naturalmente dovrà essere un invaso adeguato alle esigenze strutturali e ambientali attuali. Non si deve perdere ulteriore tempo, la crisi climatica corre più forte dei nostri tempi di reazione”, e quindi molto probabilmente si farà un invaso che non servirà a molto e sarà fatto a tempi molto lontani ed ai suoi nipoti servirà a poco e di ciò me ne dispiaccio visto che dobbiamo pensare a chi viene dopo di noi pensando anche che come ci dicono in molti il clima cambierà e si va verso un clima più caldo ed arido. Sulla viabilità purtroppo nulla è per il crinale che è la vera emergenza non ho visto nulla, visto che molto probabilmente ha messo per iscritto quanto riportato(visto che è riportato tutto virgolettato) poteva e doveva essere più coraggioso e più esaustivo. Comunque un bravo per la chiarezza negli argomenti che ha approfondito.

    Gianni

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  2. Parlare di invaso a Vetto “adeguato” alle esigenze fa semplicemente ridere, per non piangere, un invaso, meglio sarebbe chiamarla Diga, ogni anno perde parte delle sue capacità idriche a causa dell’inertizzazione. Un invaso, o diga, va fatto per i fabbisogni di domani e non di oggi e che serva per tanti decenni a venire, considerato che da 100 o da 50 milioni di metri cubi costa quasi uguale.. Parlare di un invaso adeguato e non parlare di “ripresa dei lavori” della Diga di Vetto (il progetto è perfettamente adeguabile), significa fare nuovi studi di fattibilità, fare un nuovo progetto e ottenere nuove autorizzazioni ministeriali, minimo 15 anni, auguri agricoltori e montanari. Già nel 1863 l’agronomo Grisanti fece gli studi di fattibilità, ripartiamo da allora, da 159 anni fa; da allora non è stato fatto nulla ed è esattamente quello che vogliono fare ora: nulla, solo promesse per la prossima campagna elettorale, e tanti applaudono a costoro.

    Franzini Lino

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  3. Nel dare atto al nuovo Coordinatore PD di aver messo il riflettore su tematiche importanti per il nostro territorio, vi vedo nondimeno pronunciamenti piuttosto generici – non me ne voglia l’interessato – perché da un politico di “lungo corso” mi sarei aspettato qualche “concretezza” in più, l’andare ad esempio oltre il dire che “dovrà essere un invaso adeguato alle esigenze strutturali e ambientali attuali”, il che lascia supporre altri .passaggi esplorativi e decisionali, quando si tratta invece di argomento lungamente dibattuto e per il quale la politica dovrebbe aver ormai maturato idee abbastanza precise e consolidate.

    In materia di grandi opere la fase di competenza tecnica è importantissima, ma a mio modesto parere dovrebbe essere preceduta dagli “orientamenti” forniti dalla politica, cui spetta di coniugare le varie istanze ed esigenze in campo, come, se ben ricordo, succedeva in passato, prima che l’antipolitica ne scombinasse l’organizzazione, fatta di entità rappresentative (vedi Direttivi o Comitati di Zona) inserite nei percorsi e momenti decisionali, dove i giovani facevano “apprendistato”, imparando il “mestiere” di fare scelte talora difficili, anche perché destinate ad incidere non poco sul futuro di una comunità.

    Mi viene di aggiungere che per avvicinare ed appassionare i giovani alla politica, dovremmo farne percepire loro valenza e autorevolezza, guadagnabili dalla stessa col dimostrarsi capace di compiere scelte delicate e impegnative, assumendone nel contempo la responsabilità politica, mentre oggi abbiamo non di rado l’impressione che si sia abdicato a tale prestigioso ed insostituibile ruolo, preferendo lasciarlo in mani altrui, forse per il timore che l’una o altra scelta si riveli casomai impopolare o sbagliata, tanto da recar pregiudizio al consenso elettorale (ma così facendo si alimenta l’antipolitica).

    Circa il populismo, se lo si vuole affrontare con umiltà, come qui leggiamo, andrebbe riconosciuto che dopo il suoi esordi, a fine Ottocento, il populismo si è per solito riproposto ogniqualvolta i governanti di turno sono apparsi non in grado di rispondere alle attese del “popolo”, e anche chi alza la voce contro il sovranismo dovrebbe aver presente che l’Ottocento, e buona parte del Novecento, hanno visto il susseguirsi di sentimenti identitari, in una con aneliti di indipendenza e di patriottismo, rispetto ai cosiddetti “imperialismi”, e a me sembra che il presente di ogni epoca debba tener conto dei rispettivi trascorsi.

    P.B. 07.06.2022

    P.B.

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    • Buonasera P.B.
      potrei ovviamente sbagliarmi, ma ho l’impressione che nel suo commento lei riservi a populismo e sovranismo una indulgenza che al contrario non ravvedo nei confronti dell’antipolitica. A mio avviso, invece, si tratta di sentimenti popolari per certi versi assai simili, e che scaturiscono tutti, antipolitica compresa, dall’incapacità da parte dei governanti di turno di rispondere alle attese del “popolo”.
      Un cordiale saluto
      Andrea

      Andrea

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  4. Augurandogli comunque un buon lavoro non riesco a trovare niente di nuovo e di concreto nelle sue dichiarazioni. È tutto, come ad ogni nuovo arrivo, un buttare avanti la palla tutelandosi dietro i se ed i ma. Fa sorridere la fiducia nel presidente Bonacini che sul nostro territorio non si è distinto ne per concretezza, ne per coerenza, per arroganza si. Per recuperare la credibilità e la fiducia della gente, occorrono tempo e modi nuovi di fare politica e questo non solo per il PD.

    Antonio D. Manini

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  5. Stando alla mia esperienza, per rispondere ad Andrea, vedo nell’antipolitica una suggestione antisistema, talora con tratti un po’ “forcaioli”, che non di rado lascia dietro di sé soltanto “macerie” e vuoti, per l’incapacità di mettere in atto, e poi gestire, modelli alternativi di società, e le situazioni di vuoto mi paiono divenire a loro volta piuttosto rischiose per un Paese, e proprio in tale ottica penso che se la politica si limita agli enunciati, senza passare alla “azione” – o quantomeno a formulare proposte concrete, per dar risposta all’uno o altro problema – offre di fatto alibi, pretesto, e linfa, all’antipolitica.

    Anche il presunto populismo di tempi più recenti – per chi lo considera tale – mi sembra un verosimile figlio dell’antipolitica, che affossò partiti storici provocando un vuoto che solo una figura carismatica poteva riempire in tempi celeri, così da riequilibrare l’agone politico, e circa il sovranismo, lo vedrei abbastanza vicino all’amor patrio, che non mi pare essere uno stato d’animo negativo, e che si nutre a sua volta di orgoglio, ossia del sentimento che si vorrebbe presente nei montanari per “quel che è il nostro Appennino” (a meno che vi siano due tipi di orgoglio, buono e cattivo, a seconda di dove pende).

    P.B. 08.06.2022

    P.B.

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  6. Se questo Andrea è quello di sempre, con lui mi è capitato di polemizzare più volte, anche con repliche e controrepliche, ma resta comunque un interlocutore che non si sottrae al dibattito, e trovo ciò decisamente apprezzabile, mentre provo una certa qual delusione di fronte a chi lascia cadere il discorso – e sembra dunque non accettare il confronto – specie se l’interessato ha detto che la politica, per essere utile “deve saper studiare e invitare i cittadini ad approfondire”, a meno che per tali siano da intendere soltanto i simpatizzanti, sostenitori e “allineati” (ma non ci voglio credere).

    Io ritengo peraltro che qui non manchi la materia per una qualche ulteriore riflessione, basti pensare alla questione lavoro, che se non erro venne annoverata, all’epoca, tra le principali cause dello spopolamento montano, e da un esponente politico di livello comprensoriale, ossia di primo piano, sarebbe interessante sapere se, a sua opinione, esiste ancora oggi un problema occupazione e, in caso affermativo, se debba trovare spontanea soluzione, confidando sulle potenzialità della nostra montagna, o necessiti invece di interventi della mano pubblica, settoriali o generalizzati, e come dovrebbero configurarsi.

    Sono pienamente consapevole che si tratta di tematica complessa, ma reputo che la politica vi si debba nondimeno misurare, uscendo dalle astrattezze, pure quella locale ancorché vi siano decisioni e provvedimenti che afferiscono alla sfera regionale o nazionale, ma del resto dovrebbe valere il principio che vede il sistema politico-istituzionale periferico come quello maggiormente in grado di raccogliere ed elaborare le istanze/esigenze del territorio, per poi rappresentarle agli altri “decisori”, anche sotto forma di idee e proposte abbastanza definite ed organiche, in modo da agevolarne l’eventuale seguito.

    In ogni caso, al di là del rispettivo sentire politico, auguro pure io buon lavoro al nuovo Coordinatore, auspicando che lo renda quanto più possibile proficuo anche per la nostra montagna.

    P.B. 09.06.2022

    P.B.

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