Appennino reggiano, il giornalista Luca Bottura: “Tre persone pagano e non ricevono lo scontrino”

“Appennino reggiano, bar di transito, una specie di miniera d’oro affollata di biker. Tre persone prima di me pagano e non ricevono lo scontrino. Lo chiedo. Risposta: “Un attimo ché devo chiamare mio figlio, non so come funziona la cassa. E stiamo qui a parlare di pagare col Pos”.

Così il giornalista e scrittore Luca Bottura, in un tweet qualche giorno fa.

Il giornalista accende i riflettori sul problema dell’evasione fiscale, in un periodo in cui monta la polemica sull’obbligatorietà, a partire 30 giugno, dell’utilizzo del Pos per tutti i commercianti che non ne sono dotati. Sono ancora molti i lavoratori, tra baristi, tabaccai, tassisti e liberi professionisti, che si oppongono all'obbligo e rifiutano i pagamenti elettronici soprattutto per le transazioni di piccolo importo.

Ma tornando alle accuse, il giornalista non specifica la località ma tanto basta a scatenare i commenti.

C’è chi osserva che in realtà come quelle dell' Appennino “una attività commerciale dovrebbe avere agevolazioni fiscali” e c'è chi ironizza: “lei vorrebbe dire che il problema dell'evasione fiscale sarebbe il baretto sull’ Appennino che fa incasso 50 -60 giorni l'anno e per il resto del tempo da solo un sevizio? Grandi evasori!!!”.

E chi difende l'esercente: “A Busana...miniera d’oro...ma tu vacci dal lunedì al venerdì, anche in agosto. E poi è una balla, non ci credo. Ho casa lì vicino, tutti fanno gli scontrini, anche il fornaio per meno di un euro. E i ciclisti a Busana non sono così numerosi, è da tosti passare di lì, per pochi”.

Poi, la replica di tanti che accusano il giornalista di ricercare la polemica sui social quando avrebbe potuto (dovuto) semplicemente chiamare la Guardia di Finanza.

 

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

8 Commenti

  1. Mi dispiace dissentire , ma in appennino non ho mai trovato qualcuno che non facesse lo scontrino. Lo fanno anche alle sagre paesane, oramai rare.
    Probabilmente si sarà imbattuto in qualcuno che sostituiva temporaneamente il figlio , tanto da non saper utilizzare la cassa. Dubito che un vero commerciante non sappia usare la cassa.

    maru

    Rispondi
  2. Mi dispiace dissentire con Maru ma è capitato anche a me, e quando l’ho chiesto ho notato anche risentimento rispetto la richiesta. Suvvia, non nascondiamoci dietro un dito….

    MA

    Rispondi
  3. Non andrebbe verosimilmente esclusa l’ipotesi prospettata da “maru”, che può casomai verificarsi laddove il “volume di affari” di una attività non permette di ricorrere a personale dipendente, tanto che il titolare deve affidarsi al supporto dei famigliari in caso di sue temporanee, e semmai imprevedibili, assenze.

    Al che mi pongo una domanda cui non so trovare risposta: una circostanza del genere, dovuta per così dire a cause di forza maggiore, può essere ritenuta regolare ed accettabile, sul piano normativo, o si configurerebbe invece quale “lavoro nero”, ossia irregolare, e sanzionabile, nella eventualità di controlli ?

    P.B. 12.07.2022

    P.B.

    Rispondi
  4. Da EX esercente posso asserire che in zone come la montagna, reggiana, luogo di transito infinitesimale, a confronto le alpi o luoghi più blasonati, il registratore di CASSA non dovrebbe nemmeno esistere, anzi questi esercenti “eroi” andrebbero premiati .
    Provate Voi a passare in questi luoghi nel mese di novembre o febbraio.
    Poi forse si evita di fare polemica.
    Perché non tassate al 80% i crasy pizza o il caffe Florian locali che guadagnano milioni di €……. troppo grossi…..
    cordialmente

    Roberto Malvolti

    Rispondi
    • Guardi Sig. Roberto che i nomi che lei ha fatto le tasse le pagano, hanno personale in regola e sono super controllati. Certo la montagna reggiana, molto bella, non è blasonata come merita e capisco che è dura fare i commercianti, deve però considerare che ci sono lavoratori precari a 1000 euro al mese che le tasse le pagano. Tutti devono fare il proprio dovere, non ci sono scusanti, se guardiamo a chi è peggio nessuno pagherebbe più nulla, si trova sempre qualcuno che evade di più. E poi i servizi sociali che tutti noi utilizziamo, sanità , strade, pensioni sociali, scuola ecc… chi le paga?

      Vulzio Abramo Prati

      Rispondi
  5. Carissimo Luca Bottura, premettendo che da un punto di vista legale e fiscale lei ha perfettamente ragione, altrettanto dovrebbe rendersi conto che ciò che ha visto non è certamente la regola e penso avrebbe fatto meglio a soprassedere e andare a cercare dove c’è la vera evasione fiscale!!!
    Cordialmente e sempre a disposizione per eventuali chiarimenti
    Luciano Montermini

    Luciano Montermini

    Rispondi
  6. Cito chi difende l’esercente: “E poi è una balla, non ci credo. Ho casa lì vicino, tutti fanno gli scontrini, anche il fornaio per meno di un euro. E i ciclisti a Busana non sono così numerosi, è da tosti passare di lì, per pochi”.”
    a) se il signore afferma che nella nostra montagna l’evasione fiscale non esiste, evidentemente vive da un’altra parte oppure fa finta di non vedere. Spesso mi sono trovato a questionare con gente che, alla richiesta di fattura o scontrino, mi ha guardato come se stessi chiedendo del polonio radioattivo
    b) qualcuno per favore gli spieghi che i bikers non sono ciclisti ma motociclisti, che da Busana ci passano eccome…

    Andrea

    Rispondi
  7. Inizio col dire “c’era una volta”, ossia nella maniera in cui principiavano tutte o quasi le vecchie favole, che avevano non di rado un fondo di verità, o comunque qualcosa da insegnarci, come la realtà ha ripetutamente confermato (e secondo un radicato convincimento di parecchi fra noi).

    Ebbene, c’era dunque una volta, cioè un’epoca, in cui il Belpaese figurava essere ai primi posti tra le potenze economiche del pianeta, e pur da inesperto della materia ritengo di non sbagliarmi nel pensare che anche il lavoro autonomo abbia contribuito a raggiungere tale prestigioso “posizionamento”.

    Ricordo che quegli anni, economicamente prosperi un po’ per tutti, vedevano la presenza di una diffusa microeconomia, comprensiva di attività commerciali – tra cui i cosiddetti “esercizi di vicinato” – andate poi incontro ad una progressiva e non insignificante “rarefazione”, specie nei territori periferici.

    Detta rarefazione ha ovviamente una pluralità di cause, ma se la si va considerando una “perdita”, anche riguardo alla tenuta sociale, come a me sembrerebbe, tanto da dovervi in qualche modo rimediare, varrebbe forse la pena di ripensare talune delle regole che disciplinano il settore (fiscali innanzitutto).

    Non si tratta di “difendere l’esercente”, mutuando il concetto di Andrea, bensì di chiedersi se una determinata rete di attività sia importante per fare “sistema”, e ove lo sia domandarsi se stia incontrando problemi e difficoltà non dipendenti dalla volontà dei ”gestori” (e che una volta probabilmente non c’erano)) .

    P.B. 15.07.2022

    P.B.

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Privacy Policy

Powered by WordPress | Officina48