Anniversario della “Casa de los Niños”, Aristide Gazzotti ci racconta questi 20 anni

In questi giorni festeggiamo l’anniversario della nostra nascita come “Casa de los Niños”. Stupore e ringraziamento, ripensando alla nostra storia comune in questi 20 anni... Speranza e illusione, se pensiamo alle sfide dei prossimi anni insieme... I fatti li ricordiamo.

Alla fine di agosto del 2002, io tornai in Italia ed ebbi l’occasione di incontrare Fausto, il grande amici di questi 20 anni, fino ad allora sconosciuto. Fausto è figlio di Luciana, fondatrice, con me, della Casa de los Ninos. Mesi prima, in un sottoscala di una Comunità Religiosa, avevo trovato per caso delle scatole di mattonelle provenienti da Roteglia, paesino della mia stessa provincia di origine, Reggio Emilia.
Immaginate che sorpresa! Trovare, qui in Bolivia, a 15 mila chilomentri di distanza, delle mattonelle fabbricate in una ceramica di un paese distante pochi chilometri dal mio Toano, non poteva che lasciarmi sbalordito.

Chiedendo, rintracciai chi aveva spedito quelle mattonelle: mi diedero il numero di Fausto. L’ho chiamato dalla Bolivia e lì ci siamo dati appuntamento in Italia visto che avevo in programma un mio ritorno a casa per la fine di quell’estate 2002. Fausto, con la sua vettura familiare, di color scuro, venne a prendermi su, al mio paesino, e lì ci conoscemmo. Poi, mi portò a casa di sua mamma, Luciana, a Roteglia. Bastarono 15 minuti di strada, tanto eravamo vicini. Non ricordiamo bene che giorno era, ma probabilmente era sabato pomeriggio del 7 settembre 2002. Ci scambiammo particolari delle nostre storie. Seppi che Fausto era stato in Bolivia nel 2000, a trovare delle Suore, originarie di Roteglia, e che si erano trasferite nella zona di Santa Cruz.

Anche sua mamma Luciana, in pensione da alcuni anni, nel 2001 trascorse alcune settimane in Bolivia in quella comunità religiosa. Prima del mio rientro in Bolivia, conobbi quasi tutta la famiglia di Luciana, coi suoi 5 figli, immortalati nella foto che campeggia nel corridoio della nostra casa. Io raccontai a Luciana e Fausto alcuni particolari della mia esperienza, a contatto con bambini di strada che accoglievo in ambienti dell’Arcivescovado, dove lavoravo e dove ero andato a vivere. Luciana mi manifestò la sua intenzione di passare a visitarmi in Bolivia durante il suo viaggio in Bolivia, programmato per luglio 2003. Quel sabato pomeriggio arrivarono nella casa di Luciana anche Betty e sua figlia Elisa. Casualmente, Betty, quasi mia coetanea, sapeva di me e della mia famiglia, perché era originaria del mio stesso paese. Io, invece, non sapevo niente di lei. Capitarono a proposito perché Elisa aveva intenzione di accompagnare Luciana in Bolivia, l’anno seguente, approfittando della pausa estiva all’università. Elisa voleva essere aggiornata sulle mie attività, magari per darmi una mano. E Betty, sua
mamma, voleva essere sicura dove sarebbe andata sua figlia.

Fu così che, nell’agosto del 2003, Elisa e Luciana sbarcarono davvero a Cochabamba, dopo un viaggio faticosissimo e lunghissimo, in bus, da Santa Cruz fin qua. E vennero a stare con me in una bella casetta, con piscina, che avevamo appena preso in affitto, nella periferia di Cochabamba. Loro pensavano fermarsi solo per un fine settimana, invece, passarono un mese intero con me, per darmi una mano quando si resero conto delle mie difficoltà nel reggere una vita in compagnia di 5 monelli che avevo raccolto, le settimane prime, da vicoli sperduti di Cochabamba, e me ne combinavano di tutti i colori. Che mese bellissimo abbiamo trascorso insieme!!!

Tornate a casa, Luciana ed Elisa hanno cominciato a far pubblicità, raccontando le loro avventure mozzafiato, come quando andavamo in strada, di sera, con la camionetta, e ci assaltavano decine di ragazzini sporchi e arruffati che volevano un po’ di aiuto o che desideravano essere accolti nella nostra casetta.

Tante persone ne sono rimaste entusiaste e qualcuno ha deciso di venire qui da noi per ripetere un’esperienza così significativa e così unica. Come non ricordare i 6 amici di Tressano con cui siamo uniti come fratelli e sorelle! E poi una schiera interminabile di amici e di amiche che sono entrati a formar parte della nostra storia, da tante parti dell’Italia e del mondo.

Abbiamo tutti e tutte nel cuore. Che grande famiglia è cresciuta attorno a quei primi 5 bambini, birichini, tirati fuori dalla strada! Nel 2006, la nascita ufficiale, in Italia, dell’Associazione “Casa de los Ninos”, alla testa di Luciana. Nel 2007, l’acquisto del terreno dove viviamo adesso. L’arrivo dei primi 7 bambini ammalati, alcuni di AIDS. I lavori di costruzione delle prime case. Nel febbraio 2008, l’inaugurazione di quelle prime 4 casette, con la presenza miracolosa dei miei amici di Toano! E la nascita della Cittadella Arcobaleno.

Tanti sogni realizzati, non sappiamo come... Avevamo in mente, quando Gianni faceva i primi progetti della nostra cittadella, nel marzo 2007, di ospitare 120 famiglie e circa 500 persone. Ieri ho fatto i calcoli, nome per nome: la cittadella è composta attualmente da 120 famiglie per un totale di 517 persone!!! Da non credere... Mando questo pensiero a tutti e tutte perché vorremmo, in qualche modo, festeggiare insieme questo anniversario. Possiamo pensare insieme come e quando, ovviamente a distanza, ma vicini col cuore e nelle
intenzioni. Aspettiamo idee e suggerimenti. A noi piacerebbe riprendere contatti con tutti/e, con quanti sono stati con noi e con tutti/e quanti ci hanno sostenuto in questi anni e ci sostengono ancora. Vorremmo poterci ringraziare insieme e dare uno sguardo insieme al futuro... Magari potessimo abbracciarci... Quei primi 5 ragazzini di strada hanno ormai compiuto 30 anni! E hanno i loro figli, le loro famiglie... Quei primi 7 bambini, ammalati di AIDS ed altro, hanno adesso 18 anni. Hanno finito le Superiori e stanno pensando nel loro futuro universitario, magari sognano in segreto con un principe o una principessa per la loro vita... Noi continuiamo a cambiare pannolini, a lavare panni, a pulire in terra e a far da mangiare... La nostra è una storia vera, che non avremmo mai immaginato, ma che dà un significato speciale alla nostra vita... Non possiamo desiderare di più e di meglio.

E’ una storia bellissima quella che ci accomuna. Abbiamo cercato di condividerla con i piccoli: deboli, poveri, emarginati, ammalati, soprattutto bambini. Tanti di loro ci accompagnano sorridendo dal Cielo.
Che tesoro enorme...

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2 Commenti

  1. Grazie!! Questa fresca boccata di umanità in questi tempi cupi ci aiuta a tenere duro!! Il sorriso di questi bimbi è vita!

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  2. Che Iddio vi benedica !
    Vi accompagno con la gratitudine e la preghiera.

    Rispondi

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