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Matteo Manfredini è il nuovo direttore del Museo Resistenza Montefiorino

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Il carpinetano Matteo Manfredini, storico e saggista è il nuovo direttore del Museo Resistenza Montefiorino, un importante presidio culturale e civile del territorio e in generale dell'Appennino.

Un museo interattivo dove è possibile visitare i luoghi della memoria della resistenza partigiana.

Abbiano incontrato il neo direttore.

Matteo congratulazioni per la nomina 

“Grazie. E ringrazio per la fiducia il sindaco di Montefiorino Paladini e l'assessore alla cultura Ruggi, i membri del comitato scientifico Chiara Asti, Artemio Bellucci e Giulia Bondi. Assieme a loro farò del mio meglio per essere all'altezza del ruolo, con la consapevolezza che sulle cime di queste montagne si è costruito un pezzo d'Italia e d'Europa.

Quali impegni ti aspettano?

Vorrei, innanzitutto, sottolineare che il Museo fa parte della storia d’Europa. Sul nostro Appennino, nell’estate del 1944, una striscia di terra si è dichiarata indipendente dal giogo nazifascista. Fu un’esperienza particolarmente significativa. Tra l’altro in quei comuni liberi ci fu un tentativo di creare un sistema di autogoverno democratico, nei limiti di una situazione precaria e fragile. L’esperienza della zona libera di Montefiorino terminò con una delle più grandi battaglie campali tra forze nazifasciste e partigiani in Italia, dove questi ultimi ebbero la peggio.

Il nostro compito è quello di comunicare quegli eventi, di arricchire la nostra collezione museale e di incentivare lo studio e la ricerca delle vicende della zona libera di Montefiorino. Ci sono diversi eventi che devono essere portati alla luce attraverso fonti ancora da analizzare.

E tutto questo è ‘raccontato’ nel museo..

Il museo di Montefiorino è interattivo e moderno. Attraverso la digitalizzazione delle sale fatta negli anni scorsi tutto il percorso espositivo appare più diretto e fornisce un esaustivo racconto dei fatti e delle conseguenze politiche e militari di quei giorni.

Spesso la storiografia della resistenza tende a non valorizzare troppo gli aspetti militari. Ma attorno a Montefiorino si sono consumati importanti lotte e battaglie: Gatta, Villa Minozzo, Cavola. Solo per citare quelle nel reggiano.

Sarebbe interessante, con la collaborazione dei comuni della zona libera, creare un percorso per un museo ‘diffuso’.

 Cioè?

Il Museo di Montefiorino non appartiene solo a Montefiorino. Per questo è necessario disegnare un percorso e portare i visitatori fisicamente anche sui luoghi dove si sono combattute le battaglie. Un progetto ambizioso ed impegnativo e che richiede fondi e risorse. Vedremo come attuarlo.

Ho in mente un’esperienza che mi ha colpito per organizzazione e efficienza: in Piccardia ci sono percorsi di centinaia di chilometri da fare in auto per visitare le trincee e i cimiteri della prima guerra mondiale. Un modo facile e accessibile per conoscere la storia.

Il Museo, ciò che ‘racconta’, è importante e necessario per non perdere la memoria. Un compito, forse arduo, è quello di avvicinare alla storia le nuove generazioni. E forse un po’ tutti, perché parliamo di un periodo storico che sembra poco conosciuto

 Il Museo nasce proprio dalla volontà di diffondere la conoscenza e il lascito ideale della lotta di liberazione attraverso un allestimento ‘classico’ ma arricchito dalle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dalle più avanzate strategie espositive.

Inoltre lo spazio si trova in un edificio storico e dalla straordinaria bellezza: la rocca medioevale di Montefiorino.  Mi rendo conto che questo non basta. È necessario fare ricerca, dibattiti e coinvolgere le scuole.

Infatti ci attiveremo con seminari e incontri durante tutto l’anno. Credo sia necessario evitare, anche se non è facile, di parlare di resistenza solo nelle ricorrenze in aprile.

Lo stesso vale per l’Olocausto: troppo spesso questo tema viene affrontato solo quando ricorre il ‘Giorno della memoria’.

Parliamo anche degli altri tuoi impegni. Hai concluso lo spettacolo teatrale ‘L’ultima notte a Montefiorino’, in collaborazione con Enrico Salimbeni…

Abbiamo portato in giro per l'Italia la storia di queste valli. Si tratta di un monologo teatrale che si intitola proprio ‘L'ultima notte a Montefiorino’. Il testo non é solo una storia partigiana, ma un racconto che entra dentro la psiche di chi, pur sapendo di essere dalla parte giusta della storia, ha dovuto affrontare le terribili conseguenze della guerra.

Altri programmi?

Probabile un altro spettacolo con Salimbeni e chissà, forse un romanzo.

 

2 COMMENTS

  1. Complimenti Matteo però lo sai bene anche tu tutte le gente uccisa dai partigiani comunisti e non ma la maggior parte era comunista durante e dopo la guerra per molti anni . Volevamo lo stalinismo.. il Partito comunista a fatto uguale ai fascisti o peggio io non sono di parte però o letto molti libri e parlato con tanta gente della montagna e si bene quello che dico. Scusa per l’intervento magari un giorno ci vedremo e faremo un confronto storico mi piacerebbe sapere cos’è che non so .. la saluto

    • Firma - Ferri Gianluca
  2. I miei complimenti anche a nome della comunità che rappresento al carpinetano Manfredini per il suo nuovo prestigioso incarico assunto che sono sicuro porterà avanti con impegno e competenza.
    Matteo, funzionario della Comunità Europea di lunga data, a Bruxelles ha curato un museo dove anche Carpineti ha contribuito con un reperto storico della scuola elementare di Casteldaldo.
    Come il periodo impone, Auguri di buone feste a Matteo, allo staff e ai lettori di Redacon.

    • Firma - Tiziano Borghi