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Diga di Vetto, Scardina e De Luca (Psi): “La politica locale ha l’obbligo di intervenire”

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"Serve urgentemente comprendere che dobbiamo imparare a stoccare l'acqua come qualunque altro bene di prima necessità, costruendo invasi lungo tutto il territorio regionale, a cominciare dalla tanto discussa diga di Vetto".

Così dichiara il consigliere nazionale del Psi, Alex Scardina e aggiunge: "Infrastrutture quanto mai necessarie per affrontare al meglio situazioni climatiche estreme".

In una nota i due esponenti del Psi sostengono che "il rincaro del costo dell'energia da un lato e la crisi idrica dei corsi d'acqua, dall'altra colpiscono le attività agro-alimentari della provincia e per gli esperti, le piogge non sono sufficienti a rimpinguare falde, torrenti e fiumi. "La politica locale ha l'obbligo di intervenire riprendendo un percorso di opere pubbliche abbandonate da troppo tempo".

"Il cambiamento climatico - aggiunge Daria De Luca, segretaria Psi Reggio Emilia - ha reso, negli anni, fenomeni che credevamo straordinari, la normalità. Appare evidente come, ad oggi, sia stato perso fin troppo tempo senza giungere a conclusione alcuna. Si realizzi, allora, finalmente la diga di Vetto, sulla cui importanza siamo tutti d'accordo".

 

 

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2 Commenti

  1. Esprimendomi giocoforza al condizionale, trattandosi di voce riportata, sento dire che i sostenitori di un invaso a capacità ridotta punterebbero ad ottenere la restante quota di acqua – necessaria a soddisfare il fabbisogno idrico – prelevandola dalla falda tramite i pozzi, e se detta tesi fosse confermata mi verrebbe abbastanza spontanea una considerazione.

    Come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine online, io non sono un “tifoso” della Diga, ma dal momento che i relativi lavori sono stati sospesi oltre trent’anni fa, ci sarebbe stato forse il tempo, nei decenni trascorsi da allora, di poter mettere in atto accorgimenti volti a cercar di “rimpinguare” falde che, da quanto è dato apprendere, si sarebbero “impoverite”.

    Invece, salvo sviste, a me non risulta che siano stati adottati interventi di tal genere, mentre si sente nel contempo ripetere che le falde sono molto meno “generose” di un tempo, e non vedo pertanto come potrebbero dare un apporto d’acqua in grado di sostituire la quantità d’acqua fornibile da un invaso di maggiori dimensioni, come previsto dal “progetto Marcello”.

    P.B. 08.11.2022

  2. Mi auguro che ciò che scrive Scardina e De Luca faccia comprendere alla Regione Emilia Romagna che le competenze e le necessità idriche irrigue, idropotabili ed energetiche di Reggio Emilia e Parma non possono essere demandate ad AiPo. Nel 1987 il Ministero dell’Agricoltura definì la Diga di Vetto da 102 milioni di metri cubi di acqua “URGENTE ED INDIFFERIBILE” per le terre del Parmigiano Reggiano e per mille altri motivi che non sto ad elencare. Ora abbiamo bisogno di acqua, di energia, di lavoro, di evitare le esondazioni a valle, di rimpinguare le falde svuotate fino a oltre 100 metri di profondità; e ora che le necessità idriche sono aumentate in modo esponenziale per i maggiori fabbisogni e per i cambiamenti climatici, AiPo cosa fa?; propone un invaso da 20/24 milioni di metri cubi, un invaso che in 20 giorni o meno si vuota e non da alcun beneficio energetico ne di laminazione e si consente di emungere 50 Milioni di metri cubi dalle falde. Ma la cosa che mi lascia esterrefatto come si possono fare certe proposte e come sia possibile farle, questo da parte mia è inspiegabile sotto ogni aspetto; pensate che qualcuno propone di spendere 250 milioni di Euro per un invaso che servirà a cosa?, da parte mia è pura follia, spero che in Regione Emilia Romagna ci sia qualcuno che possa valutare queste cose; se questo non succede quale futuro avremo?

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