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Bullismo scolastico, la storia di Martina Rinaldi: “Impediamo ai ragazzi di isolarsi”

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Martina Rinaldi scende in campo contro il bullismo.

Vi raccontiamo la sua storia, quella di una giovane donna ambiziosa e determinata ma che quando frequentava le scuole medie è stata vittima di bullismo scolastico. Quel mostro che tanti tendono a nascondere, molti sottovalutano e che è più diffuso di quanto si pensi e si voglia credere. Lei ha subito bullismo psicologico; ma non è mancata qualche aggressione fisica e qualche episodio di cyberbullismo.

Lei ha ‘subito’ ma ce l’ha fatta, ha sconfitto i bulli ed è diventata una giovane donna che ha trasformato le sue fragilità in una ‘risorsa’. Compiendo un ‘lavoro’ su stessa e accompagnata anche da una psicologa e dall’affetto di chi la circonda, è diventata una donna tenace e sicura di sé.

Oggi Martina è pronta a raccontare: ha deciso di rendere pubblica la sua storia perché – spiega – “è il mio modo di dire a chi in questo momento sta vivendo l’inferno che è possibile ribellarsi; non bisogna isolarsi ma è fondamentale chiedere aiuto a chi ci sta vicino”.

Presentati: chi è Martina?

Ho 22 anni e sono di Castelnovo, dove tutt’ora vivo. Terminati gli studi al liceo linguistico mi sono iscritta alla facoltà di Scienze dell'educazione; studio anche canto e recitazione. Mi definisco eccentrica, esuberante: caratteristiche che oggi rappresentano il mio punto di forza ma che prima attiravano critiche. Adoro le sfide, le cose nuove: mi butto sempre in ogni progetto che mi si propone. Credo che io sia una persona da conoscere e scoprire; chi mi incontra non dovrebbe fermarsi alla prima impressione.

 In che senso?

Sono consapevole che chi mi incontra per la prima volta possa pensare che io sia una persona rigida e questo è una conseguenza di quello che mi è accaduto. Ho lavorato tanto su me stessa e continuo a farlo.

Martina hai deciso di raccontare un periodo delicato della tua vita…

Sì , quando frequentavo le scuole medie ho subito bullismo psicologico e non sono mancati spintoni e qualche episodio ci cyberbullismo. E’ stato un periodo buio della mia vita, iniziato quando ero in prima media ed è continuato anche l’anno dopo. Sono stata vessata, insultata e derisa per il mio aspetto fisico. Ero sulla sedia a rotelle, avevo dei problemi fisici. Sono stati due anni terribili, ero completamente esclusa e quando cercavo di inserirmi nel gruppo venivo cacciata.

Poi, risolti i problemi fisici, ho iniziato a frequentare persone più grandi ed ambienti diversi. Il terzo anno è andata meglio ma perché ero cambiata io e di conseguenza, quelli che mi avevano bullizzata hanno cambiato atteggiamento nei miei confronti.

Questo disagio, questa sofferenza lei hai espresse che, volutamente, hai scritto in lingua inglese: Find Myself... 

Sì, l’ho scritto nell’ultimo anno, a novembre dell’anno scorso, in seguito ad un percorso che ho intrapreso e aiutata, naturalmente, anche dalla mia psicologa.Ed è un percorso, appunto che sto facendo su me stessa per lavorare un po’ sullo strascico che mi ha lasciato questa esperienza traumatica, appunto questa chiusura di cui parlavo anche prima che mi porta ad essere un po’ diffidente sia nei confronti del mondo esterno, sia anche delle mie emozioni. E’ stata un po’ una sfida per me scrivere questa canzone perché avevo bisogno di rientrare in contatto con quelle emozioni e accettarle, di normalizzare il fatto che le persone sono fragili. E lo posso essere benissimo anche io. E poi è diventato un progetto più grande.

In che senso?

E’ un modo per dare il mio contributo alla lotta contro il bullismo, perché ho sempre un po’ la sensazione che se ne parli di più negli ultimi anni, ma se vogliamo di concreto ho la sensazione che venga fatto veramente poco, soprattutto nelle scuole. Sono certa che ci sono ragazzi che stanno subendo bullismo e io sento la necessità di fare qualcosa. Come? Intanto mi è venuto spontaneo comporre questa canzone: raccontare e cantare uno stato d’animo. Il mio modo per dare il via ad una mia personale lotta contro il bullismo. E anche per far sapere alle persone che delle volte, ripeto, io sembro tutta d’un pezzo, sembro indistruttibile, sembro chissà che cosa, ma in realtà anche io ho dentro le mie fragilità; ho le mie battaglie che ho combattuto.  E’ normale che a volte anche le persone che sembrano più felici, più tranquille, più serene, hanno in realtà i loro mostri: volevo anche normalizzare questa cosa perché secondo me nel nostro mondo stiamo andando sempre più in una direzione in cui tutte le insicurezze, le fragilità, i problemi sono sempre più da nascondere, vengono sempre più demonizzati. Quando in realtà è normale che le abbiamo tutti ed è giusto che ci diamo anche il diritto di provare emozioni negative, di condividerle. Ci tengo a sottolineare che io, proprio perché so cosa significa essere bullizzati e ne sono uscita seguendo un percorso, cerco di adoperarmi e di dare un contributo agendo attivamente nel contesto in cui vivo.

Nel brano parli di solitudine, ti chiedi perché. Hai trovato la risposta?

Sì e no. Mi chiedo ancora perché è toccato a me? Non lo saprò mai; non potrò mai sapere cosa spinge gli altri a comportarsi con crudeltà. Una risposta al troviamo in noi stessi. Non possiamo controllare le ingiustizie: dobbiamo lavorare su noi stessi. Ho messo di preoccuparmi per gli altri pensando a me. Bisogna essere fedeli a se stessi, essere autentici e poi, pensare agli altri. 

A scuola com’era la situazione, come si comportavano gli insegnanti?

Sulla suola devo essere critica. Oggi sembrano diventate delle fabbriche eppure è il luogo dove passiamo la maggior parte del nostro tempo: non interessa il lato umano, certo ci sono delle eccezioni. Ma appunto, sono eccezioni. Io quando ho avuto bisogno non ho trovato aiuto.

Cosa rappresenta per te la musica? Ti ha aiutata nel tuo percorso: se sì, in che modo

Prima della musica ho scoperto la recitazione: sono state entrambe una rivelazione perché mi ha aiutato ad allontanarmi dalle persone tossiche e a scoprire che ‘fuori’ c’era un mondo diverso; delle persone diverse. Ho attraversato tre fasi. All’inizio c’era la rabbia mi sono chiesta perché a me? Cosa ho fatto per meritarlo? Poi, vedi come alternativa quella di assecondare i bulli per piacergli fino a diventare tu il bullo di te stesso; inizi a pensare di essere tu il problema e ogni occasione è buona per sminuirti. E quindi arrivi alla fase della rassegnazione in cui ti convinci di non valere più nulla.

Come reagivi? Ti confidavi con qualcuno? 

No e questo è il mio unico rammarico. Non ne parlavo con nessuno, neanche con mia madre; a lei non volevo dare delusioni. Quando ti trovi in certe situazioni non cerchi aiuto: ti isoli.

La Martina di oggi cosa direbbe alla bambina bullizzata?

Di non vergognarsi delle sue fragilità. Ognuno di noi è unico a modo suo e noi dobbiamo essere fieri di noi stessi perché non dobbiamo piacere agli altri. E soprattutto, le consiglierei di confidarsi con i genitori, con qualcuno. Il mio rimpianto è non averlo detto a mia madre.

Ti va di lanciare un messaggio a chi sta combattendo questa piaga? Cosa ti senti di dire?

Se siete vittime di bullismo fatevi aiutare: confidatevi con qualcuno; parlate con chi può aiutarvi. Circondatevi di persone che vi accolgono, vi proteggono: non possiamo piacere a tutti ma siamo noi a scegliere. Siamo tutti più forti di quello che pensiamo, abbiamo il dovere di lottare per essere le persone che vogliamo essere. Non possiamo e non dobbiamo dare la nostra vita in mano a nessuno. Mi rivolgo anche ai cosiddetti ‘spettatori’, quelli che non bullizzano direttamente ma restano lì a guardare: non siete le persone da cui parte la cattiveria ma se non fate niente e vi aggregate, diventate come loro. Chiediamoci come ci sentiremmo noi ad essere trattati in quel modo. E invito le istituzioni ad essere presenti, ad intraprendere percorsi che vadano ad impedire episodi del genere. Dobbiamo impedire che i ragazzi si isolino.

 

2 COMMENTS

  1. È stata la scuola, in particolare le insegnanti d’inglese, a organizzare questi incontri con Martina Rinaldi e le classi. Mi sembra abbastanza evidente che la scuola si stia dando da fare per evitare che episodi di bullismo possano verificarsi di nuovo, proprio contribuendo a rendere i ragazzi consapevoli della complessità di questo fenomeno, che spesso rimane sommerso, non visibile agli occhi, portando anche testimonianza di persone che sono riuscite a superare le difficoltà in cui si trovavano.

    • Firma - Un'insegnante dell'I.C. Bismantova di Castelnovo Monti