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Le amnesie della politica

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Gli acerrimi oppositori o detrattori di Giorgia Meloni non perdono mai occasione per rimproverarle, o rinfacciarle, che le radici del suo partito affondano nel ventennio fascista, conclusosi da oltre settant’anni  - nonostante dunque sia trascorso da allora  parecchio tempo - oltre ad accusarla di tollerare “che nel suo partito militanti e dirigenti ostentino e usino simboli, canti, gesti, caratteristici del ventennio ed espressamente vietati dalla carta” (secondo le parole di FM, in un suo commento all’articolo di Redacon del 6 agosto, dal titolo: Carlo Boni: “Non faccio spot elettorali per Giorgia Meloni”).

In tale “inquadratura” politica manca tuttavia un pezzo, ossia il decennio 1970-80, e dintorni, i cosiddetti “anni di piombo”, minimizzati di fatto da chi, sulle sponde della sinistra, parlava bonariamente di “compagni che sbagliano”, se ben ricordo, e non si tratta certo di memoria corta  -  visto che arriva fino agli  anni ormai lontani del periodo fascista, insistendo  sul rischio di un loro ritorno  -  ma piuttosto di un buco della memoria, o smemoratezza, che sembra funzionale alla  rimozione di detto decennio dai nostri ricordi (tanto da farne uscire una lettura sostanzialmente unilaterale  degli eventi politici).

Capisco che per opportunità politica si cerchi di sorvolare sugli accadimenti “scomodi”, o addirittura di “insabbiarli”, ma non bisognerebbe comunque  eccedere nelle amnesie a senso unico, e riguardo alla Carta costituzionale, per quanto ne so, l’art. XII delle sue  disposizioni transitorie e finali vietava la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista, prevedendo altresì limitazioni temporanee, per non oltre un quinquennio,  al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista (il che mi sembra essere cosa abbastanza diversa da quanto sostiene FM).

Si aggiunga  che nei primi anni ottanta, alle consultazioni per il Governo in via di formazione partecipò  pure, se non erro, il segretario del MSI, il che segnò di fatto lo “sdoganamento” di quel partito, prima tenuto fuori dall’ arco costituzionale, come veniva chiamato - altro aspetto nient’affatto secondario, e anzi meritevole di non andare nel dimenticatoio  - e chi oggi, del tutto legittimamente, vuole contrapporsi a Giorgia Meloni, dovrebbe a mio vedere “sfidarla” sul terreno delle proposte, anziché “gridare al lupo”,  un terreno che dà ampia possibilità di confrontarsi e se del caso anche “scontrarsi”.

P.B

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10 Commenti

  1. Se è vero come è vero che la politica soffre di amnesie, come nel caso citato da P.B. riguardo il decennio degli anni di piombo, sarebbe intellettualmente onesto non ascrivere questa “patologia” ad una sola parte politica, come sembra invece fare, salvo miei fraintendimenti, l’autore dell’articolo. Il quale sembra egli stesso soffrirne, evocando gli anni di piombo ma dimenticandosi incredibilmente del terrorismo di destra (e di stato), che ha nondimeno insanguinato l’Italia, da Piazza Fontana, alla stazione di Bologna, a Piazza della Loggia, tanto per citare qualche esempio.

    Andrea

    • Non dimentichiamo, a fare il paio con gli anni di piombo, anche il piombo del primo dopoguerra (tanto da scomodare Togliatti facendolo venire proprio a Reggio Emilia). Argomento più volte dibattuto. In sostanza si può fare 1 pari, calcisticamente parlando; ma non c’e’ parità, come sostiene P.B., nell’evidenziare il dito puntato sempre su un determinato periodo storico (Ventennio).

      MA

  2. Due riflessioni in risposta alla “punzecchiata” di Andrea, e inizio col dire che non ricordo, né mi risulta, che nelle fila della destra politica dell’epoca qualcuno abbia allora parlato, con toni abbastanza indulgenti o accomodanti, di “camerati che sbagliano”, per usare un appellativo spesso associato alla destra, sempreché la memoria non mi tradisca e Andrea disponga di notizie diverse che potrebbero casomai smentirmi.

    In secondo luogo, in questa campagna elettorale, e anche prima, salvo sviste, non ho sentito esponenti del centrodestra collegare la sinistra al cosiddetto “terrorismo rosso” – se il termine è quello giusto – come ha fatto invece la sinistra verso la Meloni insistendo sulla “matrice fascista”, e quando si fanno “accuse” di questo genere non bisognerebbe avere, io credo, “scheletri nell’armadio”, tradotti giustappunto in “amnesie”.

    P.B. 13.08.2022

    P.B.

    • La destra politica dell’epoca faceva di meglio: i terroristi li sosteneva coi fatti e non a parole. Riporto quanto scritto su Wikipedia nella pagina di Giorgio Almirante: “In seguito alle indagini sulla Strage di Peteano, il terrorista neofascista Vincenzo Vinciguerra – reo confesso per la strage – rivelò nel 1982 come Almirante avesse fatto pervenire la somma di 35 000 dollari al terrorista Carlo Cicuttini, dirigente del MSI friulano e coautore della strage, affinché modificasse la sua voce durante la sua latitanza in Spagna mediante un apposito intervento alle corde vocali[62][63][64]: tale intervento si rendeva necessario poiché Cicuttini, oltre ad aver collocato materialmente la bomba assieme a Vinciguerra, si era reso autore della telefonata che aveva attirato in trappola i carabinieri e la sua voce era stata identificata mediante successivo confronto con la registrazione di un comizio del MSI da lui tenuto.[63]

      Nel giugno del 1986, a seguito dell’emersione dei documenti che provavano il passaggio del denaro tramite una banca di Lugano, il Banco di Bilbao e il Banco Atlantico[63], Giorgio Almirante e l’avvocato goriziano Eno Pascoli vennero rinviati a giudizio per il reato di favoreggiamento aggravato verso i due terroristi neofascisti.[65] Pascoli verrà condannato per il fatto nel 1987; Almirante invece, si fece più volte scudo dell’immunità parlamentare, all’epoca ancora riconosciuta a deputati e senatori[66], fin quando si avvalse di un’amnistia prima dell’inizio del processo[63][66][67], nonostante la legge ne prevedesse già da molti anni la rinunciabilità proprio al fine di tutelare il diritto dell’imputato all’accertamento dei fatti.[68]”

      Andrea

        • Egregio MA, troppo facile liquidare la faccenda scrivendo “Wikipedia fonte da poco”. Fino a prova contraria, su Wikipedia sono citate tutte le fonti a cui fanno riferimento i contenuti, una delle quali è la Sentenza n. 175 del 1971 della Corte costituzionale. Spero le basti.
          Se invece lei sostiene sia tutto campato per aria, la invito a citare lei le sue fonti, cosa che fino adesso si è ben guardato dal fare.
          Riguardo la dialettica possono anche non esserci dubbi, ma rimane il fatto che Almirante sia stato un fascista dichiarato ed un repubblichino, e in quanto tale collaborazionista degli occupanti nazisti. Penso che oltre alla dialettica, bisognerebbe guardare anche alla dignità.

          Andrea

  3. Riguardo la sua seconda affermazione, penso che solamente lei, con una delle sue funamboliche analisi, ci possa spiegare perché evocare il pericolo fascista parlando della Meloni sia una bestemmia, quando Berlusconi ci ha frantumato i cabasisi per vent’anni col pericolo comunista legato a tutta la sinistra italiana. Sono pronto a scommettere che secondo lei, il cavaliere, invece aveva ragione….

    Andrea

  4. Sarebbe ora di smetterla di parlare di fascismo, comunismo ecc. come se questi fossero i problemi. Oggi i problemi veri sono altri, ad esempio, sulle pensioni (ma non solo su quelle) se seguire o meno i dettami neoliberisti del FMI oppure realizzare politiche più umane che tengano conto dei bisogni primari delle persone. Giolitti, per dare le prime pensioni nazionalizzò Ferrovie e Assicurazioni, oggi abbiamo Cottarelli che propone l’età pensionabile a 71 anni (anche se lui vi è dai 59 anni). E questa sarebbe la sinistra?

    Solstizio

  5. Egr. Andrea, nel 1994 il Cav. discese in campo avverso la “gioiosa macchina da guerra” del fronte progressista – ossia una controparte politica attiva ed operante, nonché “bellicosa o battagliera” vista la definizione – e non contro un “fantasma” estinto da oltre settant’anni (quasi ottanta).

    P.B. 16.08.2022

    P.B.

  6. Dopo aver portato esempi di problemi a suo dire veri ed attuali, “Solstizio” arriva a chiedersi se questa sarebbe la sinistra, la quale – viene da dedurne dalle sue parole – non vuole o non sa affrontarli, preferendo affidarsi alle decisioni degli economisti, ossia di chi, da tecnico, guarda essenzialmente, o in primo luogo, a cifre, conti e bilanci, oppure si concentra soprattutto sul settore di rispettiva competenza e padronanza.

    I tecnici sono sicuramente figure molto importanti, da tener sempre consultate, ma la politica non dovrebbe tuttavia delegare loro compiti decisionali che le sono propri, pena sminuire il suo insostituibile ruolo, fino a venirne meno, posto che la guida del Paese deve tener conto dell’insieme e complessità dei problemi, socioeconomici, ecc.., cercando di “trovare la quadra” (una visione d’insieme che un tecnico non è invece tenuto ad avere).

    Le elezioni servono giustappunto per dare una guida politica al Paese, e l’impressione è quella di un centrodestra che ha sempre seguito questo criterio o principio, traendo dalle proprie fila il Primo Ministro, quando l’esito del voto lo ha permesso – vedi i quattro governi Berlusconi – mentre si ha l’idea di una sinistra viceversa più propensa a candidare un Tecnico per tale carica (il che a me pare francamente un “controsenso”).

    Non sono ovviamente in discussione le qualità del Tecnico che venisse indicato, ma piuttosto il “metodo”, giacché ritengo che il Capo del Governo dovrebbe essere espressione della volontà popolare, fornita dalle urne, stante la rilevanza di detta figura per le sorti del Paese (avendo io evocato il Cav., Andrea potrebbe “saltare sulla sedia” dandomi del funambolo, immeritatamente perché per esserlo occorrono doti speciali).

    P.B. 20.08.2022

    P.B.

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