Elda racconta: agosto

Oggi questo mese ti fa solo pensare: “Oh!... Finalmente!... Mese di ferie, di riposo, di mare, …ecc…ecc…”.

Ritornando come è mio solito a “ieri”, agosto era tutt’altra cosa, i granai si erano riempiti e si cominciava a preparare il terreno per la nuova semina autunnale, concimandolo col sano letame di stalla. Si cominciava segando con la “frina” a mano tutto lo “stram” cioè le stoppie che imperavano nei campi che servivano per rifare il giaciglio agli animali nella stalla. Chi non aveva più posto nel fienile lo ammucchiava nei pagliai, questo succedeva anche per il fieno, certi erano fatti anche con paglia e fieno mescolati.

Che belli questi pagliai che sorgevano vicino ai casolari, ora queste rotoballe mi fanno tanta tristezza, mi danno l’impressione di presse che schiacciano tutto quel ben di Dio senza riguardo. Il pagliaio si costruiva a mano attorno a un palo, il fieno veniva pestato con i piedi, poi veniva pettinato dandogli una forma signorile. Quanti quadri hanno fatto gli artisti dove si scorgono questi pagliai vicino alle case.

La ricorrenza più importante però in questo mese era la sagra di “Santa Maria Assunta” il quindici d’agosto. Una settimana prima la statua della Madonna veniva trasportata nel piccolo Oratorio al centro del paese che per anni è stato il principale punto di riferimento dei fedeli Castelnovini (ricordatevi che sto parlando di circa ottant’anni fa, la chiesa della Resurrezione non esisteva come anche il grattacelo), e lì ogni mattina veniva recitata la novena e la messa in preparazione della grande festa. Noi la novena la recitavamo in casa, cara dolce mamma che ci faceva pregare, lei era sostenuta da una fede invidiabile, credeva nel vero senso della parola.

Torniamo alla Madonnina che la sera della vigilia tornava alla Pieve accompagnata da una lunga processione. Attraversava tutto il paese salutata dai Castelnovini che le facevano festa mettendo i loro drappi alle finestre e tanti ceri accesi davanti alle porte, la gente la seguiva pregando ad alta voce e cantando, mentre la cera della candela accesa che portavi in mano, ti colava fra le dita. Processioni lunghe che non finivano mai, anche perché si andava in fila indiana ai due lati della strada e nel mezzo gli stendardi e le bandiere e c’era sempre un signore con un bastone in mano che controllava le file che non si ammucchiassero o diradassero.

La statua della Madonna era portata a spalla con tutto il baldacchino da quattro uomini uguali in altezza due a due, in salita i due più piccoli davanti che in discesa passavano dietro così la Vergine non traballava e di fianco una lunga fila di portatori pronti a dare il cambio. Si passava sotto il voltone e lì dovevano abbassarla, il baldacchino era troppo alto, poi si saliva fino al Buio risalendo “via della Scimmia” e si cominciava a ridiscendere per via Roma, si attraversava tutto il paese fino in cima all’Arbiaccio e arrivati lì tutti si giravano per vedere quanta gente c’era ancora dopo di loro, poi su per lo stradone fino alla Pieve.

Dopo la guerra ci sono stati dei cambiamenti, la statua non veniva più portata a spalla, ma sulla Jeep di Marconi, non si passava da sotto il voltone, il baldacchino sulla macchina non si poteva abbassare, allora ci si immetteva su via Roma dalla parte opposta, non si passava più dal centro del paese, così il tragitto veniva accorciato, ma si arrivava sempre all’Arbiaccio. Negli ultimi anni altro cambiamento, partenza dalla Resurrezione e come ladri dovevamo lasciare la via principale e girare dietro l’ospedale percorrendo la vecchia mulattiera non ancora asfaltata, per rispettare il traffico della Statale,

Adesso scusate se mi soffermo un attimo, ho letto che quest’anno la processione di Santa Maria si terrà solo a Felina, come vedete un altro cambiamento nella mia lunga vita. Non ho niente da dire contro ciò, ormai sono collaudata e posso tranquillamente accettare queste piccole rivoluzioni, però per favore lasciatemi ricordare il mio passato e il passato di Castelnovo, quel che c’era prima e quel che c’è adesso, ci tengo a precisarlo, io non ho mai detto che una volta fosse meglio, forse avrete notato un po’ di nostalgia come si può avere ricordando la gioventù. Non mi sognerei mai di dire che il passato con la povertà, la miseria e l’ignoranza che c’era allora fosse meglio di adesso, certo che certi valori potevamo salvarli, ma “mea culpa” non l’abbiamo fatto. Ora andate pure tranquillamente a Felina e mi auguro che i Felinesi l’anno prossimo ricambino il favore.

Torniamo alla mia Santa Maria che era anche l’onomastico della mamma, quel giorno andavamo tutti alla messa cantata delle undici poi pranzo dalla festa, capelletti nel brodo di gallina che la mamma aveva sacrificato a malincuore per quel giorno e la famosa “brasadèla” pucciata in due dita di vino toscano. Il pomeriggio tutti in chiesa ai vespri cantati e il giorno dopo la Madonna non c’era più e io mi sono sempre chiesta dove la nascondevano.

Questa festa quando ancora esistevano le stagioni segnava la fine dell’estate, difatti esisteva un detto:

“La préma acqua dop Santa Maréa l’istà la pörta véa”.

Traduco: la prima pioggia dopo Santa Maria l’estate si porta via, io stessa ho notato per parecchi anni che questo succedeva, l’aria si rinfrescava, il sole tramontava prima e piano piano cominciavamo ad inoltrarci nell’autunno, allora esistevano ancora le stagioni.

 

Elda Zannini

 

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