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Carpineti Civica: “Per il Don Cavalletti i sindaci dell’Unione non vogliono spendere un euro”

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Riceviamo e pubblichiamo da Carpineti Civica - capogruppo Patrick Fogli

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Solo il sindaco Bini contribuirà al mutuo per la ristrutturazione.

Nell’ultimo consiglio comunale si è affrontato il documento che delinea il passaggio di Asp Don Cavalletti in Asc Teatro Appennino. Un documento articolato che è lo specchio perfetto di una volontà politica sconfortante. È previsto il passaggio del servizio all’Asc Teatro, con il personale che mantiene le condizioni attuali, il saldo dei debiti di Asp e l’accensione di un mutuo di 3 milioni di euro per la necessaria ristrutturazione. Il Don Cavalletti ospita anziani che vengono da tutti i comuni dell’Unione.

Tranne il sindaco Bini (e chissà cosa accadrà dopo di lui), nessuno dei sindaci degli altri comuni ha intenzione di mettere un solo euro per collaborare con Carpineti alla ristrutturazione. Nessuno dei sindaci ha intenzione di usare denaro per garantire ai suoi anziani che passano la loro vecchiaia a Poiago di poter usufruire di un servizio più moderno, efficace, comodo, confortevole. È sconvolgente sia dal punto di vista politico che dal punto di vista umano.

Casa residenza anziani ASP "Don Cavalletti"

Alla fine del passaggio in Asc Teatro bisognerà saldare i debiti di Asp Don Cavalletti, in parte provenienti dalla nascita e in parte dalla gestione. Una soluzione possibile era suddividere i costi fra tutti i comuni, in proporzione alla provenienza degli ospiti. Gli stessi sindaci che non vogliono partecipare al mutuo, hanno rifiutato anche questa possibilità. È difficile pensare che un cittadino di Villa Minozzo che risiede a Poiago sia un servizio al comune di Carpineti. Basta usare il buon senso.

Questa montagna ha figli e figliastri. Ha aziende che si ripianano senza dire una parola e altre su cui non si vuole fare nulla. Ha aziende essenziali e altre che possono essere sacrificate anche al minimo buco che spunta dall’asfalto in una stagione piovosa. Ma se una struttura è distrettuale, allora bisogna occuparsene. Non ci sono onori senza oneri.

Qui, invece, il conto resta tutto o quasi sulle spalle del comune di Carpineti e di un bilancio maltrattato per anni, con gravi problemi, su cui infieriscono anche la crisi dell’energia e le bollette in arrivo e già arrivate. Un bilancio in cui è difficile pensare che, senza un intervento esterno di qualche genere, si possano trovare risorse per spendere 3.6 milioni di euro nei prossimi trent’anni. Oggi sappiamo che non decidere nel 2020 o all’inizio del 2021, quando si poteva e si doveva, è costato, come minimo, oltre 300.000 € di ulteriore disavanzo e l’aumento del mutuo per la ristrutturazione dovuto al costo dei materiali. Denaro pubblico che si è sommato ai debiti storici del Don Cavalletti, in un ritardo che ha cause diverse.

Come prima cosa la decisione del sindaco di affrontare il problema cercando il consenso dell’assemblea dei soci, anche quando era chiaro che si trattava di una strada che non portava da nessuna parte. Cercare a tutti i costi la concordia di chi non aveva voglia di ascoltare ha contribuito ad alimentare ostruzionismi e incertezze che una decisione chiara, decisa e tempestiva avrebbe sedato. Se i sindaci fanno valere le quote quando si tratta di spendere soldi, bisognava farle valere anche quando si trattava di decidere. Si è perso tempo. Troppo. Si è sperato in un aiuto che non è arrivato. E ci si è messi in una posizione difficile, forse impossibile.

Il balletto sul passaggio in Asc, di cui ancora non conosciamo le cause, ha aggiunto ritardo, alimentato probabilmente da informazioni catastrofiche che alla fine si sono rivelate per quello che erano, false. A lungo si è detto, per esempio, che Asp sarebbe entrata in Asc portandosi dietro il debito e non era così. Sul Don Cavalletti si è discusso molto, spesso con posizioni sfumate, forse tendenziose.

D’altra parte viviamo in un contesto politico con il quasi monopolio del privato sociale nelle residenze anziani e in cui quando si parla di sociosanitario ci si occupa solo di un argomento, pur importante e fondamentale: l’ospedale e la riapertura del punto nascite.

Se la politica chiede alla Regione di riaprire il punto nascite, allora deve chiedere con la stessa forza di cancellare l’Irap sulle Asp, consentendo alle strutture di sopravvivere economicamente. Le residenze anziani non sono un’attività produttiva. E bambini e anziani hanno bisogno della stessa attenzione e della stessa cura.

Nell’accordo fra i sindaci per il passaggio in Asc ci sono anche due omissioni significative. La prima, la data di inizio dei lavori di ristrutturazione e, di conseguenza, di esborso del mutuo. La seconda, la più grave, la data in cui il passaggio si concluderà e bisognerà saldare davvero i debiti di Asp. E nel debito da saldare, tutti i comuni, anche quelli che si sono tirati indietro, dovranno pagare gli insoluti dei loro cittadini, ospiti di Poiago mandati dai servizi sociali, che non sono riusciti a pagare la retta. Non sarà che le due date non ci sono perché lì, senza più ritardi, bisogna pagare? Siamo sicuri che questo processo andrà davvero fino in fondo come descritto e che non capiterà, come è già capitato in passato, che la campagna elettorale in arrivo metta di nuovo in pausa tutto quanto? Siamo sicuri che in questa difficilissima situazione non ci sia ancora chi vorrebbe che anche l’ultima residenza anziani della montagna passi alla cooperativa?

In un comunicato di qualche anno fa i sindaci dell’Unione scrissero nero su bianco che sul Don Cavalletti non volevano mettere risorse da bilancio e questo accordo fa credere che non abbiano cambiato idea. Il sindaco, in consiglio, ha detto chiaramente che la cooperativa non è la volontà del comune di Carpineti. Ne prendiamo atto con piacere. Ma la confusione è ancora grande, il percorso è pieno di ostacoli, il disinteresse della maggior parte dei sindaci è totale e sconvolgente.

Le domande aperte sono ancora troppe e importanti.