Questione cani, altre aggressioni non denunciate

Si aggrava il fenomeno del malgoverno delle pecore arrivate a bordo di tir in Appennino da un’azienda del veneto e “custodite” da due pastori in loco. Diverse le tematiche che destano particolare allerta. Da un lato la mancanza di autorizzazione al pascolamento su parte dei terreni in area Parco, secondo quanto riferito dagli usi civici di Febbio e dal Parco nazionale dell’Appennino e, anche il forte carico animale in zone protette o interdette al pascolamento che, al titolare del gregge in oggetto, è già valso il rilievo da parte dei Carabinieri Forestali, non ultimo il malgoverno dei cani maremmani da pastore che, anche in assenza, di gregge, aggrediscono i numerosi turisti che salgono sul posto. Sarebbero almeno tre (ma pare di più) i casi documentati, che si aggiungono a quelli degli scorsi anni.

Quanto accaduto è valso una ordinanza del sindaco di Villa Minozzo Sassi e del sindaco Enrico Chicco Ferretti, oltre a diversi avvisi al Prefetto dei quali, al momento, non conosciamo la risposta.

Di recente ci sarebbe da registrare una nuova aggressione da parte di cane a una persona che vive sul posto che non dichiarerebbe di non sporgere denuncia per timori. Un cane mordace, intanto, già risulterebbe sequestrato dai veterinari dell’Asl. Al di là delle diverse denunce corse sui social, però, corre precisare che in assenza di referto del pronto soccorso non si può procedere in alcuna direzione.

Da registrare, infine, che dove viene ricoverato il gregge, a Lama Lite, il luogo si presenta come in foto. La fermentazione di escrementi, combinata al secco di questi giorni, ha bruciato il cotico erboso e il pino mugo. Il cotico pare destinato a rigenerarsi, compromessa invece il tipico cespuglio prostrato del Parco.

 

 

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8 Commenti

  1. Ieri 9 agosto il gregge si è nuovamente recato presso il lago della Bargetana nonostante il divieto di pascolare in zona 1 del parco, e ovviamente l’ha fatto percorrendo i sentieri e ignorando totalmente l’ordinanza dei due sindaci. Anche attorno al lago è pieno di escrementi.

    GA

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  2. Oltre alle aggressioni dei cani nei confronti degli escursionisti che sicuramente rappresentano l’emergenza principale, finalmente si parla anche di un altro problema rilevante ovvero dell’impatto che hanno questi animali (e ci metto anche i cavalli tra Cusna e Prati di Sara). Molti sentieri della zona sono pieni di escrementi ed oltre al lezzo proliferano mosche e tafani, zone con vegetazione rara e protetta vengono completamente rovinate e trasformate in letamaie.
    Altre zone dove non ci sono questi animali al pascolo che frequento (es Monte Sillano – Lama di Mezzo) sono in condizioni molto migliori, si passa tra mirtilli che crescono rigogliosi e fiori di montagna e non si incontrano escrementi ad eccezione di quelli sporadici degli animali selvatici
    Capisco che queste zone in passato erano dei pascoli, ma i tempi sono cambiati e andrebbero adeguati anche i regolamenti ai tempi attuali. Gli allevamenti di piccole aziende agricole autoctone andrebbero privilegiati rispetto a quelle di esterni non legati al territorio e comunque le zone di pascolo andrebbero individuate diversamente magari a quote più basse e nei pressi dei borghi e paesi.

    Luca

    NOTA DELLA REDAZIONE – Impensabile – e triste – immaginare un Appennino senza animali. Amiamo l’Alto Adige proprio quando possiamo incontrare anche animali al pascolo. Nel nostro Appennino la presenza di cavalli o greggi di bestiame su proprietà private, a quanto a noi noto, è uno degli esempi di legame tra piccole realtà e territori. Il letame è, in tal senso, una risorsa, il pascolo pure. Diverso il caso di insediamenti temporanei di grandi dimensioni di cui parliamo in questi giorni che poco hanno a che fare col legame col territorio.

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  3. Da una pericolosa situazione , che mette a rischio direttamente le persone , senz’altro da correggere , siamo passati alle deiezioni. Capisco che a qualcuno dia fastidio , ma ricordo che il letame in campagna è fondamentale e che in zone non coltivate , le varie deiezioni , se non in misura massiva , possono solo migliorare le condizioni della flora stessa. Avere una scarpetta firmata e alla moda un pò sporchetta….è sempre meglio che avere 10 punti sul polpaccio . Il punto è che chi va in montagna dovrebbe essere il primo a non inquinare. Le borse con i residui del picnic abbandonate o legate ai rami degli alberi sono un vero segno di diseducazione e mancanza totale di rispetto
    Diceva un certo De Andrè , dai diamanti non nasce niente , dal letame nascono i fiori.

    giubba

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  4. Cito il Vostro testo:
    1) “mancanza di autorizzazione al pascolamento su parte dei terreni in area Parco, secondo quanto riferito dagli usi civici di Febbio e dal Parco nazionale dell’Appennino …forte carico animale in zone protette o interdette al pascolamento che, al titolare del gregge in oggetto, è già valso il rilievo da parte dei Carabinieri Forestali … malgoverno dei cani maremmani da pastore che aggrediscono i numerosi turisti che salgono sul posto”;
    2) “Quanto accaduto è valso una ordinanza del sindaco di Villa Minozzo Sassi e del sindaco Enrico Chicco Ferretti, oltre a diversi avvisi al Prefetto dei quali, al momento, non conosciamo la risposta.”;
    3) “corre precisare che in assenza di referto del pronto soccorso non si può procedere in alcuna direzione.”
    Credo che questi estratti descrivano in modo eloquente lo stato di decomposizione civile a cui la Bella Italia si è ridotta: una sottospecie di far west in cui vige la legge del più prepotente e il Diritto finisce come il mugo: sotto uno strato di merda

    GIUSEPPE RASORI

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  5. A me pare che Giubba dica cose sagge riguardo alle deiezioni animali, e alle “borse con i residui del picnic abbandonate o legate ai rami degli alberi”, così come la nota della Redazione che ritiene “impensabile – e triste – immaginare un Appennino senza animali”, ma si ha l’impressione che ogni parte in causa abbia ormai le rispettive “tifoserie”, e del resto è legittimo provare idealmente simpatia per gli uni o gli altri, ma ciò non basta per trovare quei “punti di mediazione” che possano soddisfare le varie esigenze in campo, e c’è pertanto da auspicare che dalle Autorità investite del problema possano venire indicazioni atte a comprendere cosa si possa o non possa fare, e di qui poi partire per cercare una eventuale ed auspicabile mediazione (e appagante per ogni parte, come dicevo).

    P.B. 10.08.2022

    P.B.

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  6. Concordo appieno con la nota della redazione.
    P.S.
    – Quando scappa ad un escursionista la porta a casa?
    – Il numero degli escursionisti supera di gran lunga il numero degli animali al pascolo …
    – Una Cacca si può evitare … poi al limite porta pure fortuna … (Credo)
    – Una Escherichia Coli … nel Ns. bel mare è difficile driblarla…
    – La Montagna è come il Mare P. d. P.
    – CIT. Sg. GIUBBA : BRAVO!!!
    – MAD WORLD ( Michael Andrews) … forse vale la pena ascoltarla

    Max Pinelli

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  7. La situazione è paradossale, c’è chi pascola i greggi a proprio piacimento in luoghi dove non potrebbe ma nessuno interviene, poi si controllano i raccoglitori di mirtilli che non danneggino le mirtillaie dove sono passate mille pecore. Il problema era noto dagli scorsi anni ma nessuno ha responsabilità in merito e le competenze rimbalzano da un ente all’altro e tutto resta in balia degli eventi. Leggo di un paragone col Trentino ma la differenza di organizzazione e rispetto delle regole è talmente rilevante che è come paragonare il traffico di Berlino con quello di Napoli. Quando sento parlare male del nostro Appennino provo dispiacere ma debbo ammettere che certi problemi di organizzazione e accoglienza turistica sono evidenti e senza determinate responsabilità e conseguenti colpe e senza un cambio netto di mentalità non ne vedo via d’uscita.

    Antonio D. Manini

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  8. Ma tutti questi escursionisti hanno rispettato la regola di non avvicinarsi al gregge? Perché se ti avvicini il cane pastore o da guardiania come dicono i raffinati è normale che ti attacchi dato che è stato addestrato per difendere il gregge. Non so non c’ero ma a me pare tutto molto strano e spesso i turisti sono maleducati.

    Giovanni

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