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Appennino, “ben vengano allevatori veri, con i rapinatori di risorse soffre e muore”

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Riceviamo e pubblichiamo

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Da quanto si capisce da questa annosa vicenda c'è qualcosa di più e di diverso rispetto ad un allevatore che porta a pascolare le pecore.

Da qualche anno il signore in questione, in parte carpendo buona fede ed in parte no, si è procurato contratti per l'uso dei pascoli di tutti gli Usi Civici delle frazioni di Villa Minozzo sottese al Cusna ed al Prado, da tempo purtroppo non più utilizzati per il bestiame che più non c'è. Ma si è presto capito che non di pastore si trattava ma piuttosto di un rapinatore di risorse naturali, di uno speculatore, e non di un allevatore proprietario di oltre mille pecore.

Il pastore cura le pecore quasi come parte della famiglia, ed i cani sono in simbiosi, veri insostituibili aiutanti nel tenere unito il gregge, indirizzarlo. Il pastore sa quante sono le sue pecore, le conta e le conosce. Se ne perde una va a cercarla finché c'è luce e non è tranquillo sino a che non la ritrova. Il signore in questione, invece, ha portato in alpeggio molti capi, con alcuni lavoratori evidentemente tenuti in condizione di disagio e cani da guardia evidentemente lasciati incustoditi.

Il risultato è che sono state ritrovate nel tempo decine e decine di carcasse di pecore morte, che i cani hanno aggredito e morso escursionisti, che l'esercizio del pascolo è stato effettuato in modo selvaggio, incontrollato. Per arrivare a questa estate in cui, a fine luglio, in piena siccità, senza dare alcuna informazione, sono stati riportati gli armenti  e subito vi sono state recrudescenze per le aggressioni dei cani, per l'eccessivo carico di bestiame in zone ambientali di pregio del Parco, per il grave pregiudizio delle zone umide e del Lago della Bargetana (che è fragilissimo).

Le commissioni degli Usi Civici, peraltro rinnovate nei giorni scorsi, hanno reso noto a più voci che i contratti sono scaduti e non è valida alcuna clausola di rinnovo, in questo sostenuti dal Parco Nazionale e dal Comune di Villa Minozzo. Sanzioni per pascolo abusivo in zona vincolata sono state elevate dai Carabinieri forestali. Numerose sono state le denunce per aggressione dai cani incustoditi. Ce n’è abbastanza perché questo signore se ne vada quanto prima, oltre ad auspicare il giusto decorso delle contestazioni a lui formalizzate.

Ben vengano allevatori veri, pastori locali o anche non, ben vengano coloro che hanno la cultura di una nobile professione e praticano la cura del bestiame e dell'ambiente. Con essi l'Appennino rifiorisce, con i rapinatori di risorse soffre e muore.

 

Sergio Fiorini

 

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1 commento

  1. Qui si richiama, in toni piuttosto idilliaci e bucolici, un tipo di pastorizia dove il pastore “sa quante sono le sue pecore, le conta e le conosce. Se ne perde una va a cercarla finché c’è luce e non è tranquillo sino a che non la ritrova”, coi cani conduttori come preziosi collaboratori, e c’è sicuramente del vero in questa “fotografia” o descrizione, ma si tralascia di dire che quel “mondo” si è andato esaurendo, e ora non esiste quasi più, tanto che pure in queste righe si parla di pascoli “da tempo purtroppo non più utilizzati per il bestiame che più non c’è”.

    Alla stessa stregua altri potrebbero “rimpiangere” le tantissime stalle bovine, a dimensione medio-piccola, di cui, in un passato neppure lontano, era popolata la nostra montagna, fornitrici di latte ai numerosi Caseifici diffusi sul territorio, ma poi un insieme di ragioni ha fatto sì che tali attività, di produzione e trasformazione, siano andate concentrandosi in strutture via via più grandi, e altrettanto, o qualcosa di simile, può dirsi accaduto per i cosiddetti negozi o esercizi di vicinato, che una volta connotavano il nostro sistema commerciale e distributivo.

    E’ più che legittimo augurarsi il ritorno di una pastorizia al vecchio modo, ma – dopo essersi chiesti se, negli anni, “i decisori politici” abbiano fatto tutto il possibile per aiutare la pastorizia di allora a perdurare e perpetuarsi, e in attesa che l’auspicio possa materializzarsi – va preso atto di situazioni nuove ed inedite, da doversi intanto “gestite”, senza alcun riferimento ai fatti richiamati pure in queste righe (il cui Autore, per coerenza, potrebbe anche dire come, a suo avviso, andrebbe fatta qui rinascere la pastorizia concepita alla maniera dei tempi andati, o suppergiù).

    P.B. 12.08.2022

    P.B.

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