Don Paul Poku sottolinea come le letture del giorno del Corpus Domini ci aiutano ad comprendere il mistero di Cristo

don Paul Poku

Le letture di oggi, giorno di Corpus Domini, ci aiutano ad entrare di più nel mistero di Cristo presente nel pane consacrato. Anche per questa domenica, come per la domenica precedente, ci si potrebbe domandare il senso di una simile celebrazione. Perché dedicare una domenica particolare alla solennità del corpo e del sangue di Cristo? Questi infatti vengono onorati in ogni celebrazione liturgica; tuttavia non è inutile soffermarsi su un simile tema, così centrale per la nostra vita spirituale.
Nel miracolo di Gesù che si fa pane per donarsi a noi risiede tutto il senso della nostra fede. Essa non è altro che una relazione, la risposta rivolta alla Parola di un Dio che parla al nostro bisogno d’amore. Egli ci ama di un amore eterno e infinito, ed è per questo pronto a donare quell’amore per il bene di ognuno di noi.
Nella seconda lettura, che riporta il più antico annuncio dell’istituzione dell’eucaristia presente nel Nuovo Testamento, questa iniziativa di Dio è ben espressa. Lo stesso Paolo tiene a specificare che non ha ricevuto questa notizia dai discepoli, ma da Cristo stesso attraverso una rivelazione personale. Questa eccezionalità non dipende certo dalla libertà di Paolo, ma dalla libertà dell’amore di Dio, che lo ha chiamato sebbene non fosse all’interno della stretta cerchia dei discepoli e della loro tradizione.
È tuttavia nel Vangelo che questo dono d’amore che è l’eucarestia ci viene mostrato nella sua profondità di significato attraverso il miracolo della moltiplicazione dei pani. Nell’episodio raccontato da Luca, Gesù, dopo aver evangelizzato la folla e guarito i malati, esorta i discepoli a prodigarsi per sfamarli: «Voi stessi date loro da mangiare»; dopo aver raccolto un po’ di pane e pesce, essi cominciano a distribuirlo alla folla, ottenendo ben più del necessario. Il senso di queste parole è chiaro: nella relazione d’amore il Signore ci chiede di darci completamente senza risparmiare nulla; tutta la nostra vita deve diventare dono! Questo invito non è da intendere nel senso di un assistenzialismo continuo, ma come un’autentica condivisione dei nostri talenti con i fratelli. È vero, non è affatto facile essere così generosi: spesso abbiamo paura di donare perché abbiamo paura di perdere qualcosa di nostro. Eppure, se tutti fossimo in grado di condividere i doni che per primi abbiamo ricevuto, ci ritroveremmo nella situazione di sovrabbondanza in cui si sono ritrovati i discepoli alla fine del brano del Vangelo.
Se saremo capaci di accostarci al sacramento dell’Eucarestia con cuore umile e aperto, essa ci educherà al coraggio di donare.
Buona domenica

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